Rsa: si riapre alle visite, ma con il green pass e altri vincoli, così gli anziani possono finalmente incontrare di nuovo i loro cari

Le Rsa sembravano ormai condannate all’eterna zona rossa, un’inevitabile conseguenza della strage di anziani che si è verificata con la prima ondata della pandemia. Numeri impressionanti, confermati da uno studio di Ats Milano che, tra

Le Rsa sembravano ormai condannate all’eterna zona rossa, un’inevitabile conseguenza della strage di anziani che si è verificata con la prima ondata della pandemia. Numeri impressionanti, confermati da uno studio di Ats Milano che, tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2020, ha registrato in 152 Rsa 3.657 decessi, con un aumento del 118%, rispetto alla media dei 4 anni precedenti. Un tasso di mortalità altissimo, determinato da errori e dalla virulenza del virus, che costrinse le autorità a prendere misure di chiusura rigidissime.

Però adesso si cambia! Parola di ministro alla Salute. L’8 maggio Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza che regola le visite nelle Residenze sanitarie assistenziali, con validità immediata e fino al 30 luglio. Insomma ci si può finalmente “riabbracciare”, ma solo con certificazione verde Covid. La normalità ora è diventata l’accesso e semmai “il direttore sanitario della struttura o l’autorità sanitaria competente, in relazione allo specifico contesto epidemiologico, può adottare misure precauzionali più restrittive necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione”.

Il protocollo di sicurezza. Le strutture devono programmare gli accessi lungo l’arco della giornata in modo da evitare assembramenti. Non possono prevedere più di due persone per ospite a ogni visita. Se l’anziano ha problemi molto gravi si può valutare l’ingresso di più visitatori e per un tempo più lungo. Bisogna sempre mantenere la distanza di un metro, ad eccezione dei membri dello stesso nucleo familiare. Avere il green pass non solleva dall’obbligo di indossare la mascherina, di igienizzare le mani e firmare il questionario sullo stato di salute all’ingresso. Se possibile, è sempre consigliato fare visite negli spazi esterni. Gli abbracci tra visitatore e ospite sono consentiti solo se anche quest’ultimo è vaccinato o guarito o munito di tampone negativo eseguito nelle ultime 48 ore.

I requisiti della certificazione verde. Il certificato italiano è già in vigore in Italia da lunedì 26 aprile e a giugno do- vrebbe arrivare anche il Digital green certificate, il pass europeo, che consentirà di viaggiare liberamente tra i diversi Paesi. Attualmente il certificato italiano non esiste fisicamente, ma solo virtualmente: consiste in uno dei tre documenti che integrano i requisiti necessari. Che sono l’essere stati vaccinati (con seconda dose) entro i sei mesi precedenti; essere guariti dal Covid nello stesso periodo; avere fatto un tampone molecolare o test rapido negativo non più di 48 ore prima. Tutti re- quisiti indispensabili anche per entrare nelle case di cura per anziani.

Una situazione diventata insostenibile. Già a fine aprile Sandra Zampa, consulente del Ministro della Salute (e già sottosegretaria) aveva dichiarato: “Le regole per le visite dei parenti agli ospiti delle Rsa ci sono e se le famiglie contestassero la legittimità delle chiusure avrebbero ragione”. Ma è il 4 maggio scorso il giorno in cui qualcosa si è mosso in modo ufficiale da parte ministeriale, e cioè quando i due sottosegretari alla Salute, Pierpaolo Sileri e An- drea Costa, hanno annunciato che “Il prossimo ‘decreto aperture’ avrebbe ridato via libera alle visite nelle Rsa”. Un passo consentito dagli indiscutibili benefici ottenuti dalla campagna vaccinale. Per Sileri oggi è arrivato il momento di ripristinare le visite dei parenti perché “nelle Rsa il 94,4% degli ospiti ha ricevuto la prima dose di vaccino e l’80% ha la seconda dose, compreso il personale per cui – aveva dichiarato – con ingressi contingentati, una lista a rotazione e tamponi all’ingresso, non vedo perché non dovrebbero riaprire le visite ai parenti. Ho sollecitato più volte…”. E il sottosegretario Andrea Costa aveva aggiunto: “Stiamo lavorando a un emendamento che verrà inserito nel decreto Aperture e che farà chiarezza stabilendo le regole”.

Oggi Sandra Zampa si dice soddisfatta: “Dopo mesi di rifiuti da parte di tante direzioni sanitarie – ha dichiarato a botta calda – nonostante le due circolari del ministero, non ci sono più alibi. Era ora!”. Mentre Il sottosegretario Costa ha aggiunto: “Promessa mantenuta!”.

Da più parti il pressing si era fatto martellante… Anche la Comunità di Sant’Egidio aveva chiesto al governo di riaprire subito le Rsa alle visite “in sicurezza” di parenti e volontari, con dispositivi di protezione e tamponi periodici, e di allestire, in vista anche della bella stagione, spazi all’aperto, rilanciare le attività di riabilitazione e socializzazione, e garantire a tutti quelli che lo desiderassero l’assistenza religiosa. E così sarà. Poi c’è stata la voce altisonante delle regioni: in particolare il Trentino e la Liguria erano già intenzionati da tempo a riaprire alle visite e alle “stanze degli abbracci”. E alla Conferenza delle Regioni del 28 aprile è intervenuta in favore anche l’assessore al Welfare e vicepresidente di Regione Lombardia, Letizia Moratti.

Cresciuta professionalmente nei periodici Rizzoli (Natura Oggi, Salve, Anna…), si è occupata di divulgazione scientifica e medica, mentre nella redazione di “A”, fino al 2008 ha curato da caporedattore le pagine femminili del settimanale RCS. Nel 2011 ha collaborato a un inserto benessere di TvSorrisi e Canzoni (Mondadori) e ha diretto per circa due anni, sino a dicembre 2018, il mensile Dimensione Benessere. Dal 2012 a fine 2019 ha fatto il coordinamento editoriale per il sito donnainsalute.it. È attualmente vicedirettrice di Milanosud.

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