Slot machine e ludopatie: il gioco (scorretto) delle sale scommesse

«A Milano è battaglia senza quartiere contro il gioco d’azzardo». Questa l’affermazione netta e decisa fatta dal vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, poco più di un mese fa. Parole a cui sono seguiti i fatti,

, Slot machine e ludopatie: il gioco (scorretto) delle sale scommesse

Schermata 07-2456844 alle 15.38.50«A Milano è battaglia senza quartiere contro il gioco d’azzardo». Questa l’affermazione netta e decisa fatta dal vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, poco più di un mese fa. Parole a cui sono seguiti i fatti, viste le iniziative prese dal Comune in queste settimane per impedire l’apertura di nuove sale gioco in via Padova 79, corso Garibaldi 49, piazza Bolivar 4, via Cimarosa (chiusa ma poi riaperta dal Tar). Nonostante la legge regionale 8/2013, il nuovo regolamento edilizio, la Questura continua imperterrita a rilasciare licenze, senza che il ministro degli Interni intervenga.

Nel 2013 a Milano sono state aperte 156 sale slot, mentre sono 8mila le slot machine, collocate in 2mila esercizi commerciali. Per un incasso stimato di 2,4milioni di euro al giorno: una piccola Las Vegas si sta espandendo a macchia d’olio in città. Una lotta senza quartiere che ha interessato anche la parte sud di Milano. Una delle ultime azioni intraprese da Palazzo Marino è stata infatti la comunicazione inviata il 26 giugno scorso, con la quale si diffidava la proprietà della sala da giochi di piazza Abbiategrasso angolo via Medeghino a intraprendere “l’esecuzione di lavori edilizi in luogo in assenza delle dovute comunicazioni/titoli abilitanti”. Una possibilità che aveva da tempo allarmato cittadini e istituzioni locali, inducendo il consigliere Massimiliano Toscano (ex M5S ora Gruppo Misto) a presentare una mozione in CdZ5, votata quasi all’unanimità, in cui si chiedeva a Giunta e prefetto di impedire l’apertura della sala slot di piazza Abbiategrasso. Mozione a cui seguiva addirittura un’interrogazione parlamentare, primi firmatari i senatori Luisa Orellana e Laura Bignami, entrambi ex M5S come Toscano, in cui si chiedeva al governo di intervenire per impedire l’apertura della sala.

Una mobilitazione quella dei cittadini dei quartieri di questa parte della città che si era già manifestata un paio di anni fa circa, per l’apertura della sala giochi di via Medeghino accanto al supermercato, e contro quella di corso S. Gottardo, in entrambi i casi senza successo. Esiti opposti invece in via Chopin, dove una sala slot dopo pochi mesi di apertura, a seguito probabilmente delle forti proteste dei cittadini che tenevano lontano i clienti, ha chiuso; e in via Bugatti, al quartiere Le Terrazze, dove al posto del parrucchiere non dovrebbero arrivare le fameliche macchinette “mangiasoldi”. Una situazione di indeterminatezza legislativa (in Senato giace dal maggio 2013 una proposta di legge per la regolamentazione delle sale gioco, su cui Governo e Parlamento si erano impegnati a legiferare) che potrebbe essere colmata dalla proposta di legge di iniziativa popolare avanzata dal Manifesto dei Sindaci per la legalità e contro il gioco d’azzardo (nato dalla collaborazione di Terre di Mezzo, Scuola delle Buone Pratiche e Legautonomie) che chiede una nuova legge nazionale che espliciti i compiti della Regione nella prevenzione e nella cura della ludopatia. «Le firme raccolte a sostegno della legge – ha affermato Raffaele Magnotta, presidente della commissione Sicurezza del CdZ5 promotore in zona dell’iniziativa, anche attraverso il nostro giornale – hanno superato abbondantemente il limite richiesto di 50mila. Ne sono state infatti conteggiate 93.194, e il 9 aprile scorso sono state formalmente consegnate alla presidente della Camera Laura Boldrini, alla presenza dei parlamentari Daniela Gasparini, Paola Binetti, Antonio Misiani e Paolo Cova. Superato l’iter teso ad accertarne l’autenticità, la proposta di legge – “Tutela della salute degli individui tramite il riordino delle norme vigenti in materia di giochi con vincite in denaro – giochi d’azzardo” – rubricata al nr. 2294, è stata assegnata alle Commissioni VI (Finanze) e XII (Affari sociali). Ora speriamo – ha concluso il presidente Magnotta -che le commissioni si mettano al lavoro prima possibile per fare fronte a quella che è diventata una vera propria urgenza sociale».

