Psicosi del rifugiato in via San Paolino

Alla fine è successo anche a Milano, dalle nostre parti, in via San Paolino. Dopo Cologno Monzese, dove in questi giorni un gruppo di giovani ignari turisti inglesi in visita a Expo è stato scambiato

Alla fine è successo anche a Milano, dalle nostre parti, in via San Paolino. Dopo Cologno Monzese, dove in questi giorni un gruppo di giovani ignari turisti inglesi in visita a Expo è stato scambiato per una “folla” di rifugiati, scatenando il panico tra i benpensanti, anche al quartiere Sant’Ambrogio è successa la stessa cosa. E’ stata sufficiente la chiusura della scuola della via, per dare la stura alle voci che “arrivano i rifugiati”, amplificata di bocca in bocca o, ora molto più efficacemente, attraverso il tam tam incontrollato dei social media. C’è stato anche un piccolo incendio sospetto alla scuola, fortunatente sedato velocemente.

Insomma il consueto mix di paura, ignoranza e odio, perché, ammettiamolo, passano i secoli, ma come dice il Manzoni “Ne’ tumulti popolari c’è sempre un certo numero d’uomini che, o per un riscaldamento di passione, o per una persuasione fanatica, o per un disegno scellerato, o per un maledetto gusto del soqquadro, fanno di tutto per ispinger le cose al peggio”.

Di certo fa una impressione e tristezza notare come di fronte a quanto sta accadendo in questa calda estate, con migliaia di rifugiati che scappano dalla guerra, rischiando la vita e lasciando tutto per un briciolo di speranza velleitaria di una vita migliore, si possa cinicamente dire “non li vogliamo sotto casa nostra”.  Come si possa sapere di centinaia di morti annegati, soffocati, di stenti o a forza di botte, e rimanere  indifferenti, temendo anzi che qualche – eventuale – decina di disperati insediata nei pressi di casa nostra possa guastare irrimediabilmente la nostra vita di fortunati occidentali. Come sia possibile anche solo immaginare che questa tragedia epocale a cui stiamo assistendo, per ora, dalle poltrone del nostro tinello debba, né ora né mai, riguardarci o possa, nel caso, essere risolta con un muro o con il vociare di un comitato dei cittadini. Misteri dell’animo umano e della psicologia delle masse.

In ogni caso, per adesso, rassicuriamo gli allarmati: la scuola di via San Paolino verrà demolita perché in pessime condizioni e non ospiterà alcun rifugiato. Gli scolari saranno spostati nell’istituto di via De Nicola, a poche centinaia di metri. Il presidente del Consiglio di Zona 6 Gabriele Rabaiotti, interpellato sulla questione, ha tenuto a precisare che “chi diffonde voci allarmistiche non verificate o peggio ancora lo fa in modo strumentale è responsabile sotto tutti i punti di vista di procurato allarme sociale, dell’impatto pesante che questo ha sui cittadini e sull’ordine pubblico e, non ultimo, dei costi diretti”.

In attesa della demolizione, il CdZ 6 a settembre aprirà un bando per l’uso della palestra della scuola da parte di associazioni culturali e sportive.

Stefano Ferri

(Agosto 2015)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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