L’attesa e la difficoltà di vivere il presente nei romanzi di Bufalino e Barnes

Tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta un momento in cui abbiamo dovuto affrontare l’attesa di un evento già deciso, che ci avrebbe potuto cambiare la vita. Poteva essere l’attesa del primo giorno di lavoro,

Tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta un momento in cui abbiamo dovuto affrontare l’attesa di un evento già deciso, che ci avrebbe potuto cambiare la vita. Poteva essere l’attesa del primo giorno di lavoro, oppure di un matrimonio o, ancora, l’attesa di un intervento chirurgico dall’esito incerto. Quanti pensieri, riflessioni, paure e speranze nei giorni che precedevano l’evento. Ma cosa si prova quando ci si trova ad attendere il momento della propria morte? Di un destino già deciso che sappiamo già con quali modalità avverrà? Tale attesa la può conoscere solamente chi l’ha provata, non la si può immaginare. Oppure sì. Solo un poeta, o uno scrittore eloquente può riuscire a descrivere il turbine di pensieri, ricordi, incubi, che occupano il tempo di chi sa che sta per morire. Solo un poeta o uno scrittore è in grado di creare un’atmosfera che immerge il lettore in questo spazio inquietante di immaginazione e angoscia.

Prendiamo due libri molto diversi tra loro, due storie in cui gli autori entrano nella mente dei protagonisti e ci rivelano i pensieri di un momento della vita in cui tutto sembra essere alla fine: “Le menzogne della notte” di Gesualdo Bufalino e “Il rumore del tempo” di Julian Barnes. In entrambi i libri, i protagonisti sono condannati a morte (o almeno così credono) e attendono il momento della loro esecuzione. In entrambi i libri, l’attesa è di notte, un momento della giornata che induce al ricordo, alla riflessione e al bilancio. Il sentimento che emerge principalmente, come è facile immaginare, è la paura. Ciò che distoglie dalla paura, è il rifugiarsi nel ricordo e nel passato.

In Le menzogne della notte, i condannati sono quattro ribelli prigionieri in carcere che trascorrono l’ultima notte raccontandosi la storia della propria vita. Ogni racconto viene interrotto, riportando la coscienza al presente, dai rumori della costruzione del patibolo nel cortile sottostante.

In Il rumore del tempo il protagonista è Dmitri Shostakovich e tutta la narrazione è una biografia fedele del famoso compositore russo. Dopo essere stato accusato di essere nemico dello Stato, a seguito di un clamoroso insuccesso di una sua opera, la Macbeth del Distretto di Mcensk, non gradita a Stalin, Shostakovich trascorre dieci notti sul pianerottolo di casa in attesa che la polizia venga ad arrestarlo. La convinzione sul suo destino e l’attesa nel silenzio gli provocano una paura che viene alleviata solo dal ricordo del suo passato. Il flusso di pensieri è interrotto dal rumore ricorrente dell’ascensore che lo riporta al presente e al pensiero del suo imminente arresto.

Nei due libri, l’attesa è il momento del bilancio, che può essere sincero oppure ingannevole. L’attesa è lo stato d’animo che accompagna la narrazione, ma è anche un pretesto per stimolare il ricordo. E il ricordo serve ad illudersi di essere in un altro luogo e in un altro tempo.

Quante volte ci fermiamo a riflettere sul nostro passato, sulla nostra vita e cerchiamo di trarre un bilancio? Nella nostra quotidianità frenetica, piena di impegni, obbligati o scelti, di tempo per pensare ne abbiamo sempre poco. E ci sembra sempre di essere in attesa di qualcosa, di un futuro migliore, diverso, che ci porti delle soddisfazioni, delle gioie. Questi due libri ci regalano molti spunti di riflessione. Li lasciamo al giudizio di chi li vorrà leggere.

Qui ci limitiamo a suggerire solo due aspetti interessanti che i due libri sembrano volerci insegnare. Primo, non aspettiamo di essere alla fine per volgere lo sguardo al passato, il nostro passato ci potrebbe tornare utile oggi. Secondo, non viviamo in attesa di un futuro migliore, cerchiamo di vivere meglio il presente. Due semplici suggerimenti che potrebbero permetterci un giorno, guardandoci indietro, di essere soddisfatti di noi e del nostro passaggio nel mondo.

Traduttrice di professione, redattrice per hobby, promotrice di eventi culturali e sociali in collaborazione con diverse associazioni di zona. Convinta che la cultura e la socialità siano un'accoppiata vincente per rendere la vita quotidiana più interessante. Che portare avanti progetti insieme generi unione e partecipazione. E che dovere di ogni persona sia sempre il rispetto delle altre persone, degli animali, dell'ambiente e anche degli oggetti. Perché facciamo tutti parte dello stesso mondo e abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri.

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