Reportage dal Guatemala: Dietro la bellezza per i turisti un’incredibile povertà

Stando in Guatemala, specificamente in un’ area rurale, mi capita spesso di fermarmi a pensare alla povertà, perché ne sono a contatto tutti i giorni. Perché scuote e molte cose sono difficili da accettare. Ho

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Stando in Guatemala, specificamente in un’ area rurale, mi capita spesso di fermarmi a pensare alla povertà, perché ne sono a contatto tutti i giorni. Perché scuote e molte cose sono difficili da accettare. Ho deciso di parlarne perché sono successe diverse cose che mi hanno fatto riflettere e le sensazioni che ho avuto sono state forti e contrastanti tra loro. Perché le contraddizioni sono tante, ovunque, anche qui.

Ribadisco che mi trovo sul Lago Atitlan, uno dei più belli del mondo e che consiglierei a tutti di visitare almeno una volta nella vita. È un posto magico e stupendo, un lago meraviglioso, le montagne, i vulcani, i boschi, la natura rigogliosa. Si può davvero trovare la pace dei sensi. Una delle cose che però mi sono chiesta, nell’ultimo periodo più che mai, è se chi viene a visitare questo posto si rende conto, di quello che c’è qui. Turismo a parte. La mia risposta è no. E questo io lo sto vivendo come una delle grandi contraddizioni di questo posto e quindi di questa esperienza.

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Ci ho pensato qualche giorno fa, tornando a casa dal lavoro dopo essere venuta a conoscenza di una delle ennesime situazioni problematiche di uno dei bambini che frequentano il centro dove lavoro, pervasa dalla tristezza e da un senso di impotenza. Ho anche incontrato un turista che dopo aver visitato qualche mercato in giro per il Guatemala mi ha detto «sono pieni di cibo, frutta bellissima, di certo non muoiono di fame qui!». Io davanti a quelle parole mi sono completamente bloccata, inerme. Il bambino di cui parlavo ha 6 anni, rischia di perdere la vista per malnutrizione, inizia ad avere grossi problemi ai polmoni perché dorme per terra, in una casa che è una stanza in cui un angolo è la “cucina” (qualche pentola per terra) e un altro è il “dormitorio”, senza nemmeno un materasso. Non c’è il pavimento e il soffitto ha un buco bello grosso, per approfittare della luce del giorno, o della luna, dato che non c’è la corrente. È stato affidato al padre, che è alcolizzato e violento, mentre la sorella è stata affidata alla madre. Fortunatamente c’è la nonna che in tutta questa situazione di estremo disagio per lo meno si prende cura di lui, gli trova qualcosa da mangiare e gli lava i vestiti. E poi c’è il Centro Maya, che tra terapie ed educazione speciale lo assiste, senza però poter cambiare radicalmente la sua situazione familiare. E una volta uscito dal centro a casa deve tornare, sempre.

guatemala2Questa è solo una delle tante famiglie di quest’area che vive in queste condizioni e ha una storia travagliata. L’83% degli indigeni nelle aree rurali in Guatemala vivono in condizioni di povertà e il 47% in povertà estrema. L’81% della popolazione vive in condizioni di insicurezza alimentare e il Paese occupa la prima posizione in America Latina e la quarta a livello mondiale per malnutrizione cronica infantile. Questa è anche una delle principali cause della disabilità. In particolare nell’area dove mi trovo e lavoro, il dipartimento di Sololá, nella regione sud occidentale del paese, la prevalenza della popolazione è indigena. Qui si trova il 4,3% di persone con disabilità (la concentrazione più alta di tutto il paese) un tasso di povertà del 77%, di povertà estrema del 22% e di malnutrizione cronica del 72%. Ed è considerato uno dei posti più belli del mondo.

guatemala1Tutto questo è qualcosa di cui ci si dimentica, o non si vede, quando ci si concentra sulle bellezze di questo posto o sui luoghi più turistici del lago, dove si trovano corsi di yoga, reiki, meditazione, locali e posti in cui divertirsi. Ci tengo a parlare di queste cose perché è giusto ricordarsi delle persone che vivono qui e di quali sono le loro condizioni di vita. Fermarsi a pensare sarà scontato e banale, ma davvero ti fa dare un valore diverso alle cose e alla vita e questa esperienza per me è anche questo; è la possibilità di conoscere, di sentirmi smarrita a volte e trovare nuove strade da percorrere. La possibilità di scuotere profondamente la mia coscienza. E un poco mi piacerebbe scuotere anche quella dei lettori di Milanosud.

Elisa Paci

(Aprile 2016)

 

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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