Protratta fino all’8 gennaio “Arbor” la mostra sul Sacro dell’artista contemporaneo Federico Guida

Per l'interesse destato nella critica e nel pubblico, la mostra “Federico Guida. Arbor" prosegue fino all’8 gennaio 2023 nella Sala del Collezionista e nel Quadriportico dello splendido Chiostro seicentesco della Fondazione Stelline di Milano (uno

Per l’interesse destato nella critica e nel pubblico, la mostra “Federico Guida. Arbor” prosegue fino all’8 gennaio 2023 nella Sala del Collezionista e nel Quadriportico dello splendido Chiostro seicentesco della Fondazione Stelline di Milano (uno tra i più belli di Milano). Un’ambientazione suggestiva che fa risuonare maggiormente il valore delle opere, instaurando un muto dialogo fra le potenti installazioni pittoriche dell’artista e lo spirito del luogo permeato di mistico raccoglimento.

La mostra (ingresso gratuito) presenta la produzione più recente dell’artista milanese, classe 1969. E come ci ricorda il curatore Mimmo Di Marzio si inserisce brillantemente in un filone di ricerca che – tra pittura, filosofia e scultura – vede in questi tempi anche l’arte contemporanea esplorare il tema del sacro che, non ricerca mai il “religioso”, quanto tensione verso l’Assoluto, trovando ispirazione – nel caso di Guida – nel tema della croce che ha sempre affascinato i più grandi artisti con differenti linguaggi espressivi.

Il titolo della mostra Arbor prende il nome dalla parola latina significante albero. L’albero come la croce è profondamente radicato nel suolo e al tempo stesso indirizzato verso il cielo. La croce, simbolo per eccellenza della sofferenza nella vita umana. Paradosso estremo del Dio che si fa uomo e che muore per restituire al mondo la Vita. La salvezza eterna. Dio rivitalizza un albero già tagliato da mano d’uomo e fatto segno di morte, e lo ripianta, ne fa un “albero di vita”. La suggestione della croce è tutta in questa bipolarità di contrasti: vicinanza-lontananza di Dio con l’uomo. Morte e rinascita. Le croci, come ci racconta l’artista, sono nate dopo un lungo coma in seguito ad un serio incidente su un dirupo montano, incidente che miracolosamente non ha avuto conseguenze tragiche. Le otto croci di Federico Guida sembrano abbattersi sul visitatore con tutto il loro drammatico peso, fisico e simbolico.

Per quanto sagomate come i crocifissi medioevali (rimandano ai crocifissi di Giotto e Cimabue conservati a Firenze) le otto croci di Federico Guida ne sono solo una citazione, rivista in una chiave assolutamente contemporanea. Le opere esposte sono delle croci di legno ricavate dai resti di una Pieve, sono la base su cui sono applicati dipinti a olio su lino. Ogni croce ha un dipinto importante al centro, poi lo sguardo si perde nella vastità dei dettagli (altri dipinti più piccoli disposti con una precisa simmetria), in una impressionante ricerca di particolari che danno alla narrazione pittorica uno straordinario supplemento di lettura. Mentre in alto c’è sempre qualcosa che racconta di un’ascendenza, della tensione verso l’Assoluto contrapposto alle immagini orizzontali della carnalità del quotidiano. Immagini di storia sacra come la Pietà, la Crocifissione, la Maria Maddalena. Ma anche immagini di galassie, nebulose, eclissi fino a un’arnia di api, simbolo di vita.

Opera complessa, questa di Guida, vivida di colore, pittura dal realismo drammatico e al tempo stesso di dirompente forza visionaria intessuta di preziosismi pittorici, “inquadrature” di taglio teatrale, intrecciata di suggestioni caravaggesche, ma anche di echi di Francis Bacon (la crudezza delle carni tormentate, accartocciate nello sforzo di una posizione innaturale e dolorosa, come d’altronde doloroso è il vivere) dove giganteggia imponente, altissima, sfolgorante la Croce, terribile e assoluta. La Croce diventa in questo modo il legame tra l’umano e il divino, il materiale e lo spirituale, le tenebre e la luce, la morte e la vita, l’alto e il basso, la lunghezza e la larghezza. Un solenne memento mori e insieme un inno alla rinascita.

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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