“Rom e Sinti nella Resistenza europea”. Prima presentazione alla Biblioteca del Parco di via Chiesa Rossa il 30/4

Una storia della quale essere orgogliosi. "Rom e Sinti nella Resistenza europea" di Angelo Arlati, appena pubblicato da Edizioni Upre Roma. È la storia della partecipazione di rom e sinti alla resistenza in tutti i Paesi occupati dai nazifascisti

Una storia della quale essere orgogliosi. “Rom e Sinti nella Resistenza europea” di Angelo Arlati, appena pubblicato da Edizioni Upre Roma. 

È la storia della partecipazione di rom e sinti alla resistenza in tutti i Paesi occupati dai nazifascisti durante la Seconda guerra mondiale. Le storie che vengono raccontate, individuali e collettive, testimoniano di un fenomeno pochissimo conosciuto dalla storiografia e testimoniano una grande partecipazione di rom e sinti ai movimenti per la libertà in tutta Europa.

La prima presentazione si terrà presso la Biblioteca del Parco di via Chiesa Rossa, via San Domenico Savio, Milano alla presenza dell’autore

sabato 30 Aprile ore 17.00-18.30

con Michela Fiore, Presidente Anpi Stadera-Gratosoglio, Paolo Cagna Ninchi, associazione Upre Roma, 
Roberto Cenati, presidente Anpi provinciale di Milano, Diana De Marchi, presidente Commissione pari opportunità e diritti civili.

L’incontro si conclude con “Poesia e canto” con Dijana Pavlovic e Toni Deragna.

“Gli zingari e la Resistenza”

In “Gli zingari e la Resistenza” pubblicato in Calendario del popolo nel 1997, Angelo Artati così racconta:

“Anche se non hanno una patria che li ama, scrive Giuseppe Pederiali, gli zingari hanno dato il loro contributo a liberare l’Europa dalla vergogna nazista”. È questa un’altra pagina sconosciuta ma eroica della storia di questo popolo pacifico, i cui figli non hanno esitato a farsi partigiani durante l’ultima guerra e a imbracciare le armi in difesa della libertà dei popoli.

Non si trattò di casi isolati o sporadici, ma in quasi tutte le nazioni in cui divampò la lotta armata contro l’oppressione nazista gli Zingari militarono numerosi nei movimenti di resistenza locali o nazionali.

In Jugoslavia gli Zingari presero parte attiva alla lotta di liberazione nazionale condotta dal partito comunista iugoslavo con a capo Tito. Al di là delle differenze nazionali, essi si unirono ai serbi e ai croati nella lotta contro il comune nemico tedesco.

Anche negli altri paesi dell’Est europeo gli Zingari non furono da meno: in Bulgaria parteciparono attivamente alla lotta partigiana e all’insurrezione del 1944 contro il governo fascista.

In Albania molti si unirono alle bande partigiane che agivano nel territorio, come pure in Polonia, dove si ricorda la partecipazione alla lotta antinazista della poetessa zingara Bronislava Wais detta Papus (Bambola).

In Slovacchia, specialmente nell’ultima fase della guerra, molti Zingari entrarono nelle organizzazioni partigiane: il comandante Tomas Farkas svolse un ruolo di primo piano durante l’insurrezione nazionale dell’estate del 1944, bloccando con i suoi zingari il contrattacco tedesco a Banska Bystrica.

Contro i nazisti combatterono anche in Francia. Il comandante partigiano Armand Stenegry (decorato per i suoi atti di valore) con un reparto di gitani coadiuvò gli sforzi dei maquis prima dello sbarco in Normandia nel 1944. Pure i fratelli Beaumarie aiutarono i maquis e uno di loro fu catturato e impiccato.

Anche in Italia dopo l’8 settembre 1943 alcuni giovani si unirono ai partigiani, che nella loro lingua chiamavano “ciriklé” (uccelli, passeri) in quanto costretti alla macchia, partecipando alla lotta di liberazione contro i fascisti, molto realisticamente definiti “Kas tengeri”’, ossia quelli del manganello.

Di alcuni di loro conosciamo i nomi e le imprese: l’istriano Giuseppe Levakovich detto Tzigari, che militò nella brigata “Osoppo” agli ordini del comandante Lupo; il piemontese Amilcare Debar, che fu staffetta partigiana nei dintorni di cuneo col nome di battaglia di corsaro Nero, catturato, sfuggì alla fucilazione per la sua giovane età Rubino Bonora che combatté in Friuli nella divisione Nannetti Walter catter, eroe partigiano, impiccato a Vicenza l’11 novembre 1944 e suo cugino Giuseppe morto in combattimento a 20 anni in una azione di guerra sulle montagne della Liguria presso Lovegno e decorato al valor militare.

La storia di un ragazzo, un sinto giostraio italiano

L’augurio di un buon 25 aprile dal figlio di un partigiano sinto e attivista del Movimento Kethane.

“Sono Lucchesi Massimo, attivista del Movimento Kethane. Oggi voglio raccontarvi la storia di un ragazzo, un sinto giostraio italiano, che a soli 13 anni fu internato assieme ai nonni materni e altre famiglie del modenese a causa delle leggi razziali e che a 17 anni, durante gli anni più duri del regime fascista il periodo, matura l’idea di unirsi e aiutare la lotta dei movimenti liberali dei partigiani nella brigata Corsini Divisione Modena Armando.
Partecipa ai combattimenti, lotta per la libertà, sotto i fucili fascisti. Quel ragazzo si chiamava Lucchesi Fioravante (Fiore per gli amici) ed era il mio papà.
Io che sono il figlio, combatto ancora sotto gli insegnamenti che mio padre mi ha tramandato: l’unione fa la forza.
Solo insieme possiamo pensare ad un futuro migliore per il nostro Bel Paese.
Buon 25 Aprile a tutti!  Buona libertà Italia, non ti daremo mai per scontata.”

Ricordiamo che in Italia né la legge del 2000 che istituisce la giornata della memoria, né la legge del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche, fanno cenno alle comunità rom e sinti presenti da secoli in Italia.

Il lungo viaggio di questo popolo europeo senza patria non ha ancora incontrato il diritto a essere pienamente riconosciuto.

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