Scalo Milano: «Diventeremo un nuovo quartiere della città»

Promos, società titolare di Scalo Milano City Style, il discusso outlet in corso di realizzazione sulle aree ex-Saiwa e Siva di Locate di Triulzi – ha presentato, alla “Tortona Design Week” dello scorso aprile, l’ultima

scalo_romanoPromos, società titolare di Scalo Milano City Style, il discusso outlet in corso di realizzazione sulle aree ex-Saiwa e Siva di Locate di Triulzi – ha presentato, alla “Tortona Design Week” dello scorso aprile, l’ultima versione del progetto. Oggi si parla di capannoni rivestiti con pelli innovative, acciai specchianti e metalli cromati. Qualcosa che sembrerebbe in netto contrasto con quanto inizialmente discusso e approvato in sede di conferenza dei servizi presso Regione Lombardia, dove si sottolineava l’importanza di realizzare un’opera che non stridesse col contesto rurale da cui sarà circondata. «Le superfici specchianti ci aiuteranno a lavorare col verde circostante, riflettendolo», è quanto sostengono gli operatori di Promos. Sul tema della viabilità, invece, i responsabili del progetto assicurano: «Scalo Milano non aprirà finché le opere viabilistiche non saranno completate. Nei mesi scorsi abbiamo concluso l’opera di bonifica dell’area e individuato la società di costruzione (Unieco). Ora siamo pronti a partire con i lavori per le superfici in elevazione. Prevediamo di completare il tutto per la primavera 2016».

Dei cantieri per le opere di adeguamento della viabilità, però, ancora oggi non c’è traccia. Aspetto, quest’ultimo, che resta uno dei punti critici del progetto, visto che si parla apertamente di voler diventare meta appetibile per i 12,2 milioni di residenti stimati nel raggio di 90 minuti di percorrenza stradale dal sito dove sorgerà la struttura. Difficile pensare che la sola linea S13 di Trenord possa supportare simili bacini d’utenza. A maggior ragione se si pensa ai disagi quotidianamente affrontati dai pendolari locatesi, che spesso denunciano episodi di gravi ritardi e di sovraffollamento dei convogli. Anche su questo tema però gli operatori di Promos ostentano sicurezza: «L’ultimo studio viabilistico, che risale a due anni fa, prende in considerazione tutte le possibili situazioni di traffico. Inoltre abbiamo un tavolo di confronto aperto con Trenord per valutare l’eventuale potenziamento della S13». I 4000 posti-auto previsti restano però un dato allarmante.

Ribadita, inoltre, l’intenzione di trasformare Scalo Milano in un quartiere della città. «Noi vogliamo portare la città qui in periferia. E al contempo offrire un po’ della realtà di periferia ai cittadini milanesi. L’obbiettivo è quello di diventare una piccola Milano».

Infine, il capitolo occupazionale. In questi anni s’è fatto un gran parlare di posti di lavoro, con numeri che sono lievitati in maniera incontrollata negli anni. Promos precisa: «Le convenzioni stipulate attribuiscono ai comuni di Locate e Opera il ruolo di interlocutori, ovvero si occuperanno di gestire la raccolta delle candidature. Ogni decisione su eventuali assunzioni di personale spetterà però ai singoli negozi (200 quelli che dovrebbero aprire i battenti nella prima fase)». Non esistono, dunque, posti di lavoro assicurati. «C’è una precisa strategia commerciale dietro Scalo Milano e i profili ricercati dovranno rispondere a certi standard. Puntiamo, infatti, a una clientela costituita anche dai molti turisti stranieri che ogni anno visitano Milano. Conoscere le lingue potrebbe essere, in questo senso, un requisito che fa la differenza».

Roberto Caravaggi

Punti critici del progetto

La viabilità

Quale impatto avrà sul traffico locale una struttura da 4000 posti-auto e con bacini d’utenza previsti nell’ordine di milioni di visitatori l’anno? Se lo sono chiesti i sindaci dei comuni limitrofi, Paolo Festa di Pieve Emanuele ed Ettore Fusco di Opera, prima che quest’ultimo si convertisse, a seguito di un accordo in cui Promos s’è impegnata a farsi ca- rico di alcune opere urbanistiche nel comune di Opera, da principale oppositore a convinto sostenitore di Scalo Milano. E se lo chiedono ancora il movimento civico LocateViva, il cui promotore Enzo D’Onofrio ha da sempre espresso perplessità in proposito, e la lista civica “Cittadini per Locate” che ha recentemente presentato una dettagliata interrogazione in consiglio comunale. A preoccu- pare è soprattutto la prospettiva che le opere di adeguamento della viabilità, promesse da Promos e ritenute fondamentali per minimizzare le ripercussioni sul traffico locale, non vedano la luce prima che Scalo Milano apra i battenti.

La questione ambientale

L’Associazione Parco Sud parla senza mezzi ter- mini della realizzazione di Scalo Milano come dell’ennesimo “sfregio al Parco Sud”. Se è vero, in- fatti, che gran parte dei 300mila mq previsti andranno ad occupare un’ex area industriale – quella su cui sorgevano i capannoni di Saiwa e Siva, due grandi aziende locatesi dismesse – è altrettanto vero che il territorio circostante è da sempre a vocazione agricola e rurale, con le campagne e le cascine del Parco Agricolo Sud Milano e il Santuario Santa Maria alla Fontana. Quest’ultimo, recentemente inserito tra i beni patrimonio del Fai (Fondo Ambiente Italiano), dista soltanto poche centinaia di metri dal cantiere dove si sta costruendo l’outlet.

La questione occupazionale

Quanti nuovi posti di lavoro creerà Scalo Milano?

E quanti, di contro, ne toglierà? In questi anni s’è assistito a un balletto di cifre incontrollato circa le prospettive occupazionali: da 300 posti di lavoro s’è poi passati a 500, fino ai 700 annunciati durante la campagna elettorale per le elezioni regionali del 2013. Cifre che hanno alimentato e continuano ad alimentare forti aspettative tra i cittadini, nono- stante le smentite ufficiali, non ultima quella degli stessi operatori di Promos. In un’area già satura di grandi strutture commerciali e in un momento storico che sta facendo registrare una riduzione dei consumi, è però legittimo porsi anche il pro- blema opposto. Quanti negozi di paese, già vessati dalla crisi, chiuderanno definitivamente i battenti, sbaragliati da una concorrenza così schiacciante? Per anni Unione Commercianti della Provincia di Milano e FederModa Italia hanno evidenziato que- sta criticità, snocciolando dati preoccupanti, che parlavano di 176 attività commerciali cessate nella provincia di Milano nel solo 2012. Da fieri opposi- tori al progetto quali erano, tuttavia, anche Unione del Commercio e FederModa hanno cambiato po- sizione, rinunciando persino a un ricorso al Tar – presentato ad aprile 2013, unitamente al sindaco di Opera Fusco e ad alcuni commercianti locali – in seguito a un accordo con Promos, da cui hanno ottenuto stanziamenti di fondi e spazi riservati all’interno del futuro outlet.

La situazione oggi

Sembrano dunque non esserci più oppositori forti al progetto. Restano tuttavia le preoccupazioni dei commercianti di vari settori (Scalo Milano opererà, infatti, non solo nell’ambito della moda ma anche nel design e nella ristorazione) e quelle di molti cittadini, allarmati dall’impatto che questo grande outlet potrebbe avere sul territorio, come sintetizzato in una petizione d’iniziativa popolare, lanciata nel 2013 sulla piattaforma internet Avaaz e ancora oggi attiva.

R.C.

(giugno 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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