“Ri-formare Milano” nei progetti degli studenti del Politecnico

“Ri-formare Milano” è un interessante progetto presentato alla Triennale di Milano che, purtroppo, ha avuto un tempo breve di esposizione (15 luglio-31 agosto). Chiusa la mostra restano le proposte che gli studenti del Politecnico di

image“Ri-formare Milano” è un interessante progetto presentato alla Triennale di Milano che, purtroppo, ha avuto un tempo breve di esposizione (15 luglio-31 agosto). Chiusa la mostra restano le proposte che gli studenti del Politecnico di Milano hanno elaborato per il recupero e il risanamento di immobili in disuso. Molte le idee lanciate per dare un diverso assetto a lembi di città abbandonati da anni all’incuria e al degrado.
Per un intero anno accademico, circa duemila studenti della Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano e i loro docenti, suddivisi in circa 40 laboratori e corsi di progettazione, hanno lavorato per studiare come rimettere in circolo, con usi permanenti o temporanei, aree ed edifici in stato di degrado e abbandono, di proprietà pubblica e privata. L’iniziativa si colloca tra gli impegni della Scuola che si propone, in dialogo con il soggetto pubblico, come luogo di sperimentazione progettuale per il territorio urbano milanese. «Zero consumo di suolo pubblico e recupero di tutti gli spazi – ha spiegato a nome del Comune che ha partecipato al progetto, l’assessora all’Urbanistica e vicesindaco Lucia De Cesaris, – La collaborazione con il Politecnico è molto importante, la continueremo anche nel prossimo anno. Speriamo che il lavoro degli studenti possa ispirare anche gli operatori edili». Su mappa realizzata dal Comune, gli studenti hanno concentrato il loro lavoro di studio e progetti su dodici immobili tra edifici e aree abbandonate: dall’ex cinema Maestoso di corso Lodi all’ex Macello e Borsa delle carni con le tre palazzine Liberty di viale Molise, tutti costruiti tra il 1912 e il 1924. Dalla Torre Galfa di via Galvani firmata da Melchiorre Gioia nel 1956 al Garage Sanremo inserito in un dedalo di viuzze in centro, già Foro della città romana. Si va dall’enorme spazio della caserma Rubattino ai lembi di parco agricolo di Porto di Mare a sud del Corvetto. Da “Case bianche” palazzoni costruiti da Aler negli anni ’70 di viale Mecenate-via dei Pestagalli alle ex aree industriale-artigianale di via Lamarmora-via Orti. Dagli edifici e spazi lasciati al degrado di via Monneret De Villard a Corso XXII Marzo a ripa di Porta Ticinese.
Gli studenti hanno lavorato con entusiasmo e passione: hanno fatto sopralluoghi nelle aree prese in considerazione, studiando la storia della città, attenti a non stravolgere il contesto circostante. Hanno progettato interventi per dotare gli edifici di tecnologie sostenibili, ridisegnato nuove facciate, ridato assetto razionale agli spazi inutilizzati. Tenendo sempre presente la consegna: riportare a nuova vita il patrimonio esistente senza abbattere e senza consumo di suolo pubblico. Risultato: sono scaturiti oltre cento progetti per il recupero di dodici spazi abbandonati e in degrado. Cento idee per migliorare Milano. Interessante la collaborazione tra il Comune e l’Università. Il coinvolgimento e il contributo che hanno dato i giovani futuri architetti fanno ben sperare nelle nuove generazioni, più sensibili all’ambiente, capaci di imporre un nuovo e più rispettoso modo di costruire le città.
Lea Miniutti

Elisa Paci, 24 anni, laureata in Comunicazione e Società (Scienze Politiche), blogger e fotografa, ha uno spirito internazionalista, che la porta a viaggare a Milano e nel mondo, in aiuto di chi non ce la fa, siano persone, interi popoli o piccole redazioni digitali. Per lei il reaggae è il massimo.

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