Solidarietà di genere è rispetto di genere

L'inquietante "tutorial" della massaia sexy al supermercato mi ha fatto venire in mente uno dei poster della campagna di comunicazione sul rispetto tra i generi realizzata da adolescenti nell'ambito di un progetto di Laboratorio Adolescenza

L’inquietante “tutorial” della massaia sexy al supermercato mi ha fatto venire in mente uno dei poster della campagna di comunicazione sul rispetto tra i generi realizzata da adolescenti nell’ambito di un progetto di Laboratorio Adolescenza sostenuto da Ganassini Social Responsability. Uno dei poster della campagna, per altro realizzato da un gruppo di ragazze ospiti di una casa protetta (che sul poco rispetto riservato alle donne probabilmente hanno molto da dire) recita: “Solidarietà di genere è rispetto di genere“.

Ecco, il tutorial di Rai2, sceneggiato e, temo, pensato da donne e messo in onda in un programma con ascolti prevalentemente femminili è l’avvilente quintessenza della più completa mancanza di solidarietà di genere. L’ho già scritto in un precedente articolo: la “cultura” sessista in cui siamo immersi è talmente radicata, che molti stereotipi sulle donne sono tramandati da madre in figlia forse senza nemmeno rendersene conto. E adesso si arriva addirittura a farne materia per un tutorial. La cosa è talmente inquietante che arrivo addirittura a credere alla conduttrice del programma che, scusandosi, dice che l’intenzione – non riuscita – era quella di creare un siparietto divertente perché surreale. Sì, voglio crederci, ma in ossequio alla mia vecchia laurea in Ingegneria devo ribadire come in ogni funzione la “variabile tempo” è fondamentale. Forse – e ce lo auguriamo – ci sarà un giorno in cui vedere la simil-massaia che flette vezzosamente la gamba per prendere i biscotti sul ripiano più alto ci farà davvero ridere, perché reperto di un passato sepolto che non deve tornare. Così come oggi ci fanno solo ridere le obbligatorie ‘adunate’ fasciste del sabato, quando le vediamo in qualche frammento di vecchio videogiornale dell’epoca. Ma oggi no, il tutorial oggi non ci fa ridere, come non facevano ridere le costrizioni fasciste a chi le stava vivendo.

Tra i tanti paragoni che si potevano fare, quello con il fascismo non l’ho scelto a caso. L’ho scelto perché l’incultura fascista (non basta scrivere cultura tra virgolette) è radicatamente sessista e razzista. Ma, soprattutto, perché il fascismo, sia pur passato, è sempre in agguato, nascosto tra la feccia umana. Così gli stereotipi sulle donne: renderli qualcosa attinente al passato sarà solo il primo passo, dopo bisognerà vigilare sempre perché non ritornino, perché – purtroppo- rimarranno sempre annidati tra la feccia umana.

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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