Reportage dal Guatemala: «Il mio primo mese a San Juan La Laguna»

Il viaggio “Il viaggio è una predisposizione dell’anima” disse Marco Trovato, direttore della rivista Africa, al corso di formazione pre-partenza. E così, la mia anima mi ha portato a scegliere San Juan La Laguna, uno

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“Il viaggio è una predisposizione dell’anima” disse Marco Trovato, direttore della rivista Africa, al corso di formazione pre-partenza. E così, la mia anima mi ha portato a scegliere San Juan La Laguna, uno dei 12 paesini del Lago Atitlàn, in Guatemala, uno dei laghi più belli del mondo. Non ho scelto propriamente un viaggio “zaino in spalla” come si suol dire, ma un’occasione per lavorare in un paese straniero e per accostarmi alla cooperazione internazionale: il servizio civile nazionale all’estero.

L’Ong che mi ha dato questa opportunità è il COE, Centro Orientamento Educativo, che da anni si impegna in Italia con interventi di educazione interculturale e all’estero con progetti di cooperazione internazionale.

Il mio ruolo qui è di supporto organizzativo a diverse attività. Mi occuperò dello sviluppo di un ufficio di progettazione e raccolta fondi al Centro Maya Servicio integral, l’Ong locale con sede a San Juan La Laguna, che da anni si occupa di dare supporto a bambini e ragazzi con disabilità e ai loro genitori e di organizzare attività culturali all’interno di Alma de Colores, il progetto di inclusione lavorativa per persone disabili. Lavorare in un paese straniero, lasciando il posto sicuro della propria casa, permette di conoscere ancora più in profondità se stessi e la cultura in cui quel paese si trova, ed è uno dei modi migliori per integrarsi.

Appena arrivati si viene subito travolti dall’atmosfera latino americana: le persone ti salutano quando ti vedono per strada, si respira un’innata allegria tra i rumori, i colori, i profumi e gli odori nuovi. Una delle cose più belle è che c’è musica ovunque, anche sui mezzi pubblici. In questa zona, il dipartimento di Sololà, è presente una grande quantità di popoli indigeni di origine Maya, profondamente legati alla natura e abituati a seguirne i ritmi. La lingua parlata è lo tzutujil, ma la maggior parte di loro conosce bene anche lo spagnolo. Indossano ancora abiti tradizionali fatti a mano, dai mille colori e decorazioni, e ne sono molto orgogliosi. La grande protagonista è la natura: il contatto con essa è inevitabile e tutto sembra essere in armonia.

La disabilità

Il lavoro a contatto con persone che hanno disabilità diverse è una delle cose più interessanti. I loro trascorsi sono molto difficili e il loro presente non è da meno, ma lottano tutti i giorni per ricordare al mondo che esistono e che di capacità ne hanno molte. Qui le persone che nascono con una disabilità – visiva, fisica, sensoriale – sono completamente escluse dalla vita sociale del paese e molte vivono in povertà e in contesti familiari difficili. Non vanno a scuola né al lavoro, non possono partecipare e contribuire alla vita economica della famiglia ed essere indipendenti, non solo perché la loro disabilità non lo permette, ma per le barriere sociali che gli vengono imposte.

Centro Maya, Alma de Colores e tutte le realtà che si occupano di disabilità lottano tutti i giorni perché queste barriere vengano infrante e perché chi ha una disabilità, qualunque essa sia, possa inserirsi nella società e abbia la possibilità di autodeterminarsi.

Il progetto: Alma De Colores

Alma de Colores punta all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Nato dalla collaborazione tra l’Ong COE e Centro Maya Servicio Integral, Alma de Colores si avvale di due laboratori, uno di artigianato e uno di panetteria, attraverso i quali i ragazzi possono trovare il loro posto nella società, imparare un mestiere ed essere autosufficienti. Il laboratorio di panetteria è stato ora inglobato da un ulteriore progetto, il Cafè y Comedor. Oltre alla produzione di pane, due giorni alla settimana, i ragazzi impareranno a gestire il lavoro con la propria disabilità come cuochi, e camerieri, nella gestione della cucina e della clientela.

L’inaugurazione che ha avuto luogo il 10 ottobre scorso, ha riscosso un enorme successo e ha visto la partecipazione di almeno un centinaio di persone, tra cui le autorità locali e le realtà che si occupano di disabilità nella zona.

Il Cafè y Comedor sarà anche il luogo per sviluppare attività con le scuole, eventi culturali come cineforum, collaborazioni con giovani artisti di San Juan e… molto altro, le idee sono tutte in cantiere. Come si dice qui “poco a poco se hace todo” (piano piano tutto si fa).

Testo e foto di Elisa Paci

(Novembre 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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