Scoperchiato il “prezioso” sommerso di rifiuti pericolosi adiacente la via Selvanesco nel Parco agricolo Sud

E sì, grazie ai volontari di Plastic free Lombardia e del Comitato Selvanesco, al patrocinio  del Municipio 5 e alle associazioni che hanno partecipato nella mattinata di ieri, domenica  13 marzo, alla raccolta di rifiuti lungo la

E sì, grazie ai volontari di Plastic free Lombardia e del Comitato Selvanesco, al patrocinio  del Municipio 5alle associazioni che hanno partecipato nella mattinata di ieri, domenica  13 marzo, alla raccolta di rifiuti lungo la via Selvanesco e la stradina che si inoltra dentro una ‘selva oscura’ fin oltre gli orti, è stato scoperchiato il “prezioso” sommerso, che da decenni si nasconde sotto le fittizie collinette sorte ai lati della stradina, coperte da una boscaglia di rovi e alberi rinsecchiti. E che ben pochi, conoscendo la storia del luogo fatto di discariche abusive e di vecchie bonifiche in superficie, tra cui le aree un tempo sequestrate  della Milanfer, si arrischiavano a percorrere. 

Quello che con enorme fatica si è potuto raccogliere è stato solo quanto giaceva nei primissimi strati del terreno:  circa “2000 kg di rifiuti ordinari e altrettanti di rifiuti speciali” comunica a fine giornata sui social le organizzatrici dell’evento, Sabrina Vergallo di Plastic Free. “Abbiamo disotterrato un problema che forse era più comodo tener nascosto sotto i rovi. Ora ci aspettiamo che i rifiuti emersi vengano allontanati dalla zona e che il Parco del Ticinello venga bonificato nei tratti in cui ciò si rende necessario”. Alla fine Amsa ha fatto sapere che avrebbe portato via in serata tutti i sacchi bianchi depositati sul bordo della Selvanesco mentre per i cumuli di rifiuti speciali avrebbe avuto bisogno di un mese di tempo.

Questo il risultato di tre ore e mezzo di duro lavoro con pinze, guanti e sacchi distribuiti da Amsa sull’ampio piazzale della via Fraschini all’incrocio con via Selvanesco.

Le attese nel parcheggio di via Fraschini

Allegra l’attesa tra veterani e novizi, le iscrizioni sotto il tendone, i saluti dei responsabili di Plastic free e del presidente del Municipio 5, Natale Carapellese, alle ore 10 quando l’aria primaverile, il sole, gli alberi fioriti… Nulla faceva presagire a cosa si sarebbe andati incontro. Almeno per chi conosce bene  le tante denunce contro imprese che nelle vicinanze della via  Selvanesco hanno svolto attività illecite inquinando –  direi stuprando –  per decenni questo ultimo lembo  del Parco agricolo sud, così come anche le due testate di Milanosud, giornale e sito, hanno più e più volte raccontato.

Purtroppo le battaglie e le denunce – tantissime – contro gli stupratori dell’ambiente sono  lunghissime, difficili da dipanare. Per la maggior parte si risolvono con la sparizione dei delinquenti e con i conti salatissimi che rimangono a spese delle casse del comune, ossia sulla testa di ciascun cittadino. Unica arma del comune è quella di espropriare i terreni ed eseguire le bonifiche tentando di addossare i costi ai vecchi proprietari, avendo contro tempi giudiziari immani e burocrazie arcaiche.

Al gong delle dieci, una settantina  di volontari, di tutte le età, gli scout in divisa,– anche un papà con la sua bimba rimasti fino all’ultimo immenso copertone fatto rotolare come in un vecchio gioco del cerchio –, felicissimi di partecipare a questo operazione speciale di pulizia,  si sono sparpagliati con pinze, guanti e sacchi distribuiti dall’Amsa, dentro le rogge ancora asciutte e nei prati che costeggiano la via Selvanesco, lungo i lati della stessa, dove già l’estate scorsa Plasticfree aveva organizzato una prima uscita.  

Fin qui, fino al primo incrocio con la stradina sterrata posta sulla sinistra – che costeggia un lungo tratto recintato al di là del quale si prospetta uno scenario di totale incuria e abbandono –,  quanto raccolto negli innumerevoli  sacchi bianchi dell’Amsa è apparso molto simile a quanto racimolato  in tante belle ed allegre iniziative di volontariato dei quartieri di periferia. Ma quello a cui si è andati incontro  questa volta, è stato qualcosa di davvero insospettato, per i tanti partecipanti, e inimmaginabile  rispetto a qualunque altra raccolta di rifiuti.

