Sport in Tartan: Rugby, Calcio, Curling… e poi lo Shinty

Scrivo queste righe all’indomani della chiusura delle Olimpiadi invernali a Pechino. Sulle prime pagine dei giornali qui a nord, si trovano i volti euforici e quasi increduli della femminile di curling del Regno Unito (nella

Scrivo queste righe all’indomani della chiusura delle Olimpiadi invernali a Pechino. Sulle prime pagine dei giornali qui a nord, si trovano i volti euforici e quasi increduli della femminile di curling del Regno Unito (nella foto sotto). È oro per la squadra composta al completo da atlete scozzesi. La maschile, anch’essa una formazione al 100% scozzese, ha conquistato l’argento.

Mi ci sono voluti quasi 5 anni e un’Olimpiade per scoprire che il curling non solo è nato in Scozia, ma anche che la materia prima di cui sono fatte le pietre del curling arriva da Ailsa Craig, una piccola isola al largo dell’Ayrshire (fino a non molto tempo fa, i tappi di un whisky di nome Ailsa Bay venivano creati con lo stesso materiale, ma questa è un’altra storia).

Ad ogni modo, in un torneo segnato di per sé da controversie politiche internazionali, anche nella gioia generale qualcuno (per fortuna un dissenso dai confini moderati), ha voluto portare la polemica sulla bandiera portata dagli atleti. Scozzesi nel Regno Unito. La questione dell’indipendenza si fa largo anche nel settore sportivo. Sport e politica si intrecciano spesso, sempre più sovente a livello globale, e qui in Scozia lo si avverte in vari settori.

Le ragazze scozzezi della squadra britannica di Curling, che ha vinto l’oro alle Olimpiadi invernali di quest’anno.

Un esempio ne sono i volti tesi e seri, e il tifo strabordante che il pubblico scozzese porta ogni volta che a Murrayfield, il tempio del rugby scozzese, si disputa la Calcutta Cup, la partita tra Scozia e Inghilterra del Sei Nazioni. Per la prima Calcutta Cup che ho visto in Scozia, mi ricordo di essere arrivata trafelata al pub in Glasgow dove le mie amiche sedevano per vedere la partita.

Avevo attraversato la città da sud a nord (con le salitacce del West End di mezzo) utilizzando il pratico servizio di bike sharing, dopo otto ore di turno in piedi come steward ad Ibrox (su questo tornerò tra poco). All’epoca mi ero persa una delle parti più emozionanti dell’evento, dove il pubblico intona l’inno ufficioso Flower of Scotland, ma negli anni a venire ho avuto la fortuna di osservare quel momento dal vivo a Murrayfield e devo dire che la pelle d’oca si è fatta sentire (a fine articolo il video della partita del febbraio 2022).

Solo recentemente però mi sono soffermata a pensare quanto questo, l’orgoglio verso “l’usurpatore” inglese, sia in realtà anche uno dei toni scuri del nazionalismo scozzese. Piccola digressione: il nazionalismo scozzese è in gran parte differente dai nazionalismi che ho conosciuto e anche un po’ vissuto sulla mia pelle (italiano, francese, americano, russo).

È un nazionalismo di aggregazione, che sorprendentemente si concentra sulla ricchezza della tradizione ma anche su quella data dal multiculturalismo scozzese, dai New Scots che arrivano in una nuova patria. Il problema lo hai però se sei Inglese, e qui, anche un nazionalismo quasi virtuoso in parte rivela la sua problematica natura. Il noi e loro prende sfumature di pregiudizio, sempre e comunque, cosa che spesso si abbatte sugli inglesi in Scozia sin dall’età scolastica.

Quello che in qualche modo può essere un sentimento legittimo più o meno condiviso di non appartenenza a un’unione dalle tendenze politiche molto differenti, ha il suo contrappeso su chi non ha colpe e viene giudicato solo per il luogo dove è nato e cresciuto.

Un momento della partita Scozia Italia – Crediti Scottish Rugby.

Per fortuna nel rugby, lo sport che pratico e amo, questi sentimenti molto raramente si trasformano in episodi violenti, e sono per lo più platonici e simbolici segni di rivalità. Purtroppo però, non tutti gli ambienti sportivi sono esenti da violenza e in Scozia esiste un settore del tutto particolare di rivalità sportiva: il settarismo calcistico, che si amalgama ad astio di tipo politico e religioso nel complesso.

Ho scoperto questa rivalità nella maniera più diretta: il mio primo lavoro da studente a Glasgow è infatti stato fare da steward ad Ibrox, lo stadio dei Rangers. Primo turno: partita della Scottish Cup contro i Celtic. Mi ricordo ancora le facce dei miei compagni di corso quando menzionai loro la cosa a pranzo, rivolgendomi espressioni tra il preoccupato e il divertito (quasi isterico). Io, con la mia cultura calcistica pressoché nulla, non avevo idea di che volessero dire. Mi informarono per fortuna della situazione corrente: tra i Rangers i Celtic corre un antico astio, con moti di violenza e una subcultura vastamente problematica per le forze dell’ordine a Glasgow. I Rangers, i cui colori sono blu, bianco rosso (gli stessi della Union Jack), rappresentano la fazione dei protestanti unionisti. Dall’altra parte abbiamo i Celtic, bianco-verdi, si identificano con la società cattolica legata all’immigrazione irlandese nel Diciannovesimo secolo.

Un momento di una partita di Shinty. Credits Callum MacKay.

Tra le due fazioni corre pessimo sangue. Insomma, avendo avuto una panoramica di quello che accade normalmente attorno a ogni partita dell’Old Firm, come vengono identificate collettivamente le due squadre, avevo giustamente un po’ di ansia in quel primo turno. Per fortuna, oltre alla confisca di qualche bottiglia di vodka, nulla di terribile accadde, e l’abitudine a questi giochi divenne la norma. Ricordo però con ansia un turno a Hampden, lo stadio calcistico nazionale, in occasione di una semifinale tra le due squadre.

Le barricate di polizia erano impressionanti. I vagoni della metro e dei treni presidiati e separati tra tifosi di ciascuna squadra. (Ricordo però, con un po’ di nostalgia, i cavalli della polizia attorno agli stadi.) Vi è una dinamica analoga ad Edimburgo, seppur molto meno marcata, tra Hearts e Hibernians & Hibernians (Cattolici) ad Edimburgo.

Un altro sport che è di casa nelle Highlands è lo Shinty, che in qualche modo unisce alcuni aspetti del calcio, dell’hockey su prato e del rugby. Insomma, fatto sta che a suon di “mazzate”, i dentisti locali hanno il loro bel da farsi.

 

Milanese di origine, dal 2017 sono in Scozia dove lavoro come reporter per diverse testate locali delle Highlands, tra cui l’Inverness Courier e il Ross-shire Journal. Marcata da una sana passione per bevande alcoliche e viaggi, scrivo soprattutto di whisky sulla rivista Cask&Still o sul blog maltingpotblog.com. Laureata in Mediazione Linguistica e Culturale a Milano e Giornalismo Multimediale a Glasgow, con un salto in Russia e in Francia in mezzo, amo visitare nuovi luoghi ed assorbire nuove lingue e culture (e le loro tradizioni gastronomiche).

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