Scrivere per non dimenticare

“Carmen e io siamo usciti dal Consolato e ci siamo messi a passeggiare per Madrid. La mattina era bella, invitava al buonumore, ma noi camminavamo in silenzio. Dopo trentun anni eravamo di nuovo due cileni

Immagine 3“Carmen e io siamo usciti dal Consolato e ci siamo messi a passeggiare per Madrid. La mattina era bella, invitava al buonumore, ma noi camminavamo in silenzio. Dopo trentun anni eravamo di nuovo due cileni che camminavano per le strade del mondo” – scrive Luis Sepùlveda nelle prime pagine del suo libro “Storie ribelli”. Lui e sua moglie, come tanti altri cileni, erano stati privati della loro nazionalità ai tempi della dittatura di Pinochet. Leggere ora quel silenzio, che esprime i loro sentimenti, emoziona anche i lettori… L’autore de “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” e tante altre favole morali, tra queste pagine ha messo i racconti che ripercorrono quarant’anni di una lunga vicenda politica e sociale, un intreccio di vissuti personali, corali. Universali. Una biografia letteraria che ha preso forma durante gli anni dell’esilio. Episodi inediti. Racconti di amicizia, ma anche racconti che esprimono dissenso, osservazioni raccolte nelle città e nei paesi del mondo attraversati in quel lungo periodo. Gli incontri con Pablo Neruda, con lo scrittore José Saramago, l’amico Soriano, lo sceneggiatore e poeta italiano Tonino Guerra. Ma racconta anche la storia dolorosa di quell’11 settembre 1973 quando il golpe di Pinochet distrusse la Moneda e fu la fine del presidente Allende e degli uomini della sua scorta. Ricorda con emozione il più giovane tra quegli uomini, Oscar Lagos Rios ventuno anni, operaio/studente militante della Federaciòn Juvenil Socialista. Johny era il nome di battaglia di Oscar, scelto da Allende un giorno che lo aveva sentito cantare. Sono tante le storie qui raccolte, storie di donne e uomini fatti sparire e mai più ritrovati, storie di ribelli che non si piegano alle ingiustizie. Scrivere significa resistere ha detto Sepùlveda durante la presentazione del libro, scrivere per non dimenticare. Lui non ha mai dimenticato il Cile, ne ha seguito le vicende anche da lontano, ora scrivendo il proprio dissenso, ora portando il proprio contributo per il ritorno alla democrazia in quel Paese. Chiude la lunga serie il racconto “Senza pena né gloria” scritto di getto nel dicembre 2006 alla notizia della morte di Pinochet – scrive Sepùlveda – “E ora è morto godendosi la sua impunità (…) Nel 1998, quando era stato arrestato a Londra per ordine del giudice Baltasar Garzon avemmo l’occasione di processarlo per i suoi crimini, ma ricevette l’incomprensibile aiuto dei governi di Aznar in Spagna, di Blair nel Regno Unito e di Eduardo Frei in Cile, che fecero di tutto per evitare la sua estradizione”. Undici anni dopo, Michelle Bachelet al suo secondo mandato presidenziale, restituisce la nazionalità cilena a Sepùlveda.

Lea Miniutti

Luis Sepùlveda
Storie ribelli
Traduzione di Ilide Carmignani
Guanda, pp. 300; euro 18.

marzo 2018

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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