Ripulito dai volontari il Giardino condiviso, ma gli occupanti, raggiunti da un’ordinanza di allontanamento, ancora si vedono in giro

«Non permetteremo che lo spazio del Giardino condiviso e quelli accanto scivolino nel degrado. Faremo come nel 2017, quando quegli spazi erano semiabbandonati. Da volontari li cureremo, a prescindere che gli occupanti siano o meno

«Non permetteremo che lo spazio del Giardino condiviso e quelli accanto scivolino nel degrado. Faremo come nel 2017, quando quegli spazi erano semiabbandonati. Da volontari li cureremo, a prescindere che gli occupanti siano o meno ancora lì o che ci sia concesso l’uso. Per noi quello è uno spazio pubblico, di tutti, quindi da tenere pulito». È deciso Mario, all’indomani dell’intervento con cui insieme a un «gruppo di amici» hanno ripulito il Giardino condiviso, al Parco dell’Anello.

La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta venerdì 12 novembre, quando con i volontari sono entrati nel Giardino condiviso per provare a recuperare del materiale dei ragazzi disabili, che fino a settembre lo frequentavano. Lo spettacolo è stato avvilente. Quello che era uno spazio curato e a disposizione di tutti era divenuto una discarica: tracce di consumo di stupefacenti, resti di pasti, bottiglie vuote di vino e ammoniaca, probabile refurtiva (tre telefoni cellulari – che saranno consegnati alle forze dell’ordine -, capi di abbigliamento etichettati, collanine), pali di legno e poi devastazione e sporcizia ovunque.

Ma i volontari non si sono arresi. Piuttosto che aspettare che qualcuno intervenisse, armati i guanti e buona volontà e tanto senso civico, hanno portato nello spazio verde antistante al giardino alcuni quintali di spazzatura (vedi foto sopra), che l’Amsa, sollecitata dall’assessore Marco Granelli e dal presidente del Municipio 5, ha sabato stesso rimosso.

L’area di fronte il Giardino condiviso, ripulita da Amsa.

La vicenda giudiziaria

La vicenda giudiziaria dell’uomo e la donna che occupano il Giardino condiviso ha tratti kafkiani ed è paradigmatica della difficoltà della nostra magistratura. Da metà settembre, da quando lo spazio è stato occupato con la forza della violenza e delle minacce, il quartiere e tutte le forze politiche hanno fatto di tutto per liberare il giardino: denunce, appelli, incontri e sit-in non sono stati sufficienti. Ogni azione rimandava ad altre, in un clima di indeterminatezza e inefficacia insostenibili, se paragonate all’evidenza del sopruso. Neanche l’eco sui media di quanto successo ha dato risultato. Tanta indignazione, ma i due occupanti, nonostante i reati evidenti (il loro cane ha anche ucciso un cagnolino e terrorizzato l’anziana padrona), sono ancora lì.

Da quanto scritto su Facebook dall’assessore Granelli subito dopo l’intervento di Amsa: “Sono stati eseguiti numerosi e costanti controlli coordinati tra Polizia Locale, Carabinieri, Polizia di Stato, in loco e nel quartiere. Solo la Polizia Locale ha eseguito 20 giornate dì monitoraggio e intervento sull’area. Il soggetto è stato deferito all’autorità giudiziaria per occupazione abusiva. È stato destinatario di un ordine di allontanamento. È stato inoltre denunciato per malgoverno del cane e gli è stato tolto. Le attività di presidio dell’area continuano, per contrastare i comportamenti di questa persona, eventualmente con altri ulteriori provvedimenti decisi dalle Forze dell’Ordine e Polizia Locale”.

Per il momento la coppia è stata avvistata, in giro per il quartiere, così come permangono segni di presenza e consumo di droga all’interno del giardino. Come l’araba fenice sembra sparire per poi è materializzarsi, nonostante tutto. Così è stato in questi due mesi.  Avvicinarsi al Giardino condiviso, se sono presenti, può essere pericoloso. Così come, a questo punto, passeggiare per il Parco dell’Anello.

L’interno del Giardino condiviso come è apparso venerdì 12 novembre ai volontari che poi l’hanno ripulito

Ora che succede?

Non si sa se “l’ordine di allontanamento” emesso valga solo per il Parco dell’Anello, per il quartiere o per tutta la città. Non conoscendo le caratteristiche del provvedimento, non si sa neanche se, in caso di avvistamento, sia passibile di arresto immediato. Da un punto di vista giudiziario, tutto rimane avvolto nell’indeterminatezza.

Per quanto riguarda possibili interventi di recupero dell’area l’assessore Granelli ha fatto di aver “scritto ad Aler per individuare una soluzione per pulire l’area e trovare unitamente al Municipio 5 e tutti i settori comunali coinvolti (Verde, Decentramento e Partecipazione, Demanio) una riqualificazione di tutta l’area per favorire una frequentazione positiva da parte dei cittadini come sta avvenendo in tutta l’area dell’anello. Per questo ho interloquito attraverso il mio staff e direttamente con il sig. Mario Donadio, l’ultima volta ieri a mezzogiorno, assicurandolo sul lavoro delle Forze dell’Ordine e della Polizia Locale, e informandolo della volontà del Comune di riqualificare l’area, valorizzando quanto fatto da lui e dall’associazione, anche attraverso un incontro che sto organizzando con tutti per settimana prossima”.

Non solo il Giardino condiviso

La vicenda del Giardino condiviso al Parco dell’Anello ha avuto grande risonanza, per l’evidenza dell’ingiustizia, l’arroganza degli occupanti e la notorietà del luogo in cui è avvenuta. Purtroppo, però, situazioni del tutto simili persistono da anni in tutta la parte sud di Gratosoglio, tra via Rozzano, via Baroni (lungo il fiume Lambro Meridionale) e via Dei Missaglia. Personaggi non molto diversi dai due che hanno occupato il Giardino condiviso, vi risiedono, abbandonando rifiuti nei campi e lungo le strade, sversandoli nel fiume, facendo feste e raduni e vivendo un’esistenza ai limiti della legalità e della decenza, come sottolineato Antonella Musella, amministratore della social street Quartiere Gratosoglio, Basmetto e dintorni, che con Legambiente ha più volte ripulito l’area e ha presentato Gratosoglio area verde, un  progetto di riqualificazione che ha vinto il bilancio partecipativo 2017-2018, i cui lavori sarebbero dovuti partire dopo questa estate.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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