Rimosso il violento manifesto di ProVita contro la libera scelta legittima e consapevole delle donne

«Grazie alla grande mobilitazione, al lavoro di squadra e all'assessore Tasca l'orrido manifesto contro la libera scelta legittima e consapevole delle donne di Pro Vita è stato rimosso». È il messaggio conclusivo di Diana De Marchi,

«Grazie alla grande mobilitazione, al lavoro di squadra e all’assessore Tasca l’orrido manifesto contro la libera scelta legittima e consapevole delle donne di Pro Vita è stato rimosso». È il messaggio conclusivo di Diana De Marchi, consigliera Pd e presidente della commissione pari opportunità del Comune.  Battaglia vinta certo, ma resta l’amaro che in tempi così gravi per la pandemia da coronavirus si debba perdere tempo a far rimuovere  manifesti vomitevoli e idioti contro le donne.

Il cartellone degli antiabortisti contro la RU 486 era comparso la scorsa settimana su un muro in una strada del centro, in via Vigoni angolo via Mercalli, in pieno centro a Milano.  Con l’hashtag #dalla parte delle donne e sotto la firma, ProVita&Famiglia, l’associazione ultracattolica antiabortista non nuova a messaggi di questo tipo anche a Milano. Come ai primi  di febbraio, proprio all’ingresso della clinica ginecologica Mangiagalli di Milano, quando aveva  innalzato su un palo metallico un cartellone pubblicità anti-aborto.

Il manifesto dell’associazione ProVita aveva scatenato le proteste  delle associazioni femministe milanesi per l’attacco contro la pillola abortiva  RU486, paragonata al veleno. Da anni il dispositivo medico ha ottenuto  il riconoscimento dell’Aifa (Agenzia del Farmaco) per permettere alla donna incinta di abortire nel rispetto dei tempi previsti dalla Legge 194 (entro le dodici settimane) senza dover subire l’intervento di raschiamento e il conseguente day hospital.

La risposta di Diana De Marchi non si era fatta attendere su Facebook: «Ho scritto a tutti i referenti, resta sempre il tema purtroppo che il Comune può intervenire solo sui nostri spazi, adesso verifichiamo, ci siamo già attivati per farlo rimuovere perché è inaccettabile: la libertà delle donne va rispettata sempre, loro sanno scegliere in modo consapevole e responsabile, nel rispetto della legge»

“La pillola abortiva come la mela avvelenata di Biancaneve: rimosso il manifesto shock di ProVita a Milano” È il titolo dell’articolo della giornalista  Zita Dazzi pubblicato ieri su laRepubblica, il terzo in pochi giorni. Ne hanno scritto in merito diversi giornali, tra cui La Stampa, Milano Today,  Il Corriere della Sera? Sembra tacere.

Il 6 dicembre “La casa delle donne” aveva denunciato: «Non ci sono parole per descrivere questo vergognoso manifesto pubblicitario affisso a Milano in via Vigoni angolo via Mercalli. Si tratta di una indegna menzogna e di una grave violazione del corpo e della dignità delle donne. L’ennesima violenza che non siamo disposte a tollerare! Chiederemo chi ha autorizzato questa affissione e siamo pronte a un’azione significativa che faccia sentire la nostra voce contro questo abuso».

In uno dei tanti post a sostegno della denuncia della “Casa delle donne” si legge  «a mio parere è ancora più offensivo nei confronti di tutte quelle donne che hanno combattuto per il diritto all’aborto e nei confronti di tutte quelle donne che sono morte (e tutt’oggi muoiono in Italia e nel mondo) quando questo diritto viene sistematicamente negato». In un altro post si giudica «aberrante e anche pericolosa questa affissione per le immagini che interpretano l’aborto come una conseguenza mortale della lussuria femminile (pomo quindi tentazione e peccato mortale). Questo cartellone assieme a molte altre esternazioni discriminatorie (si veda ultimi titoli di giornale nazionale che colpevolizzano vittima di stupro anziché il carnefice), e all’aumento della violenza e del femminicidio in periodo di convivenza forzata durante il Covid), sono tutti segnali di un pericoloso attacco alla libertà e all’auto determinazione femminile e di una più generale involuzione culturale verso cui politica e istituzioni devono prendere posizioni chiare e inequivocabili. Prime fra tutte le donne che oggi ricoprono ruoli pubblici».

C’è sgomento anche nel commento di  Suor Claudia Biondi, responsabile area maltrattamento donne di Caritas Ambrosiana, riportato da Repubblica : “L’utilizzo del corpo delle donne per far passare certi messaggi è violazione della libertà femminile”.

 

Giornalista per caso… dal 1992, per una congenita passione per la fotografia. Dalle foto ai testi il passo è breve: da riviste di viaggio e sportive ai più quotati femminili e quotidiani nazionali sui temi del mondo del lavoro. Ho progettato e gestito newsletter di palestre e centri fitness. Ora faccio parte degli intrepidi inviati di Milanosud.

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