Scoperchiata polveriera di rifiuti tossici

Su entrambi i lati della stradina sono sorte col tempo due collinette che nulla hanno di  naturale, fatte di sterpaglie, da cui si intravedevano sparpagliati in ogni dove macerie, plastiche, laterizi, secchi, gomme,  scarpe, tubi, materassi, water, cumuli di bottiglie di vetro come scaricate da un furgone… Ma appena questi materiali venivano scostati, era come  scoperchiare  una polveriera di rifiuti pericolosi, che ha lasciato tutti  sgomenti e preoccupati. Scarti ammassati lì da decenni che hanno finito per formare queste innaturali collinette. Rifiuti nocivi, inquinanti, resti di roghi, forse diossina,  bidoni di oli esausti, caldaie, copertoni di camion e furgoni, batterie, motori, frigoriferi anteguerra, macerie edilizie, una carcassa rovesciata di un auto, tubi arrugginiti, la portiera di una cinquecento… 

In molti hanno sollevato a fatica, a forza di braccia, – le pinze nulla potevano qui –  per oltre tre ore, sollevando di tutto e di più, e ogni volta che si spostava qualcosa si alzava una polvere giallastra, malsana, soprattutto per i tanti bambini felicissimi di aiutare ma inconsapevoli dei rischi, e sotto di nuovo appariva ancora altro… ancora altro…

Un lavoro che non avrebbe mai potuto terminare in poche ore a forza di sole braccia. E difatti la decisione di sospendere tutto si è fatta più che saggia, anche a seguito del richiamo a essere cauti dei responsabili di Amsa. Perché l’azienda comunale presumibilmente dovrà affidare i lavori a un’impresa specializzata per differenziare quanto verrà raccolto in macro-categorie, tra cui sembra  amianto, car-fluf (residui di auto demolite o bruciate), terre di fonderie e cementi. 

Le immagini di un disastro umanitario

Le foto sono state scattate nell’arco di queste tre ore e mezzo, quanto è durato l’intervento dei volontari (a dir la verità si era rimasti in pochissimi): sono certamente tante, ma nessuna è un doppione. Osservatele, una a una, dai rifiuti più piccoli – le centinaia di “innocenti” mozziconi raccolti sul piazzale –  ai più grandi, un enorme copertone di camion marchio Michelin o la carcassa di un frigorifero d’anteguerra (chissà forse un vecchio Fiat).  Tutti rappresentano quanto inconsciamente o colpevolmente  l’uomo lascia dietro di sé, abbandonandolo al suo destino. Un destino atroce che si ritorce contro lui stesso.

Perché in questo caso,  in questo lembo di terra preziosa che fa parte della ricca campagna del Parco agricolo Sud, qualcosa di malefico si innalza nell’aria o sprofonda nelle viscere, proprio lì dove un gruppo di cittadini coltivano ortaggi e dove amanti delle passeggiate a piedi o in bici  percorrono i nuovi sentieri nell’ultimo lembo a sud del Parco agricolo del Ticinello, sperando di ritemprarsi dallo smog cittadino.

Cambierà mai il  destino di quest’area critica?

Le associazioni invitate

Comitato Difesa Ambiente Milano Zona 5, La Conca, l’Associazione Parco Ticinello.

Gli agricoltori Falappi della cascina Campazzo, che da oltre 50 anni custodiscono le terre del Parco agricolo del Ticinello,  hanno contribuito gratuitamente a spostare lungo la strada sterrata le decine e decine di sacchi bianchi targati Amsa fino all’incrocio con la via Selvanesco, secondo le indicazioni dell’azienda comunale.

Le narrazioni sul degrado della Selvanesco

• Parco Sud, via Selvanesco: primi interventi e nuovi sequestri (2014)
• Pronto il progetto per ripulire i corsi d’acqua del Parco Sud! (2014)
• Municipio 5: a spasso tra rifiuti e degrado attraverso la “città invisibile”, che sta dietro casa (2021)

(Le immagini sono dell’autrice dell’articolo)

 

Giornalista per caso… dal 1992, per una congenita passione per la fotografia. Dalle foto ai testi il passo è breve: da riviste di viaggio e sportive ai più quotati femminili e quotidiani nazionali sui temi del mondo del lavoro. Ho progettato e gestito newsletter di palestre e centri fitness. Ora faccio parte degli intrepidi inviati di Milanosud.

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