 

Gioventù bruciata

You gave the best you had to give
You only have one life to live
You fought so hard, you were a slave
After all you gave There was nothing left to save

“Non c’era rimasto niente da salvare − dice il brano della canzone “Nothing left to lose” degli Alan Parsons Project − hai dato via il meglio di quello che avevi”. Soprattutto se cominci presto, come quel buon 12% degli adolescenti che secondo l’ultima Indagine sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia hanno giocato d’azzardo. L’inchiesta, condotta da Telefono Azzurro ed Eurispes nel 2012, ha portato alla luce altri interessanti dettagli: il gioco off-line (dai videopoker alle slot machine in bar, tabaccherie ecc.) interessa il 27% degli adolescenti tra i 12 e i 18 anni; c’è una maggiore propensione a giocare nell’uomo, sia per le modalità online che offline. Le cause che spingono a giocare sono: il 31,6% per divertimento, 23,9% per vincere denaro, 10% incuriosito dalla pubblicità e l’8,2%, invece, gioca per imitare amici e/o parenti (dati disponibili sul sito di Telefono Azzurro). Ma parlando delle dipendenze del gioco tra i giovani, bisogna ricordare anche la dipendenza dai videogame, in particolare da quelli “di ruolo”. Si tratta di giochi nei quali il soggetto si crea un avatar, un personaggio che può avere tutte le caratteristiche desiderate e nel quale il giocatore proietta una parte di sé che non riesce a esprimere altrimenti. In questo mondo virtuale ha poteri e armi, si relaziona con avatar di altri giocatori e deve superare degli ostacoli per diventare sempre più forte. Questa non-realtà del gioco diventa così assorbente che può persino sostituirsi al mondo e alla vita che realmente conduciamo, perché in quel mondo virtuale siamo come ci immaginiamo e possiamo sfuggire ai problemi di tutti i giorni. Come si definisce un virtual addicted? Ci sono alcune caratteristiche che, se identificate tutte o in parte, permettono di individuare chi è affetto da questo problema: tantissime ore dedicate al gioco, carenza di attenzione a scuola o lavoro, ansia e rabbia quando non gioca, ira se viene interrotto e problemi correlati alle numerose ore dedicate al gioco (difficoltà nella vista, sovrappeso dovuto all’eccessiva sedentarietà ecc.). Inoltre tutto il resto del mondo (quello reale), come amicizie e sentimenti, si perdono fino a rompersi del tutto se non ci si ferma in tempo (fonte: dal sito ESC – Diagnosi e cura delle dipendenze da Internet). Il gioco d’azzardo patologico e la dipendenza da videogame denotano una difficoltà di alcune delle fasce più deboli di mantenere un contatto con la realtà. Queste persone si rifugiano in mondi virtuali o dentro macchinette succhiasoldi per cercare un posto migliore, nelò quale sentirsi potenti, dei campioni. O meglio, così sembra. E certo i tempi non aiutano, quando la realtà ci fa sentire sempre più impotenti, sempre più alienati dalla società e dalla politica.
After all you gave There was nothing left to save

 

Quando non basta mai

È una vera e propria malattia. Anzi, per la precisione, secondo l’Oms è una “malattia sociale”. L’American Psychiatric Association l’ha introdotta nei suoi manuali nel 1980 (fonte: report Codacons). Si tratta di una dipendenza che ha ripercussioni sulla vita sociale e lavorativa di chi ne è affetto. Droga? Stupefacenti? No. Ludopatia o gioco d’azzardo compulsivo (Gap). Si tratta del bisogno irrefrenabile di giocare, sebbene si sia pieni di debiti, la vita affettiva sia compromessa e si sia perso il lavoro. Sebbene si cerchi di smettere. Ma a risentire di questo problema sono anche parenti, amici e colleghi della persona affetta da ludopatia. Secondo il dossier dell’associazione antimafia Libera intitolato “Azzardopoli”, i ludopatici potrebbero essere 800 mila persone; gli italiani spenderebbero 1.260 euro procapite per le scommesse. Inoltre, dal 2012 i soldi scommessi sono aumentati da 79.9 miliardi a 88,5 (fonte: Senato della Repubblica). Tuttavia, di fronte a questi dati, l’opinione del presidente dell’associazione Ala Milano Onlus si pone in modo diverso: Vincenzo Cristiano riporta l’attenzione su un altro dato fondamentale, ossia che i centri di aiuto sulle dipendenze curano solamente 600 persone affette da Gap in tutta la Lombardia. E non perché manchino personale o luoghi d’ascolto (in zona i Sert si trovano a Rozzano, Corsico e Boifava). Il problema, secondo Cristiano, è che di questa problematica non si parla nei termini giusti, come ad esempio quali sono le fasce che giocano (le più deboli), quanto vengono coinvolti i familiari e soprattutto qual è il grado di consapevolezza che una persona affetta da Gap può avere. Ma come si può definire un malato di ludopatia? Secondo Howard Shaffer (professore associato di psichiatria presso l’Harvard Medical School) si tratta di un comportamento che genera craving (ripetizione di un atteggiamento dannoso) e addiction (dipendenza da tale comportamento). Le persone che cadono in questa dipendenza sono insicure e con scarsa autostima: il gioco conferisce loro una sensazione di controllo e li fa sentire padroni di una situazione che solo il caso, in realtà, ha veramente in pugno. Si possono individuare alcune caratteristiche che descrivono il giocatore patologico: eccessivamente assorbito dal gioco, irrequieto e irritabile, non riesce a smettere sebbene ci abbia provato, ha commesso atti illegali per pagare debiti e la sua vita affettiva è ormai distrutta. Inoltre la sensazione di essere preda degli impulsi senza possibilità di opporsi lo rende alienato. Robert Custer (pioniere nello studio del gioco d’azzardo patologico), riassume il disturbo del gambling in sette stadi, che descrivono la parabola delle fasi psicologiche e fattuali, che portano una persona dai primi approcci al gioco alla ludopatia, fino alla guarigione: – vincente (dai 3 ai 5 anni): convinzione di vincite ricorrenti e grosse, impressione di essere fortunati e gioco frequente, aumento della dipendenza psicologica; – perdente (oltre i 5 anni): gioco solitario, perdite frequenti, negazione, bugie e forti prestiti. Subentra la “rincorsa della perdita” (si gioca per recuperare i soldi perduti); – disperazione (alcuni mesi): aumento perdite, azioni illegali, incapacità di astenersi dal gioco, rottura legami familiari; – perdita della speranza: arresti, tentativi di suicidio, divorzio, crolli psicologici; – critica: ci si assume responsabilità e si chiede aiuto; – ricostruzione: miglioramento rapporti familiari, più autostima, meno depressione; – crescita: meno preoccupazione, più affetto, maggiore introspezione. Certo, non tutte le esperienze di ludopatia seguono questo percorso e accade che, fortunatamente, molte persone riescano a uscire da questa trappola prima di arrivare alla dipendenza vera a propria. Ma certo il numero delle persone che non ci riesce è in continuo aumento. In questo quadro i media e la crisi, che in modo diverso ci inducono a cercare “soldi facili” elevando la ricchezza a valore, certamente non aiutano. Ci si butta nel gioco d’azzardo perché si pensa di fare il colpo grosso e, finalmente, risolvere i propri problemi con una sola botta di fortuna. Mettere tutto a posto. Ma il vero problema si presenta quando giocare (e perdere) non basta mai.

