Atterrano su Sky i “Diavoli”, storie avvincenti ambientate a Londra nel mondo della finanza

È possibile parlare di finanza e portarla ad essere un argomento appetibile da "prima serata”?  È possibile farsi trascinare fino a perdersi nei meandri di somme matematiche, tassi che oscillano e intrighi nelle segrete stanze di

È possibile parlare di finanza e portarla ad essere un argomento appetibile da “prima serata”?  È possibile farsi trascinare fino a perdersi nei meandri di somme matematiche, tassi che oscillano e intrighi nelle segrete stanze di una banca senza chiudere le palpebre? 

Se gli ingredienti sono quelli giusti è possibile. E dal 17 aprile (qui tutte le date, il trailer e la programmazione) è cominciata una serie che riesce fin dai primi due episodi a spostare l’attenzione ben oltre i normali contesti polizieschi o le corsie di ospedali che hanno già fatto la fortuna di alcune serie statunitensi. Stavolta siamo nella ex “Swinging London” del quartiere degli affari e capitale europea dei principali traffici finanziari. 

E ci sono i due classici galli nel pollaio destinati a diventare i protagonisti indimenticabili di una elegante serie che lancia uno stile nuovo che potremmo definire “banking thriller“. Un giovane “colletto bianco” combattivo e stratega quanto basta per giocarsi le carte che conducono ad una poltrona sempre più alta da dirigente, e un direttore-mentore senza scrupoli che guarda solo ai profitti rimettendo in gioco esistenza e fantasmi del passato. E tutto questo fra scandali e rivalità fra squadre operative e giocatori di borsa.

A complicare il gioco ci pensano giornalisti, bloggers e guardacaso sempre loro, i politici di turno. Perché la politica non può mancare come la finanza stessa che ne diventa parte. E a detta dell’ideatore di questa serie, Guido Maria Brera, non a caso un perfetto esempio di uomo della Finanza: “il ruolo della finanza è anche politico. Volente o nolente diventa strumento politico”. Politico ma con la giusta dose di passionalità e di uno spirito thriller da rendere proprio appetibile una serie che ha anche il pregio di essere finalmente italiana con un cast tecnico e artistico misto fra interpreti italiani, europei e americani. 

Menzione d’onore per il duo di protagonisti inedito ma subito affiatato di Patrick Dempsey e Alessandro Borghi. Il primo nel pieno del suo fascino maturo e il secondo totalmente lontano dagli esordi trucidi fra Ostia e la capitale. A completare il cast Kasia Smutniak, Lars Mikkelsen e molti altri volti destinati a tirare fuori il carisma al di là del ruolo di gregari. Attenzione perché non è la solita carrellata di situazioni altalenanti fra il sentimentale e le passioni da rotocalco che piacciono sempre. Questo è un percorso psicologico nelle strategie malate che regolano scelte che hanno poi ricadute a livello mondiale. Chi sono i veri diavoli della Finanza? Lo scopriremo nelle atmosfere eleganti e patinate di questo cocktail oltre Manica.

Diavoli 

Stagione 1
Ideatore: Guido Maria Brera
Genere: Drammatico
Anno: 2020
Paese: Italia
Durata: 50 min/episodio
Produzione: Lux Vide, Sky

Regia: Nick Hurran, Jan Maria Michelini; soggetto: I Diavoli di Guido Maria Brera; sceneggiatura Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Christopher Lunt, Michael A. Walker.

Interpreti e personaggi: Alessandro Borghi: Massimo Ruggero – Kasia Smutniak: Nina Morgan – Laia Costa: Sofia Flores – Malachi Kirby: Oliver Harris – Lars Mikkelsen: Daniel Duval – Pia Mechler: Eleanor Bourg – Paul Chowdhry: Kalim Chowdrey – Sallie Harmsen: Carrie Price – Harry Michell: Paul McGuinnan – Patrick Dempsey: Dominic Morgan.

Laureatosi nel 2001 al Dams è attualmente impegnato nel settore commerciale e logistico Italia / Estero. Teamplayer e rivendicatore della libertà di espressione fra Politica, Musica e Spettacolo. Sogna una nuova Nouvelle Vague da ricreare a Milano ascoltando una vecchia canzone anni '80 e un goal del... Milan! Citazione preferita: "Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte" (F. Truffaut).

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