Ridiamo alle festività il loro genuino valore

Feste religiose e feste commerciali costellano il calendario e affollano le agende scolastiche: non rischiamo mai di dimenticarci che è arrivato il momento di comprare un regalo per i nostri cari. Se ce ne dimenticassimo,

Feste religiose e feste commerciali costellano il calendario e affollano le agende scolastiche: non rischiamo mai di dimenticarci che è arrivato il momento di comprare un regalo per i nostri cari. Se ce ne dimenticassimo, la pubblicità sarebbe pronta a richiamare la nostra attenzione sui comportamenti di rito che le feste canoniche richiedono da noi. Non che le feste siano una cosa nuova: le società più antiche prevedevano momenti rituali di cessazione delle attività lavorative e di svago collettivo. Le feste, comunque, sono necessarie: ridestano in noi la consapevolezza di appartenere a una collettività, di condividere con gli altri la stessa cultura. Chi normalmente si isola dalle celebrazioni di rito vive dissidi profondi: chi sceglie di andarsene via in solitudine mentre gli altri celebrano il Capodanno o di lavorare, mentre i vicini si trovano di fronte al tavolo di Natale, nasconde in genere una profonda insicurezza, ammanta dietro l’anticonformismo una profonda paura di perdere se stesso riconoscendosi negli altri. Le feste, oltretutto, sono per molti versi funzionali alla stabilità del contesto sociale in cui viviamo: la possibilità di sovvertire almeno per un giorno il normale andamento delle cose, stimola una più serena accettazione della vita e delle abitudini nel resto dell’anno. Ultimamente, inoltre, è sempre più diffusa l’esigenza di riscoprire il valore spirituale di feste come il Natale ed è avvertita dalle persone che sono religiose come da quelle che non lo sono. C’è chi trascorre le feste nei monasteri, c’è chi coglie l’occasione di aiutare gli emarginati. Diverse sono le famiglie che da anni, il giorno di Natale, accolgono persone sole alla loro tavola imbandita.

E’ vero che la coerenza di scelte di questo tipo dovrebbe avere il banco di prova nella quotidianità più che nei momenti di rito in cui tutti si sentono più buoni, ma è anche vero che le feste religiose hanno la funzione innegabile di riattivare la nostra coscienza morale in genere un po’ intorpidita. Un’ultima considerazione viene dalla constatazione di come la società italiana sia sempre più composita anche da un punto di vista etnico e religioso: le feste di origine cristiana, in cui celebriamo la coesione culturale della nostra società, non devono per questo diventare motivo di esclusione di quanti non condividono i nostri riti perché non condividono la nostra cultura. D’altro canto anche le feste che appartengono alle tradizioni di persone la cui cultura è minoritaria nel nostro paese meritano un sacrosanto rispetto.

Per finire, un grazie agli organizzatori di pranzi natalizi per i “soli” perché, come diceva Eliot, forse non è aprile ma dicembre il più crudele dei mesi.

Anna Muzzana

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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