 

Soldi puliti per la malavita

Con un fatturato legale di 76,1 miliardi e aggiungendone altri 10 (cifra stimata al ribasso) di quello illegale, il gioco d’azzardo è la “terza impresa” in Italia. Il che ci vale il primo posto in Europa e il terzo nel mondo per il Paese che gioca di più. Ma non è finita: in tutto questo ci sono 41 clan della mafia che si inseriscono nell’economia “legale” del gioco d’azzardo, mescolandola con quella illegale, fino a creare commistioni quasi impossibili da sciogliere. Ben 22 città nel 2010 sono state interessate da indagini sulle scommesse illegali. Nell’ultimo anno 10 Procure della Repubblica, da Bologna a Reggio Calabria, hanno effettuato indagini in materia (fonte: dossier “Azzardopoli” dell’associazione Libera). Le organizzazioni criminali usano il gioco d’azzardo principalmente per riciclare il denaro sporco che deriva da traffici illegali, operando in una situazione di quasi monopolio. «La criminalità organizzata ha un rapporto molto stretto con il gioco d’azzardo – spiega il sociologo ed esperto di mafia e criminalità Nando dalla Chiesa – perché con il gioco d’azzardo si possono riciclare i soldi, mettere delle persone in condizione di chiedere dei prestiti; perché è con il gioco d’azzardo che, come hanno dimostrato le inchieste degli anni ‘80 a Milano, si entra in contatto spesso con professionisti e politici affermati, che vanno a giocare e frequentano gli ambienti delle giocate illegali. Tutto questo è sempre stato oggetto di desideri e controlli delle organizzazioni mafiose. Con la crisi ci sono meno opere e di conseguenza meno possibilità di “affari”, quindi le organizzazioni criminali sono costrette a trovare nuovi ambiti in cui investire i proventi del narcotraffico. Io penso che il gioco d’azzardo sia uno dei settori su cui stanno puntando, scommettendo sulla disperazione delle persone. È grave che lo stato agevoli questo tipo di comportamenti e quest’area di interesse – continua il professor Dalla Chiesa –. Per questo penso che la diffusione e la moltiplicazione delle sale giochi e dei “compro oro” siano un pessimo segnale, non perché i “compro oro” siano gioco d’azzardo ma perché vanno spesso insieme per il modo di manifestarsi sul territorio. Bisogna frenare la corsa alle sale giochi proprio per tutte queste ragioni. Quindi dal punto di vista legislativo ci si aspetterebbe che le questure fossero meno prodighe di autorizzazioni e meno formalistiche, ma più attente alle implicazioni effettive. E che si facessero promotrici, presso il proprio Ministero, della necessità di cambiamenti legislativi. Il primo cambiamento è che le autorizzazioni debbano avere anche la firma del sindaco della città interessata, questo mi sembra necessario».

Alice Bertola

 

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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