Scuola a distanza, un ossimoro bello e buono

«Tornare a scuola ci era sembrato come se, nonostante la situazione non si fosse ancora risolta, una cosa, almeno, fosse tornata ad essere quasi normale. Per questo, anche con tutte le differenze dagli altri anni

«Tornare a scuola ci era sembrato come se, nonostante la situazione non si fosse ancora risolta, una cosa, almeno, fosse tornata ad essere quasi normale. Per questo, anche con tutte le differenze dagli altri anni e con tutte le restrizioni che ci sono state imposte, con tutti i sacrifici e i rischi, eravamo contenti. Eravamo tornati tra i nostri banchi, potevamo ricominciare a lamentarci dei compiti o delle verifiche, eravamo ancora in quell’ambiente che per alcuni sarebbe stato nuovo e per altri così familiare da sembrare una seconda casa, ma soprattutto eravamo di nuovo tutti insieme…».

Lo scrive Claudia, ultimo anno dell’Istituto Varalli di Milano, ed è la sintesi perfetta dello studente-pensiero. Ma il ritorno a scuola è stato una “finta”, una bella intenzione finita male. Di “seconda ondata” si è sempre parlato, fin dall’inizio. Anche a non essere infettivologi, purché almeno capaci di leggere, lo insegna la storia di tutte le pandemie. Forse, la seconda ondata non la si poteva prevedere peggiore della prima e, sia pure non sia stato un atteggiamento prudente, non credo che sia figlia di dieci giorni di vacanza ad agosto.

Ovviamente lo dico da non esperto, forse da unico non esperto in Italia, almeno leggendo i social. Naturalmente “Covid2, la vendetta” non è un problema italiano e non deriva da errori nostrani: è messa così tutta Europa, qualche nazione un po’ meglio, qualcuna un po’ peggio, in una classifica ogni giorno mutevole e che comunque non è necessariamente indice di maggiore o minore “bravura”.

Certo, in tema di scuola qualche domanda “interna” dovremmo farcela: dai trasporti congestionati alle rotelle ai banchi. Dalle regole complicatissime su come gestire le quarantene e i ritardi nel fare i tamponi, agli orari di ingresso e uscita dalla scuola, scaglionati di un quarto d’ora, pensando, forse, di essere in Giappone dove autobus e metropolitane si prendono col cronometro in mano e gli altoparlanti di stazioni e fermate si profondono in teatrali richieste di perdono se c’è un ritardo superiore ai sessanta secondi.

Proprio come succede in piazza Abbiategrasso, tanto per fare un esempio da “Milanosud”, dove tre turni di “uscita” si ritrovano contemporaneamente alla stessa fermata. Comunque, ci piaccia o no, la scuola è “a distanza”. La linea Maginot che resiste in molti paesei di Europa è resistita, da noi è crollata.

Forse non c’era alternativa in un Paese, come il nostro, che sconta una Sanità fatta a pezzi da torbidi interessi. Perché, diciamocelo, il problema è questo.

Il 95% dei positivi al Covid (e specie i giovani) è asintomatico o con sintomi lievi (lo dicono gli esperti veri), ma noi non siamo in grado di assicurare assistenza adeguata a quella briciola di malati gravi. Perché mancano i posti, mancano i medici, manca il personale sanitario. Ma qui parliamo di scuola, di “scuola a distanza”. Un ossimoro bello e buono. Perché la scuola è quella che descrive Claudia: è il luogo che diventa una seconda casa, è il luogo in cui si è “tutti insieme”. Forse in questo momento non c’era alternativa nel nostro scalcagnato Paese, ma almeno che ci si renda tutti profondamente conto dello scempio che stiamo compiendo.

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO