Il sindaco Sala interrompe l’autosospensione e torna a Palazzo Marino più forte di prima

Con un post su Facebook di martedì 20 dicembre Beppe Sala ha annunciato alla città e al Paese la fine dell’autospospensione da sindaco, decisa la sera del 15 dicembre, dopo aver appreso dai giornali di

salaCon un post su Facebook di martedì 20 dicembre Beppe Sala ha annunciato alla città e al Paese la fine dell’autospospensione da sindaco, decisa la sera del 15 dicembre, dopo aver appreso dai giornali di essere iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di falso ideologico e materiale, in relazione alle indagini sull’attribuzione alla Mantovani con un basso d’asta del 42% dell’appalto della Piastra di Expo.

Dopo cinque giorni di fibrillazione politica Beppe Sala torna a palazzo Marino più forte di quanto non lo fosse prima della notizia di essere indagato. Come è potuto accadere, in un Paese come il nostro, afflitto da un giustizialismo galoppante che mette sullo stesso piano sentenze e avvisi garanzia e per il quale i reati sono tutti uguali?

I motivi sono probabilmente molteplici. Il primo è di carattere tattico, da ricondursi alla mossa fulminea e desueta, probabilmente fatta “di pancia”, che ha portato Sala ad autosospendersi. Una decisione che ha spiazzato tutti, Procura compresa, e ha suscitato simpatia. Da potenziale imputato Sala è divenuto vittima. Nel giro di poche ore è montata un’ondata di solidarietà, fondata sulla condanna della modalità in cui il sindaco ha appreso la notizia – dai giornali e non dal tribunale! – e sul merito dell’accusa – una retrodatazione di un verbale di sostituzione di un membro di commissione, fatta per non rischiare di “bucare” l’inaugurazione di Expo, che se avvenuta non ha inciso sull’attribuzione dell’appalto, come d’altronde aveva già detto la Procura, che aveva archiviato le indagini.

Da qui i moltissimi attestati di stima. In pochi giorni il sindaco di Milano ha ricevuto l’appoggio del Pd, del vescovo Angelo Scola, dei rappresentanti delle categorie produttive cittadine, da importanti rappresentanti dell’opposizione milanese e nazionale, dall’Anci e da circa 400 sindaci italiani e soprattutto da moltissimi milanesi. Sostegno cresciuto ulteriormente, quando lunedì 19 dicembre è risultato chiaro che oltre all’accusa di “retrodatazione” la Procura non aveva altre accusa da muovere a Sala. Unica nota stonata l’assordante il silenzio da parte dei rappresentanti nazionali della corrente minoritaria del Pd Sinistra Dem e da Sinistra Italiana, come al solito troppo occupati in guerre intestine, per sostenere un sindaco che nella vulgata è stato “messo a Palazzo Marino da Renzi”. Ma questo fa parte di una storia secolare e autolesionista della sinistra, detta e ridetta e, in fondo, poco interessante per essere trattata in questa sede.

La solidarietà sindaco Sala ha avuto anche un altro motivo scatenante, più di sostanza. In questi primi mesi il primo cittadino ha mostrato di essere un buon sindaco. Ha subito messo in moto la macchina comunale. Solo una settimana fa ha presentato un piano per le periferie da 350 milioni di euro, per le aree ex Expo arrivano dello Stato altre centinaia di milioni, che contribuiranno al rilancio di tutta la città, il Patto per Milano è stato firmato e il percorso per il recupero degli scali ferroviari cittadini è avviato e promette partecipazione e attenzione alle esigenze della città. A questo si aggiunge il grande lavoro per il contrasto alla povertà e per l’accoglienza ai profughi, condotto dalla Giunta sin dal suo insediamento. Progetti che promettono di migliorare Milano e continuare quello che il cardinale Scola ha definito «Un Rinascimento cittadino».

Tutto questo è piaciuto molto alla maggioranza dei milanesi, per essere buttato alle ortiche da un avviso di garanzia a mezzo stampa.

Per saperne di più clicca su Giuseppe Sala indagato per falso materiale e ideologico si autosospende da sindaco

Stefano Ferri
(21 dicembre 2016)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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