Ritorna l’ospite invernale più indesiderato in città: il Pm10 e il conseguente blocco di 1° livello da venerdì 14 gennaio. Come incide sul virus?

Oltre a non avere alcuna tregua dal virus, il SARS-CoV-2, a Milano, Monza e Cremona ritorna l'ospite invernale più indesiderato, il PM10,  ad aggravare lo stato dell'aria che respiriamo. Da cinque giorni il PM1o imperversa a  causa

Oltre a non avere alcuna tregua dal virus, il SARS-CoV-2, a Milano, Monza e Cremona ritorna l’ospite invernale più indesiderato, il PM10,  ad aggravare lo stato dell’aria che respiriamo. Da cinque giorni il PM1o imperversa a  causa  delle classiche condizioni climatiche della Pianura padana:  giorni di nebbia seguiti da giornate di sole prive di vento e temperature relativamente alte.

Nessuno più dubita della correlazione  tra i dati meteorologici – registrati giornalmente dalle stazioni meteorologiche della Regione – e i dati satellitari  –registrati tramite il monitoraggio dell’atmosfera Copernicus –  relativi alle concentrazioni giornaliere degli inquinanti atmosferici: PM10,PM2,5, ossidi di azoto (NO, NO2), ossido di carbonio (CO) e di zolfo (SO2), ozono (O3) ammoniaca (NH3).

Da qui la considerazione che l’uso della mascherina Ffp2 all’aperto possa proteggere non solo dal virus ma anche dall’inquinamento atmosferico, soprattutto dalle polveri più sottili: PM10 e PM2,5.

Oggi, la Regione ha informato che negli ultimi 5 giorni sono state superate le soglie di Pm10 (50 μg/m3) a Monza e di 4 giorni a Milano e Cremona. Da qui l’attivazione delle misure temporanee  di 1° livello che partirà da domani, venerdì 14 gennaio, a Milano e Monza e Cremona e che resteranno in vigore fino al giorno di controllo successivo (martedì e venerdì).

Le misure temporanee  di 1° livello dal 14 gennaio

• Limitazioni traffico tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30 nei Comuni con oltre 30.000 abitanti e in quelli aderenti su base volontaria in fascia 1 e 2. In questo caso non possono circolare le auto di classe fino a euro4 diesel, comprese quelle dotate di filtro antiparticolato, oltre a quelle già soggette alle limitazioni permanenti.

• Riscaldamento e agricoltura. Divieto di utilizzo di generatori di calore domestici a biomassa legnosa – in presenza d’impianto di riscaldamento alternativo – con emissioni inferiori o uguali a 3 stelle e il limite a 19 gradi delle temperature all’interno degli edifici, con tolleranza di 2 gradi. Relativamente alle limitazioni in agricoltura, è vietato lo spandimento dei reflui zootecnici, salvo iniezione diretta o interramento immediato.

• Divieto di falò rituali e combustioni all’aperto. Purtroppo per il secondo anno non potranno essere celebrati i tradizionali Falò di Sant’Antonio Abate il 16 gennaio nelle cascine cittadine e nelle campagne limitrofe del Parco sud. Come alla Cascina Campazzo, cui seguiva la benedizione delle mucche, e alla Cascina Linterno, che si concludevano con musiche e danze popolari intorno a immensi falò.

 C’è correlazione tra virus e smog?

Alcune ricerche ipotizzano collegamenti tra  l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico e l’incidenza di Covid-19. Come, ad esempio,  lo studio sul ruolo a lungo termine dell’inquinamento atmosferico di Epimed, Centro di Epidemiologia e medicina preventiva dell’Università dell’Insubria, condotto sulla città di Varese e pubblicato a fine 2020.

Secondo uno studio svizzero le concentrazioni acute di particelle fini causano infiammazioni delle vie respiratorie, polmonari e cardiovascolari e ispessiscono il sangue. In particolare quelle inferiori a 2,5 micrometri.  “In combinazione con un’infezione virale, questi fattori infiammatori possono portare a una grave progressione della malattia. L’infiammazione promuove anche l’attaccamento del virus alle cellule”.

In una ricerca dello scorso anno del Cnr-Ismn, Roberto Dragone, ricercatore  e principale autore dello studio, aveva ipotizzato una correlazione dell’epidemia da Covid-19 con l’inquinamento atmosferico e le condizioni climatiche registrati in Lombardia tra febbraio e marzo 2020.

I risultati ottenuti mostrano una buona correlazione tra insorgenza dei sintomi da Covid-19, inquinamento atmosferico e condizioni climatiche registrati in Lombardia tra febbraio e marzo 2020.  Tra i possibili meccanismi riconducibili agli inquinanti chimici atmosferici non si può escludere la sensibilizzazione dell’organismo all’attacco virale per abbassamento delle difese immunitarie”

Secondo la ricerca, le apparenti discordanze riguardo agli effetti dell’inquinamento atmosferico possono dipendere da cambiamenti locali nel tipo di inquinanti e/o nelle loro concentrazioni. Infatti la ricerca considera che nello studio delle concentrazioni di particolato atmosferico si dovrebbe tener conto anche della  “composizione chimica, come responsabile del tipo di interazione con la particella virale e/o con l’organismo umano. Tale composizione dipende dalla fonte di emissione, e quindi può variare anche a seconda dell’area geografica monitorata. Infine, non è da sottovalutare che l’esposizione al virus è favorita nelle situazioni indoor e dagli assembramenti, sia all’aperto sia al chiuso, verificatisi all’inizio della prima ondata della pandemia e in assenza di misure preventive per il contenimento del contagio”.

 

Giornalista per caso… dal 1992, per una congenita passione per la fotografia. Dalle foto ai testi il passo è breve: da riviste di viaggio e sportive ai più quotati femminili e quotidiani nazionali sui temi del mondo del lavoro. Ho progettato e gestito newsletter di palestre e centri fitness. Ora faccio parte degli intrepidi inviati di Milanosud.

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