Protestano i degenti della Rsa di via Baroni: «Siamo penalizzati, detrazioni troppo basse»

«Abbiamo finalmente incontrato la Regione, che ci ha detto che la questione sarà risolta a novembre, con la pubblicazione delle linee guida sul 730 elettronico, che conterrà anche precisazioni interpretative della delibera di giunta regionale

rsa_via_baroni«Abbiamo finalmente incontrato la Regione, che ci ha detto che la questione sarà risolta a novembre, con la pubblicazione delle linee guida sul 730 elettronico, che conterrà anche precisazioni interpretative della delibera di giunta regionale 26316 del 21/03/1997. Speriamo che con quest’atto la questione si risolva definitivamente, senza più penalizzarci». Lo ha detto il 9 settembre scorso Annamaria Zucchi, parente di una degente della Rsa della Coospelios di via Baroni 57/a, dopo aver incontrato i dirigenti della Regione.

L’oggetto della richiesta fatta ufficialmente dalla signora Zucchi è stata: «Quali voci di spesa e quindi quanto della retta mensile dei degenti di una Rsa è riconducibile a spese sanitarie e quanto a quelle per l’ospitalità?». Una questione non da poco, visto che in base al principio di deducibilità, che vale per tutti i contribuenti italiani, le spese sanitarie possono essere scalate dalle tasse. Per questo la legge impone alle Rsa di rendere esplicito quale percentuale della retta è stata destinata a queste spese. Ma ogni struttura, a quanto pare, fa come crede, determinando un differenza di costi per gli ospiti molto significativa. E, in questo quadro, la Coospelios di via Baroni non è certo tra quelle che, a torto o a ragione, favorisce i propri degenti.

È questo infatti quello che hanno scoperto un gruppo di parenti dei degenti della Rsa del Gratosoglio, alle prese con detrazioni sempre più esigue. A seguito di un’indagine telefonica, compiuta su 16 strutture per anziani di Milano e dintorni, è emerso che le percentuali di spese sanitarie sulle rette sono molto diverse.

Ognuna delle Rsa interpellate – e con ogni probabilità tutte le strutture di Lombardia – interpreta la normativa regionale e quella fiscale come vuole, inserendo nel computo delle spese, evidentemente, le voci che ritiene più opportune. Allora accade che una Rsa imputi alle spese sanitarie l’82, un’altra il 35% dei costi della retta, una ci applichi l’Iva, un’altra non lo faccia. Tutto questo senza che la Regione Lombardia, contravvenendo ai compiti attribuitigli dallo Stato e dalle sue stesse normative, abbia finora esercitato il doveroso controllo, né tantomeno preoccupandosi di fare chiarezza.

In questa situazione di incertezza Coopselios Baroni per gli anni 2010, 2011, 2012 e 2013, ha certificato una spesa sanitaria per i propri degenti oscillante tra il 35 e il 40%. Una percentuale apparentemente bassa per la cura di persone non autosufficienti, incomprensibile se paragonata alle altre strutture milanesi.

Inoltre ha applicato l’Iva al 4% anche sulle spese sa- nitarie, nonostante la legge (Dpr 633/72 artt. 10 e 15) le ritenga esenti. Un aggravio di spesa in termini di mancata deducibilità, afferma Roberto Camia, pa- rente anch’egli di un degente della Rsa Baroni, molto significativa: «Su una retta media annua di 28.500 euro, con aliquota Irpef al 27%, la differenza in tasca dei ricoverati fra una detraibilità del 35% e una dell’80%, che applica per esempio la Residenza Ambrosiana di via Olgettina, è di 3.540 euro. Una cifra che in molti casi determina le condizioni per una vita molto più problematica, cosa che per degenti non autosufficienti non è certo indifferente». Durante l’incontro del 9 settembre i dirigenti della Regione, non hanno potuto fare a meno di prendere atto della grande difformità di interpretazione della norma regionale e di come quella di Coopselios sia «estremamente restrittiva». Coopselios però si difende affermando che la diversa ripartizione delle spese potrebbe essere attribuita alla diversa natura societaria delle strutture, alla tipologia di pazienti e alla imputazione sotto il capitolo spese sanitarie di voci diverse.

Per l’anno fiscale 2014 Coopselios ha applicato il 65%, dopo una telefonata di un funzionario della Regione. Iniziativa intrapresa dopo che il gruppo di parenti dei degenti nel gennaio scorso si era rivolto al vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi, chiedendole di fare chiarezza sulle differenze di applicazione delle aliquote di deducibilità e di applicazione dell’Iva sulle spese sanitarie. A seguito di questa iniziativa, nel maggio scorso, Coopselios ha anch’essa scritto alla Regione, per chiedere un pronunciamento definitivo sulla questione, senza il quale, ha annunciato tra lo sconcerto dei parenti, ritornerà ad applicare le modalità di contabilizzazione degli anni precedenti, quindi tra il 35% il 40%. Ma dal Pirellone fanno sapere che i chiarimenti richiesti da Coopselios li deve dare l’Agenzia delle Entrate. Un rimpallo di responsabilità, che unito ai tempi lunghissimi di risposta delle istituzioni – i primi contatti risalgono a oltre un anno fa – rischia di penalizzare di nuovo i degenti.

«Aspettiamo fiduciosi le linee guida della Regione – ha concluso la signora Zucchi –. Stiamo valutando, come suggeritoci dai dirigenti stessi della Regione, di fare un’istanza al Ministero della Sanità per chiedere che l’intera retta sia detraibile poiché, date le condizioni di grave disabilità delle persone ospiti, le RSA secondo noi svolgono attività socio sanitarie al 100% e chi è ricoverato non lo è certo per usufruire di prestazioni alberghiere di nessun genere».

Stefano Ferri

(Settembre 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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