Torna la 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐒.𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 per la benedizione degli animali alla Cascina Campazzo, lunedì 16 gennaio

Come da tradizione,  il nuovo anno  si apre per l'Associazione Parco Ticinello con la celebrazione della Festa di Sant'Antonio abate, uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa,  il beato del fuoco, protettore dei

Come da tradizione,  il nuovo anno  si apre per l’Associazione Parco Ticinello con la celebrazione della Festa di Sant’Antonio abate, uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa,  il beato del fuoco, protettore dei contadini, del bestiame, degli animali domestici e dei campi. La sua festa, che in tutta Italia si celebra il 17 gennaio, giorno della sua morte nel 356, segna la fine dell’inverno e la ripresa del lavoro agricolo e della prosperità.

Dove e quando

Anche quest’anno, la celebrazione si terrà presso la Cascina Campazzo (via Dudovich 10) lunedì 16 gennaio, a partire dalle ore 20.30 con la benedizione degli animali della cascina e degli animali domestici. Seguirà la festa con alcune simpatiche sorprese ‘luminescenti’ intorno a un “falò senza falò”  ma con cioccolata calda e vin brûlé per riscaldarsi e festeggiare in allegria.

Ceppi e falò vengono accesi in tutta Italia, dal nord fino alla Sicilia e alla Sardegna, come memoria liturgica che si tramanda dal Medioevo perché  il santo eremita è collegato non solo agli animali  ma anche al fuoco come simbolo di purificazione.

Purtroppo il comune di Milano ha vietato ormai da due anni l’accensione dei tradizionali falò di Sant’Antonio, a causa della “perdurante emergenza ambientale, con il superamento della concentrazione massima prevista per i livelli di Ossido di Azoto e di Polveri Sottili (PM10) e conseguente ristagno al suolo di particelle inquinanti“.  Una restrizione, a nostro parere,  eccessiva dal momento che riguarda una tradizione liturgica che si ripete una volta all’anno nello spazio intorno alle pochissime cascine rimaste attive del territorio milanese.

Ceppi e falò

In tutta la Lombardia, soprattutto nel Sudovest milanese,  la festa di Sant’Antonio è tradizionalmente celebrata in molti comuni con l’accensione dei fuochi.  A Milano, oltre alla Cascina Campazzo la celebra  la Cascina Linterno, in via Fratelli Zoia, che per mantenere viva la tradizione, quest’anno  festeggia la Lanternata di Sant’Antonio con la “Festa della Luce” al posto nel tradizionale gigantesco falò.

In Abruzzo, invece, a Fara Filiorum Petri, vengono accese le ‘farchie‘, altissimi fasci cilindrici di canne legate con rami di salice rosso. Secondo la tradizione, l’accensione delle farchie «avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera. Le ceneri, poi raccolte nei bracieri casalinghi di una volta, servivano a riscaldare la casa e, tramite un’apposita campana fatta con listelli di legno, per asciugare i panni umidi».  E, come buon augurio, anche per combattere l’herpes zoster, fuoco metaforico conosciuto anche come fuoco di Sant’Antonio. Per questo la protezione di Sant’Antonio è legata anche alla cura delle malattie della pelle.

Nel Salento, a Novoli, tra il 16 e il 18 gennaio si accende un falò gigantesco, la ‘focara‘, realizzata con 70mila fasci di vite e che vede un’affluenza di quasi 200mila persone.

A Mamoiada, in Sardegna, attorno ai falò accesi nella piazza danzano anche le tradizionali maschere dei Mamuthones e Issohadores, una rappresentazione  sacra davvero suggestiva e ancestrale del nuorese, accompagnata dai dolci tipici “papassinu biancu e nigheddu (popassino nero e  bianco), coccone ‘in mele e caschettas”.

Informazioni

FB: Associazione Parco Ticinello

 

Giornalista per caso… dal 1992, per una congenita passione per la fotografia. Dalle foto ai testi il passo è breve: da riviste di viaggio e sportive ai più quotati femminili e quotidiani nazionali sui temi del mondo del lavoro. Ho progettato e gestito newsletter di palestre e centri fitness. Ora faccio parte degli intrepidi inviati di Milanosud.

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