The House, il cartone che indaga i rapporti umani

Il mondo delle “anime” e del cartoon in generale, si è decisamente evoluto sul piano della narrazione. Su questo non c’è alcun dubbio. Sempre più frequenti diventano le storie e i soggetti che trattano la

Il mondo delle “anime” e del cartoon in generale, si è decisamente evoluto sul piano della narrazione. Su questo non c’è alcun dubbio. Sempre più frequenti diventano le storie e i soggetti che trattano la materia esistenziale e i rapporti fra esseri umani, senza lasciare spazio ai facili sentimentalismi, l’intrattenimento, la comicità oltre che i lieti fine alla Disney.

E questo Netflix lo sa benissimo e, giocandosela, vince una sfida lanciando in questa apertura di nuovo anno, una delle produzioni più inquietanti e controverse. “The House” è un cartone di produzione inglese, realizzato con una regia corale (Emma de Swaef, Marc James Roels, Niki Lindroth von Bahr, Paloma Baeza), e in tecnica stop motion.

Il filo conduttore della pellicola è il tema della “Casa” per l’appunto, che viene fotografata in tre epoche diverse e con protagonisti umani e animali, che diventano vittimedelle proprie ossessioni e tentazioni. Gli autori riescono a trattare temi esistenziali e filosofici con una tecnica di solito utilizzata per narrazioni favolistiche e infantili, ma non per questo in modo leggero o banale.

Laddove il focolare domestico di solito diventa consolatorio come una canzone natalizia, in “The House” diventa sinonimo di “prigionia” e di rapporti umani mal vissuti e densi di incomunicabilità. L’opera è dominata da scenari oscuri, corridoi in stile Shining, strane presenze degne del Sesto Senso e atmosfere kafkiane, dove a farla da padrone è la stravaganza degli stessi protagonisti. Ma pur sempre senza citazionismi e senza rievocazioni di vecchi miti “al contrario” della storia del Cinema.

Il soggetto si sviluppa su tre episodi. Nei primi due la cifra stilistica del racconto è quella dell’alienazione, che si scioglie in un epilogo di speranza nel terzo ed ultimo episodio. Unica rivelazione questa, che possiamo concedere per non rovinare comunque un’esperienza visiva suggestiva e un viaggio psicologico che sconsigliamo però decisamente a un pubblico minorenne. Non per l’eventuale presenza di scene cruente, ma per situazioni e atmosfere che apparentemente potrebbero sembrare senza senso ma che, in realtà, sono il giusto spazio per la nostra libera interpretazione.

Il bello di “The House” è questo. Uno spazio come quello di una casa che riflette l’animo di chi decide di riempirla di contenuti e sentimenti. A noi la scelta se siano buoni o cattivi. Di sicuro non sono banali e mai come in questo caso la tensione è accompagnata da una giusta dose di riflessione e colori di grandissima suggestione. Che dire? Buona visione (o meglio ossessione…).

Laureatosi nel 2001 al Dams è attualmente impegnato nel settore commerciale e logistico Italia / Estero. Teamplayer e rivendicatore della libertà di espressione fra Politica, Musica e Spettacolo. Sogna una nuova Nouvelle Vague da ricreare a Milano ascoltando una vecchia canzone anni '80 e un goal del... Milan! Citazione preferita: "Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte" (F. Truffaut).

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