“Strappare lungo i bordi”, il cocktail vincente di Zerocalcare

Offrire uno spaccato giovanile dell’ultimo ventennio, lanciare riflessioni esistenziali fra opportunità di carriera mancate e amori non consumati, far sorridere e commuovere al tempo stesso, parlare di un’Italia che cambia fra differenti mode musicali e

Offrire uno spaccato giovanile dell’ultimo ventennio, lanciare riflessioni esistenziali fra opportunità di carriera mancate e amori non consumati, far sorridere e commuovere al tempo stesso, parlare di un’Italia che cambia fra differenti mode musicali e problemi sociali.

Come è possibile gettare tutti questi elementi in un’unica miniserie senza farsi male? E se per giunta la miniserie non fosse nemmeno un normale film di narrazione fatto di attori in carne e ossa, ma animazioni? Ebbene sì, tutto questo è possibile e stavolta non si può fare altro che brindare a un successo italiano senza fronzoli né velleità.

Un successo gentile che porta sullo schermo lo spaccato di vita di Zerocalcare, Sarah e il Secco, tre ragazzi della Roma proletaria, nati dall’intuizione del fumettista Zerocalcare. Una storia ovviamente dal sapore autobiografico che ha saputo colpire al cuore per l’originalità di uno stile frenetico fra il pulp e il post punk, offrendo uno spaccato generazionale all’indomani degli episodi di violenza della Genova del G8 del 2001, fra colori sgargianti e un montaggio decisamente “frenetico” che non lascia spazio al momento morto o a cali di tensione, seppure raccontando una storia di amicizia e di una partenza improvvisa di questi tre protagonisti che devono chiudere un conto con il passato.

Fra flashback e riflessioni entriamo nel mondo di Zerocalcare, Ze’ per gli amici “de Roma”, e scopriamo come certi interrogativi, paure e titubanze, in fondo siano anche le nostre, alla stessa maniera dei sensi di colpa di Zerocalcare, oppure le responsabilità nel sentirsi sempre in competizione per farsi strada nella società, magari con le armi delle proprie passioni, proprio come nel caso del fumetto e delle animazioni.

Non a caso questa apertura all’immedesimazione ha permesso alla serie di scalzare titoli ben quotati e ben saldi in cima all’hit parade come “Squid Game” e divenire uno dei maggiori successi di questo autunno 2021.

Ottima anche la partecipazione amichevole di Valerio Mastandrea nel doppiaggio di un “armadillo” che funge da moderno “grillo parlante” per la coscienza del protagonista, fra rimproveri e suggerimenti al fulmicotone e magari qualche slang di troppo, ma necessario per dare anche un tocco ironico in più. Un tocco importante nel caso di una narrazione che, a tratti, può ubriacare lo spettatore per la sua ritmica davvero elevata e i continui cambi di inquadratura ed effettistica speciale.

La voce fuoricampo dello stesso Zerocalcare però ricompone tutti questi elementi, marcando il filo conduttore della narrazione principale, anche se a detta dei più pignoli, sembra non essere stato agevole questo ricorso continuo a un accento romano pronunciato alla velocità di una canzone trap.

Ma non siamo qua per fare accademia o per trovare facili motivi per stroncare una serie che di per sé non ha nemmeno la velleità di diventare per forza un oggetto di culto. Siamo di fronte a un prodotto ben fatto e nato all’insegna della sincerità che rende omaggio a quella fascia di età talvolta più dura da vivere. Rimane un bel racconto, per una volta italiano, dove la pluralità di forme e colori si accompagna a più temi sollevati ed emozioni contrastanti. Cocktail (allucinato), riuscito e vincente.

 

Laureatosi nel 2001 al Dams è attualmente impegnato nel settore commerciale e logistico Italia / Estero. Teamplayer e rivendicatore della libertà di espressione fra Politica, Musica e Spettacolo. Sogna una nuova Nouvelle Vague da ricreare a Milano ascoltando una vecchia canzone anni '80 e un goal del... Milan! Citazione preferita: "Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte" (F. Truffaut).

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