Sala si ricandida a sindaco e dà il via al puzzle delle candidature a Palazzo Marino e nei municipi

La riserva è stata sciolta. Oggi il sindaco Beppe Sala, da Palazzo Marino, al termine della consegna degli Ambrogini, ha annunciato via social la sua ricandidatura a sindaco di Milano, per gli anni 2021 -

La riserva è stata sciolta. Oggi il sindaco Beppe Sala, da Palazzo Marino, al termine della consegna degli Ambrogini, ha annunciato via social la sua ricandidatura a sindaco di Milano, per gli anni 2021 – 2026 (qui il video).

L’annuncio è giunto nel giorno del santo protettore di Milano «uno dei fondatori della cultura e dell’identità della città» a cui i milanesi si rifanno e su cui Sala, ha affermato il sindaco, intende fondare il suo prossimo mandato, puntando sull’operosità e la solidarietà, «scegliendo l’unione e superando i contrasti».

Una scelta che arriva alla fine di una lunga riflessione, perché «volevo essere totalmente sicuro – ha detto su Instagram il sindaco – di avere in me le energie fisiche e mentali indispensabili per impegnarmi altri 5 anni. Ora sento che posso, anzi voglio, farlo. È per questo che ho deciso, alla fine di questa lunga riflessione, di ricandidarmi a sindaco di Milano». Aggiungendo, dopo aver sottolineato i successi dei primi quattro anni di mandato, definiti “gloriosi”, e come l’ultimo anno sia stato “difficilissimo”, che la ricandidatura non sarà all’insegna «del completamento del lavoro fatto», ma per «avviare una nuova fase» di rilancio e nuovi obiettivi per riportare Milano, dopo la pandemia, «a essere una fonte di ispirazione per l’Italia, l’Europa, il mondo. Io sono pronto, ora tocca a voi decidere».

Ora parte il grande puzzle delle coalizioni e delle candidature, per le elezioni comunali della prossima primavera. Il Centrosinistra deve ora lavorare alla colazione e, prima di  tutto, sciogliere il nodo del ruolo che avranno i Cinque Stelle, se avanzeranno una candidatura di bandiera propria – ipotesi più probabile – o se saranno disponibili a entrare subito in coalizione. Stesso discorso per le formazioni a sinistra del Pd, le Civiche, i Socialisti e i Radicali.

Nei prossimi giorni assisteremo al valzer delle candidature al Consiglio comunale e nei Municipi. Secondo le indiscrezioni delle settimane scorse nel Municipio 6 il presidente uscente Santo Minniti dovrebbe essere confermato. Molto più aggrovigliata la scelta per il Centrosinistra di un candidato da contrapporre al presidente Alessandro Bramati nel Municipio 5. Voci di corridoio indicano un duello per la carica di via Tibaldi tra il consigliere di Municipio Natale Carapellese e la consigliera comunale Natascia Tosoni che, nel gioco delle candidature di genere sui candidati presidenti dei Municipi, potrebbe avere un vantaggio in più.

Per quanto riguarda il Centrodestra, dopo il tramonto della candidatura a sindaco di Giulio Gallera, bruciato dalla tragica gestione della pandemia in Lombardia, a ottobre si era parlato di Paolo Veronesi, figlio del grande Oncologo Umberto, ma da allora non se n’è più riparlato, forse per questioni tattiche che suggerivano di aspettare l’annuncio di Sala, forse perché l’interessato era stato “tirato per la giacchetta”.

Il candidato sindaco del Centrodestra, se non sarà Veronesi,  non è detto comunque che arrivi nelle prossime settimane e non è neanche detto che sia un candidato “civico”, visto che alcune frange del Centrodestra spingono per un candidato più “politico”, seguendo il ragionamento che per contrapporsi a Sala non serve un candidato fotocopia dell’attuale sindaco, perché in quel caso i milanesi sceglierebbero l’originale.

A cascata poi, sulla base del profilo più o meno civico del candidato di Salvini, Meloni e Berlusconi, si decideranno i candidati presidenti. Al momento nessuna indiscrezione arriva al Municipio 6, mentre nel Municipio 5, viene data per praticamente certa  la volontà di ricandidarsi a presidente di Alessandro Bramati, che potrebbe essere avvantaggiato nel caso la scelta di un candidato sindaco civico, nella cui lista potrebbe entrare. Se invece il candidato fosse un leghista o anche uno di Forza Italia, prenderebbe quota una candidatura come quella di Flavio Verri, leghista, attuale presidente della Commissione Urbanistica.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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