Sinistra, rischi e opportunità del dopo Pisapia

Alla fine Giuliano Pisapia ha detto no. Non correrà per il secondo mandato da sindaco di Milano. Una decisione che era nell’aria, ma che ha creato scompiglio nella sinistra milanese. Nella coalizione che ha fin qui

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pisapiaAlla fine Giuliano Pisapia ha detto no. Non correrà per il secondo mandato da sindaco di Milano. Una decisione che era nell’aria, ma che ha creato scompiglio nella sinistra milanese.

Nella coalizione che ha fin qui sostenuto Pisapia, subito dopo il suo annuncio, è iniziato il gioco delle candidature. Una ridda di nomi, che continuerà per molto tempo, che se sarà incanalata all’interno di un processo di confronto sul “come e sul cosa” e non solo sul “chi”, potrà mettere in moto quel processo di partecipazione indispensabile per una competizione elettorale.

Sul “come” avviare il confronto la strada sembra tracciata. I partiti, incontratisi il giorno stesso del “gran rifiuto” di Pisapia, si sono espressi per primarie di coalizione. I candidati, stante alla prime dichiarazioni, saranno espressione del panorama politico e civile milanese. Stabilito anche il mese per le consultazioni: novembre 2015, subito dopo la chiusura di Expo.

Determinato il perimetro delle primarie, il primo obiettivo per il centrosinistra sarà evitare gli errori delle consultazioni in Liguria e Campania e la conseguente delegittimazione di tutto il processo. In questo senso la commissione di saggi a cui sta pensando la coalizione, che dovrebbe dettare le regole della consultazione, sembra andare nella direzione giusta.

In secondo luogo, se il centrosinistra vuole continuare a governare Milano, dovrà assolutamente liberarsi delle contrapposizioni romane interne al Pd e alla sinistra più in generale. Chi dopo le primarie, che auspichiamo vere e combattute, sarà minoranza dovrà mettersi a disposizione della coalazione senza personalismi, rancori e distinguo.

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Più complessa la questione della ricomposizione della coalizione. Le condizioni politiche che hanno portato nel 2011 Pisapia a Palazzo Marino non sono più le stesse. I comitati per Pisapia, quelli della “Forza gentile”, sono da rifondare. Sel, da quando è al governo della città, sembra non incrementare il consenso, spiazzata “esistenzialmente” da una vocazione all’opposizione che ha difficoltà a esercitare da Palazzo Marino. L’Idv e gli altri movimenti che sostennero la “Rivoluzione arancione” praticamente non esistono più. Il Pd nel contempo, però, è molto cambiato nella classe dirigente e nei risultati elettorali. La cura Renzi lo ha portato a Milano, nelle scorse elezioni europee, al 45%. Un successo che ha rinvigorito un partito che per definizione portava le stimmate del perdente.

La sfida della nuova coalizione sarà ora risolvere le questioni politiche congelate durante la Giunta Pisapia “non facendo impazzire la maionese”, come ha dichiarato recentemente il capogruppo Pd Lamberto Bertolè. Una sintesi non semplice tra il maggior peso reclamato dal partito e la valorizzazione delle altre forze della sinistra e della società civile. Di fatto da Milano dovrà partire, in piena indipendenza e senza pregiudizi, un laboratorio politico originale e non antagonista, rispetto alla coalizione che guida il Paese, in grado di produrre un’offerta politica che, come nel 2011, sia capace di rivolgersi a tutta la città. In questo percorso avranno un ruolo fondamentale il sindaco Pisapia e l’anno di amministrazione che manca alla fine del mandato. Se, pur nelle differenze di contenuti e di ambiti, ci sarà sintonia tra il lavoro che aspetta l’amministrazione e quello dei partiti sulle candidature, il centrosinistra e l’intera città se ne gioveranno. In caso contrario, le importanti scadenze che attendono Milano da qui a maggio 2016 rischiano di passare in secondo piano, per lasciare il palcoscenico a una commistione tra governo della città e campagna elettorale, in cui a turno ognuno dirà la propria, alla ricerca di visibilità. Uno scenario che i milanesi, di qualsiasi orientamento politico, difficilmente sopporterebbero.

In merito alla definizione del programma da presentare agli elettori, per il momento solo il Pd ha annunciato una “Leopolda milanese”, da tenersi a maggio, in cui iniziare a definire obiettivi e temi del prossimo mandato amministrativo. Le altre formazioni della coalizione, comitati compresi, non hanno messo in calendario nulla, ma è presumibile che si stiano organizzando in questo senso. Di certo in questi quattro anni di Giunta Pisapia molto è stato fatto. La città è rinata e ha ripreso slancio, ma questo non deve far dimenticare che ancora molto rimane da fare. Il nostro auspicio e consiglio è che nella lunga lista che emergerà dal lavoro di partiti e società civile, in cima alle priorità, ci sia un piano straordinario su più fronti – urbanistico, sociale, culturale – per il rilancio delle periferie milanesi. Perché questa, come dice Renzo Piano, è la città del futuro, perché qui si trova l’energia. E perché qui – aggiungiamo noi – sta il consenso.

Stefano Ferri

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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