Serie Netflix – “Anatomia di uno scandalo”, thriller psicologico nella alta società londinese

Il cinema è bello perché spesso diventa una sfida a cimentarsi nello smontare i più scontati stereotipi e raccontare in modo diverso e coinvolgente anche quelle vicende o situazioni fin troppo conosciute. Forse tutto è

Il cinema è bello perché spesso diventa una sfida a cimentarsi nello smontare i più scontati stereotipi e raccontare in modo diverso e coinvolgente anche quelle vicende o situazioni fin troppo conosciute. Forse tutto è già stato raccontato, può essere, ma esiste comunque qualche produzione che sa distinguersi, cercando soprattutto il modo per “coinvolgere” e non solo mostrare di saper fare il proprio compito. Quante storie abbiamo già visto o appreso che sono ambientate nel contesto giudiziario o del thriller a sfondo politico? Tantissime. E quante storie abbiamo già visto o appreso sul tema di un tradimento o di una crisi coniugale? Forse anche di più.

Ebbene mai come questa volta la miniserie: “Anatomia di uno scandalo” sa fondere insieme entrambi gli intenti risultando piacevole, forte a livello narrativo e senza ricadere in facili stereotipi. Praticamente un successo e una sfida già vinta in questa prima tornata di 6 puntate che scorrono fra il dilemma di un tradimento a opera di una delle figure più influenti del Parlamento britannico e i flashback di un passato di vent’anni fa, ancora difficile da lasciare alle spalle. E al centro i dilemmi psicologici giornalieri di una coppia dove si vengono a ridefinire i concetti di fiducia e credibilità oltre che di stabilità.

Mai come questa volta si realizza un concetto di immedesimazione nei protagonisti, grazie allo splendido lavoro sui tre attori principali Sienna Miller, Rupert Friend e Michelle Dockery (la Lady Mary Crawley di Downton Abbey). Poteva essere una sfida persa in partenza con il rischio di cadere nel tono banale della soap opera, oppure rischiare di appesantire il racconto fra tecnicismi d’aula e ripresa fedele di interminabili sedute fiume. Invece si è scelta la dinamica di un racconto dove anche i silenzi estremi nella coppia o i momenti di rabbia e tensione prima di un’udienza sono momenti credibili e dove non si fanno sconti davanti alla sofferenza.

È proprio vero che, come si diceva negli anni ‘80, “Anche i ricchi piangono”, o comunque soffrono di fronte alle difficoltà di un singolo errore. Specialmente quando degenera nella pubblica accusa di stupro a cui viene sottoposto il protagonista parlamentare. Un thriller psicologico, patinato quanto basta ma decisamente più stiloso, cerebrale e dignitoso rispetto alle storie patinate di un Adrian Lyne qualunque.

“Anatomia di uno scandalo” sa giocare con i ritmi velocizzati imposti dalla formula della miniserie di Netflix, senza però tralasciare la cura del girato e nel lasciare spazio alle interpretazioni della coppia Miller / Friend. Siamo in una Londra elegante ma non eccessivamente snob o stereotipata con le solite inquadrature-cartolina. E non sottovalutiamo nemmeno il fatto che in un contesto fatto di timori, rabbia calda, delusione ci sarà anche la possibilità di affezionarsi e provare empatia verso protagonisti di tale calibro. Questa piacevole impredivibilità è la forza stessa del cinema.

 

Laureatosi nel 2001 al Dams è attualmente impegnato nel settore commerciale e logistico Italia / Estero. Teamplayer e rivendicatore della libertà di espressione fra Politica, Musica e Spettacolo. Sogna una nuova Nouvelle Vague da ricreare a Milano ascoltando una vecchia canzone anni '80 e un goal del... Milan! Citazione preferita: "Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte" (F. Truffaut).

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