“Riforma del Terzo settore, le opportunità per il no profit”

Milanosud organizza per il 24 novembre, alle ore 18,30, presso la Casa delle Associazioni di via Saponaro 20 l’incontro “Riforma del Terzo settore, le opportunità per il no profit”. Il senatore Roberto Cociancich che ha

, “Riforma del Terzo settore,  le opportunità per il no profit”


RiformaMilanosud organizza per il 24 novembre, alle ore 18,30, presso la Casa delle Associazioni di via Saponaro 20 l’incontro “Riforma del Terzo settore, le opportunità per il no profit”. Il senatore Roberto Cociancich che ha partecipato alla redazione della legge, l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino e il giornalista del periodico Vita, pubblicazione di riferimento del Terzo settore illustreranno e dibatteranno con il pubblico i vantaggi e e le opportunità della nuova legge. Modera l’incontro il direttore di Milanosud Stefano Ferri.

I quattro punti della legge in vigore dal 2018

Ci sono voluti oltre tre anni da quando, nell’aprile del 2014 al Festival del volontariato di Lucca, l’allora premier Matteo Renzi annunciò il disegno di legge delega sul Terzo settore. Con i recenti via libera alla delega e i successivi decreti legislativi finalmente è stato dato un riconoscimento giuridico a un settore vitale per il Paese. Il cerchio non è ancora del tutto chiuso, lo sarà solo con l’entrata in vigore del nuovo Registro nazionale (verosimilmente a inizio 2018), ma il percorso è tracciato. Cosa cambia dunque? Il perimetro della riforma è molto ampio (solo il nuovo codice conta 104 articoli), ma ci sono alcune linee guida che danno il segno di come questa norma potenzialmente possa cambiare il volto al Terzo settore italiano.
Primo. Con la nascita della qualifica di Ente del Terzo Settore (e la conseguente decadenza della qualifica fiscale di Onlus) viene definito il quadro civilistico. In precedenza il substrato legislativo degli Ets (Enti Terzo Settore) era costituito da un insieme incerto, lacunoso, frammentario e spesso incoerente di norme settoriali o territoriali. La stessa dicitura di ente non profit era una prassi comune e giornalistica senza alcuna corrispondenza legislativa.
Secondo. L’acquisizione della personalità giuridica degli Ets non è più una concessione statale. La nuova procedura è attivata dal notaio (senza alcun lasciapassare prefettizio) e si basa sull’iscrizione al Registro unico nazionale. Si tratta di una sorta di “privatizzazione”, di sottrazione al controllo pubblico ex ante della potestà istitutiva dei cittadini che intendono associarsi, che sotto il profilo culturale può essere definita “rivoluzionaria”.
Terzo. Dal punto di vista fiscale la riforma punta a distinguere con nettezza le attività commerciali da quelle non commerciali. Con questo criterio generale d’ora in avanti verranno valutati la natura e l’impatto dell’attività svolta.
Quarto. La qualifica di impresa sociale così come ridisegnata dalla riforma entra “ufficialmente” nel raggio di pertinenza del Terzo settore, che comincia così ad uscire dal luogo comune “dei buoni” e dalla funzione di “stampella” del pubblico, per essere riconosciuto come motore di sviluppo, produttore di coesione sociale e di valore economico.

Stefano Arduini

(Novembre 2017)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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