“Riaprire i Navigli: nuova aria per Milano”

«È bello al mattino quando apri le finestre respirando l’aria fresca del Naviglio e l’odore dell’acqua che lava i giardini. Si sente fresco, una frescura ventenne». Con queste parole Alda Merini, la poetessa dei Navigli,

«È bello al mattino quando apri le finestre respirando l’aria fresca del Naviglio e l’odore dell’acqua che lava i giardini. Si sente fresco, una frescura ventenne». Con queste parole Alda Merini, la poetessa dei Navigli, descriveva quel che le si spalancava di fronte dalla sua casa sui Navigli milanesi. Oggi forse non è così per molti che abitano in quella stessa zona. Ma potrebbe essere diverso? Sì, potrebbe. E non tanto – o non solo – in quella parte di Milano ma anche, e soprattutto, nel resto della città. Questo è uno degli obiettivi dell’iniziativa lanciata da Roberto Biscardini, architetto, ex politico, presidente dall’associazione da lui creata “Riaprire i Navigli”.

Riapertura_navigliL’operazione a prima vista potrebbe sembrare irrealizzabile, per le difficoltà economiche e la conformazione attuale della nostra città. Ma secondo l’architetto non è così: lo ha annunciato il 23 febbraio scorso, presentando il suo libro sul tema, con accanto la vicesindaco Lucia De Cesaris e il governatore Roberto Maroni. Che si sono detti possibilisti. Allora, per fare chiarezza, abbiamo incontrato proprio Roberto Biscardini.

Cosa si intende per riaprire i Navigli? L’architetto Biscardini afferma che questa è un’opera certamente nel segno della memoria e del passato ma, citando il noto archeologo Andrea Carandini, sostiene che il passato serve per progettare il futuro, e non per ripristinare ciò che non potrà mai più tornare. Dunque la riapertura dei Navigli è un’opera moderna, che vede l’acqua come forma di rigenerazione. L’acqua viene vista in un aspetto nuovo per Milano, ma non per i giovani d’oggi, che la possono già conoscere – in questo modo – nei loro viaggi: dal Nord al Sud America, fino alla penisola arabica e in molte parti del Nord Europa. L’acqua, dunque, come una risorsa: la chiave del cambiamento della città, il modo per costruire una nuova Milano.

Percorso e viabilità

Il progetto prevede la riapertura dei Navigli dalla Cassina de’ Pom fino alla Darsena. Il percorso, lungo 8 km, sarebbe tutto da realizzare nella sezione storica del vecchio alveo del fiume. Quest’ultimo, dunque, dopo aver percorso via Melchiorre Gioia fino ad arrivare al Tumbun di San Marco, attraverserebbe tutta la cosiddetta “Cerchia dei Navigli” – costeggiando il lato interno della città – fino a raggiungere il suo bacino. E da lì continuerebbe il suo naturale cammino, lungo il Naviglio Pavese o il Grande. Un progetto che non può essere pensato senza modificare la città, la sua forma e la riorganizzazione della viabilità. Ma immaginando, anche, maggiori pedonalizzazioni e minor traffico. Infatti la circolazione delle macchine, e dei mezzi in generale, sarebbe sostenibile sulla cerchia parallela e più esterna a quella dei Navigli, nonché lungo la Cerchia dei Bastioni.

Inoltre, bisogna contare che sotto la Cerchia dei Navigli è previsto il passaggio della linea 4 della Metropolitana. In questo quadro il progetto è definito compatibile ed è, quindi, premessa per una riduzione del traffico senza causare problemi ai cittadini. Bisogna aggiungere che il percorso del Naviglio non andrà a occupare tutto lo spazio stradale oggi presente, ma solo una parte di esso. La circolazione dei mezzi stradali – almeno in una corsia – sarà garantita.

Competenze e finanziamenti

L’opera, come si è detto, della lunghezza di 8 km, ha un costo stimato di 150 milioni di euro paragonabile, dice Biscardini, al costo di meno di un km di metropolitana. Dunque, continua l’architetto, il costo in sé non è molto significativo, ma ciò che è davvero importante riguarda la qualità del progetto architettonico, visto che si entra nel centro storico cittadino. Ecco perché le competenze sono molteplici e saranno fondamentali la cooperazione e il coordinamento tra le istituzioni interessate: Regione Lombardia, Comune di Milano e Consorzio Villoresi. È molto probabile che l’associazione prepari nelle prossime settimane un accordo di programma sul quale tutti gli enti si impegnano a evidenziare le problematiche del progetto e a discuterle insieme. Criticità che potranno essere urbanistiche, idrauliche ma non finanziarie. Biscardini, infatti, afferma che l’opera è autofinanziabile e non dovrà pesare sul sistema pubblico. Essa potrà essere sostenuta attraverso: project financing, cioè investitori privati; sottoscrizioni popolari e fondi europei. Infine, quest’intervento andrà a produrre ricchezza e, aggiunge il suo primo sostenitore, deve essere visto non come un’opera pubblica, e quindi un costo, ma un investimento che possa portare guadagno e maggiore qualità della vita. Non per nulla lo slogan dell’associazione è “ci guadagneremo tutti!”.

Tempi e criteri di lavoro

Si è calcolato che i tempi di realizzazione del progetto – una volta che i lavori avranno inizio – dureranno all’incirca sei anni e si divideranno verosimilmente in due blocchi. Il primo riguarderebbe via Melchiorre Gioia. Un tratto abbastanza semplice da realizzare, dato che l’acqua è presente nel suolo sottostante fino alla Conca dell’Incoronata, zona Porta Nuova. Il secondo blocco interesserebbe la Cerchia dei Navigli, dove andrebbe riaperto il vecchio alveo e costruito il Naviglio. In questo modo si potrebbe all’interno di Milano l’acqua dell’Adda , il suo paesaggio e, appunto, la sua “ frescura ventenne”.

Per info sul progetto: www.riaprireinavigli.it

Oreste Sorace

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

Recensioni
2 COMMENTI
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    klement 25 Luglio 2015

    Pure la Roma imperiale di Mussolini doveva essere una rigenerazione verso un futuro radioso. Se si vuole creare a tavolino una città ideale tipo Palmanova o Sabbioneta, la si faccia nell’area Expo alla fine della fiera.
    Invece di fare un centro per snob in gondola scaricando il traffico verso l’esterno, cominciamo piuttosto a eliminare quelle porcherie dei cavalcavia di Monteceneri e Corvetto.
    Prima di fare conti utopici su quanto la navigazione ridurrebbe il traffico stradale, valutiamo la portata delle barche.
    Valorizziamo la memoria che c’è ancora, restaurando le conche ancora esistenti con acqua a ricircolo, mettendo pannelli esplicativi e semmai piazzando un blocco di granito ai Giardini di Santo Stefano per ricordare il Laghetto, che fu il primo a essere chiuso per motivi igienici

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      memento 23 Settembre 2015

      x citare la roma dei cesari; dai a cesare quel che e’ di cesare ossia ridai a milano la sua anima stuprata a fine ottocento,poi la grande milano delirante di mussolini e poi il boom economico che ha sacrificato i navigli x la viabilita’trasformando una citta’ bella come praga, vienna, amsterdam in un obrobio. ora forse usciremo dall’oblio con- industrie e + turismo.comunque una citta’ da vivere e chi rema contro puo’ sempre andaresene.

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