Ridateci le stelle

Laudato sie mi Signore per sora Luna e le stelle, in cielo l’hai formate, clarite et pretiose et belle.Così San Francesco, il patrono d’Italia, ringraziava per il cielo stellato nella prima poesia che è stata scritta

Laudato sie mi Signore per sora Luna e le stelle,
in cielo l’hai formate, clarite et pretiose et belle.

Così San Francesco, il patrono d’Italia, ringraziava per il cielo stellato nella prima poesia che è stata scritta in lingua italiana. Francesco aveva scelto di vivere nel palazzo con l’affresco più bello mai dipinto: la volta celeste. Confucio aveva suggerito l’immagine che “le stelle sono buchi sull’infinito”.

Tutto questo l’uomo moderno lo ha perso. Nessuno pretende, in una grande città come Milano che ha bisogno di illuminazione pubblica, di vedere quel bel cielo che vedeva Francesco con la via Lattea molto chiara e i pianeti, con le loro sfumature di colori. Però, si è passato il limite. In nome della sicurezza si è illuminato ogni anfratto della città. Non esiste più un angolo di buio. Il buio fa paura. Forse perché ci mette a contatto con l’ignoto, il mistero, tutto quello che noi non vediamo, non capiamo, non riusciamo nemmeno a vedere se esiste. Eppure dal buio nasciamo, passiamo nove mesi al buio prima di nascere, prima di venire alla luce; i semi al buio germogliano. Nel buio siamo a contatto con l’infinito. E infatti il buio ci regala le stelle, lo spettacolo che più di ogni altro ci fa sentire umili e parte di un tutto che è molto più grande, più profondo e più bello del nostro limitato orizzonte.

In una mia classe di seconda media, su 25 studenti, nessuno aveva mai visto la via Lattea, nemmeno in vacanza. L’illuminazione notturna è il più grande cambiamento fisico che l’uomo ha portato all’ambiente. Quante emozioni tramandate dai poeti sono oggi incomprensibili?

Basta pensare che l’ultima parola di tutte e tre le cantiche della Divina Commedia di Dante è la parola “stelle”.

Più vicino a noi Italo Calvino ci ha regalato il personaggio di Marcovaldo, un signore che vive con la sua famiglia in un appartamento di fronte a un’insegna pubblicitaria luminosa.

Scrive Calvino: “Per venti secondi si vedeva il cielo azzurro variegato di nuvole nere, la falce della luna crescente dorata, sottolineata da un impalpabile alone, e poi stelle che più si guardavano più infittivano la loro pungente piccolezza, fino allo spolverio della Via Lattea, tutto questo visto in fretta in fretta, ogni particolare su cui ci si fermava era qualcosa dell’insieme che si perdeva, perché i venti secondi finivano subito e cominciava il Gnac.

Il Gnac era una parte della scritta pubblicitaria Spaak-Cognac sul tetto di fronte, che stava venti secondi accesa e venti spenta, e quando era accesa non si vedeva nient’altro. La luna improvvisamente sbiadiva, il cielo diventava uniformemente nero e piatto, le stelle perdevano il brillio, e i gatti e le gatte che da dieci secondi lanciavano gnaulii d’amore muovendosi languidi uno incontro all’altro lungo le grondaie e le cimase, ora, col Gnac, s’acquattavano sulle tegole a pelo ritto, nella fosforescente luce al neon”.

Chi ha la fortuna di aver provato la vertigine di un cielo bianco di stelle o chi, magari in vacanza, ha avuto il piacere di sentire la differenza tra andare in giro in una notte di Luna piena e una di Luna nuova sarà interessato di sapere che c’è l’associazione Cielo Buio che in Italia riunisce associazioni, liberi cittadini, ricercatori, astronomi ed illuminotecnici che desiderano difendersi dall’inquinamento luminoso e portare avanti una battaglia culturale per razionalizzare l’illuminazione pubblica.

Sul sito si scopre che l’equazione illuminazione=sicurezza è una supposizione infondata. Infatti i dati di chi ha condotto delle ricerche per verificarla la smentiscono. È invece scientificamente provato che l’esposizione alla luce artificiale notturna è un fattore di stress del meccanismo di regolazione sonno-veglia e causa disturbi all’umore.

Specialmente la luce blu che è una componente ancora più forte in molte illuminazioni a Led introdotte di recente.

Le aree interessate a illuminazione notturna sono in costante crescita da decenni, perché è ancora diffusa la cultura che vede la luce notturna come elemento di progresso e non fa distinzioni su quanto e come. Non c’è ancora la consapevolezza diffusa che ci sono lampioni assolutamente irrazionali che sparano luce verso l’alto anziché limitarsi a illuminare la strada.

Non si fa caso all’assurdo di spendere soldi ed emissioni di CO2 per illuminare a giorno aree dove non passa nessuno o in orari come le quattro del mattino quando a essere illuminati sono solo i gatti forastici, che oltretutto sono dotati di visione notturna naturale. Purtroppo si apprende che il Comune di Milano negli ultimi anni ha speso molti milioni di euro per interventi di illuminazione senza seguire i moderni criteri scientifici.

Il sito riporta la normativa regionale (in Lombardia la legge 31 del 2015), nazionale e gli standard tecnici europei oltre che una sezione con consigli e procedure su come tutelarsi in caso di inquinamento luminoso. Vi si trovano anche specifiche tecniche sui prodotti, occasioni di approfondimento, notizie dal mondo.

A sostenere l’impegno di chi Cielo buio c’è senz’altro la poesia della notte stellata che guida l’uomo dalla notte dei tempi.

Van Gogh all’alba del 19 giugno 1889 dall’ospedale Saint-Rémy de Provence dipinge la sua celeberrima “Notte stellata” (prima immagine in alto). Van Gogh confidò al fratello che “la speranza è nelle stelle” e spiegò che le sue tante raffigurazioni notturne nascono da “un bisogno tremendo di religiosità, per questo alla sera vado fuori e dipingo le stelle”.

Sono un insegnante con la passione dei piccoli giornali: quella voglia di comunicare, riflessiva e pubblica, non filtrata dalle barriere all'ingresso dei grandi giornali. Complice la curiosità, peggio di quella dei gatti. Tengo un blog su Altervista che si chiama iltrenodelladomenica.

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