Sconfessati quelli del «Rifarei tutto»: il Consiglio regionale impegna all’unanimità la Giunta a rinforzare la sanità territoriale

Rinforzare la sanità territoriale e i presidi per il contrasto nei confronti di un’eventuale seconda ondata di pandemia di Covid 19, che potrebbe arrivare in autunno. È quanto è stato votato oggi all’unanimità in Consiglio

Rinforzare la sanità territoriale e i presidi per il contrasto nei confronti di un’eventuale seconda ondata di pandemia di Covid 19, che potrebbe arrivare in autunno. È quanto è stato votato oggi all’unanimità in Consiglio regionale, su proposta del Pd. La mozione “impegna la Giunta” a  implementare adeguatamente e velocemente la nuova strategia sanitaria, utilizzando i 520 milioni di euro in arrivo dal Decreto Rilancio del Governo per la sanità lombarda.

Grande soddisfazione da parte di Carlo Borghetti (nella foto), esperto di Sanità e consigliere regionale del Pd, tra i firmatari della mozione, che ha diffuso un lungo post sull’argomento, in cui spiega i contenuti del provvedimento.

Eccole in sintesi: «Sono proposte quelle approvate oggi che possono imprimere una svolta rispetto a quanto fatto – e non fatto – dalla Regione fino ad oggi, e che restituiscono al Consiglio regionale il ruolo di indirizzo che gli spetta.

Abbiamo impegnato la Giunta regionale ad istituire immediatamente una “struttura di programmazione sanitaria” che provveda al coordinamento dell’assistenza territoriale e dei servizi sociali dei Comuni e garantisca:

1- Il tracciamento epidemiologico tramite test sierologici, da estendere gratuitamente agli over 65enni e ai conviventi di chi sia stato Covid positivo, con relativi tamponi naso-gola in caso di test positivo, incrementando esponenzialmente la capacità di esecuzione e di analisi dei tamponi stessi, che dovranno comunque essere gratuiti anche se eseguiti a seguito di test sierologico eseguito privatamente;

2- la piena realizzazione, entro fine luglio, del numero di Unità speciali per la continuità assistenziale (USCA), così da arrivare, come previsto dalla normativa nazionale, ad istituirne una ogni 50mila abitanti, disponendo uno specifico piano di assunzioni, così da avere una diffusione delle cure domiciliari che intercetti tempestivamente eventuali nuovi focolai epidemici;

3- Le risorse per coprire le prestazioni già somministrate e di futura erogazione per l’assistenza domiciliare Adi e Adi Covid, disponendo la pianificazione dei tamponi e la dotazione di dispositivi di protezione, affinché possano essere erogate le attività assistenziali in piena sicurezza;

4- L’individuazione puntuale di strutture sanitarie da dedicare espressamente alla cura dei casi di Covid-19, con particolare riferimento alle province in cui è presente un unico presidio di secondo livello;

5- La predisposizione di un piano per incrementare le attività di ricovero e degli ambulatori sospese per far fronte all’emergenza, così da rispondere alla domanda di cure sanitarie arretrate della popolazione;

6- La messa in rete di una piattaforma informatica di telemedicina e la fornitura per i medici di famiglia di tutte le dotazioni strumentali per svolgere la loro preziosa attività;

7- La vaccinazione antinfluenzale obbligatoria per i cittadini over 65, le categorie fragili e gli insegnanti, così da ridurre per il prossimo autunno-inverno i fattori “confondenti” per il Covid-19 in presenza di sintomi analoghi, provvedendo all’immediato approvvigionamento;

-8 Il sostegno sanitario per la corretta evoluzione delle ricadute psico-comportamentali indotte da stress correlato all’emergenza.

Terremo ora il fiato sul collo alla Giunta regionale – ha concluso il consigliere Borghetti – perché agisca di conseguenza: non è una questione politica, ne va della salute dei lombardi. E non vorremmo più vedere ripetuti certi errori della Fase 1».

Di fatto dunque il Consiglio regionale all’unanimità ha preso coscienza delle falle del sistema sanitario lombardo, accogliendo la sostanza delle critiche che da più parti – politici, esperti, operatori sanitari e cittadini – hanno rivolto alla Giunta lombarda in questi mesi e che la Giunta stessa ha pervicacemente respinto, non prendendole neanche in considerazione, nonostante la tragica evidenza dei fatti. Ora i piani alti del Pirellone sono “impegnati” a rimediare. Scuse non ce ne sono: i soldi sono arrivati, la volontà politica del Consiglio c’è.

Rimane da vedere se quelli del «Rifarei tutto», Fontana e Gallera in particolare, avranno l’umiltà, il senso di responsabilità e il rispetto istituzionale per agire di conseguenza.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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