“Slight Agitation”, l’arte a Chicago nel secondo dopoguerra

In questa mostra alla Fondazione Prada presenta i protagonisti della scena artistica di Chicago del secondo dopoguerra. Un po’ l’altra America: l’arte dei “cattivi ragazzi” di Chicago, contrapposta all’algida arte di NewYork. Il progetto, curato

, “Slight Agitation”, l’arte a Chicago nel secondo dopoguerra

fondaz. prada

In questa mostra alla Fondazione Prada presenta i protagonisti della scena artistica di Chicago del secondo dopoguerra. Un po’ l’altra America: l’arte dei “cattivi ragazzi” di Chicago, contrapposta all’algida arte di NewYork. Il progetto, curato da Germano Celant, è un gioco di colori, prospettive ed emozioni che lasciano i visitatori senza fiato. La mostra si sviluppa in tre sezioni ed esplora due generazioni di artisti che abbracciano temi quali: l’impegno politico, la narrazione figurativa e la radicalità grafica. Le tre aree sono dedicate rispettivamente a “Leon Golub”, “H. C. Westermann” e “Famous Artists from Chicago. 1965-1975”. Il percorso Leon Golub è una denuncia sugli orrori della guerra e le sue sofferenze. L’artista, attraverso l’uso di grandi tele da una parte, e dall’altra di fotografie stampate su materiali trasparenti, ci costringe a un duro faccia a faccia con realtà che molte volte cerchiamo di dimenticare, H. C. Westermann presenta un’articolazione di sculture di forme astratte, realizzate con legno e materiali di recupero, e personaggi simbolici come lo Swinging’ Red King (1961). A queste opere si aggiungono una selezione di lavori su carta. Tutta la produzione è percorsa da un sottile rifiuto verso la realtà e le guerre. La terza sezione “Famous Artists from Chicago. 1965-1975” presenta una serie di opere di artisti come Art Green, Jim Falconer, Gladys Nilsson, Jim Nutt, Suellen Rocca, Karl Wirsum. Quest’ultima componente espositiva è un approfondimento del lavoro di artisti attivi negli anni Sessanta e Settanta, che con le loro opere mettevano in discussione le tradizionali convenzioni di allestimenti, presentazione e fruizione dell’opera d’arte in quegli anni. Germano Celant, durante un’intervista in merito a questa sezione della mostra, ha dichiarato: «Adottavano una tecnica grezza, intensa e artigianale per comunicare un immaginario violento e orrifico. Evitavano la pura osservazione dell’immagine, seppur scomposta e priva di forma, per sollecitare un coinvolgimento duro e sgradevole in soggetti dalla forte impronta politica e che riguardavano le tragedie connesse alla distruttività umana».

Kaoter El Bouhmi

dicembre 2017

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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