Torre dei Moro, quattro grandi architetti si offrono di “ripararla”(gratis). Presentati i progetti di Boeri e Femia

Bruciata in un impressionante rogo nell’agosto scorso, miracolosamente senza fare vittime, la Torre dei Moro di via Antonini prova a ripartire. Dissequestrata dal tribunale a fine febbraio, in questi mesi sono in corso le attribuzioni

Bruciata in un impressionante rogo nell’agosto scorso, miracolosamente senza fare vittime, la Torre dei Moro di via Antonini prova a ripartire. Dissequestrata dal tribunale a fine febbraio, in questi mesi sono in corso le attribuzioni degli incarichi tecnici dei professionisti che si dovranno occupare della ricostruzione. Interventi che saranno concertati dal condominio e dalla compagnia Reale Mutua, che aveva assicurato l’immobile per 26,5 milioni di euro. È in questo contesto che gli architetti Stefano Boeri, Mario Cucinella, Alfonso Femia e Alessandro Scandurra si sono offerti gratuitamente di progettare la ricostruzione della torre, non si sa ancora se seguendo più o meno pedissequamente il progetto originale. Tutto dipenderà se l’assicurazione, a fronte della pressione dell’opinione pubblica che e del prestigio delle Archistar, deciderà di pagare eventuali varianti.

Intanto nell’evento pubblico organizzato da Regione Lombardia il 14 maggio scorso, per presentare la ricostruzione della Torre e rendere noti i tempi dell’intervento, che si dovrebbe concludere entro il 2025, gli archetti Stefano Boeri e Alfonso Femia hanno presentato le loro proposte.

«Abbiamo pensato a un edificio verde che dia il segno della rinascita – ha spiegato Boeri, illustrando i primi disegni del progetto – in cui le due vele, che poi sono state parte dell’origine dell’incendio, siano invece coperte da alberi e foglie – ha aggiunto Boeri – conservando però quella fisionomia dell’edificio e aumentando la superficie dei balconi».

Secondo Femia, che propone una torre ricca di verde e piastrellata in ceramica cangiante: «La prima cosa che bisogna capire è che qualsiasi progetto sarà un progetto pubblico, che appartiene alla città e mi piacerebbe che questa possa essere un’occasione civile straordinaria”. L’edificio di via Antonini “entra in un contesto di rigenerazione tra i più importanti d’Europa. E quindi è importante che questo edificio – ha sottolineato Femia – assuma anche questo tipo di ruolo».

Come scritto sul Corriere della Sera e riportato da Urbanfile: “Le famiglie coinvolte nel disastro sono 80, con 34 minori, distribuite in 82 unità abitative, di cui 17 completamente distrutte e 16 gravemente compromesse. Attualmente 40 di queste famiglie hanno trovato alloggio sul mercato libero, 20 non hanno ancora una soluzione abitativa stabile, due sono ancora alloggiate presso un residence e altri da amici, mentre sono una ventina che hanno fatto domanda per le case di Comune e Regione. Non tutti i mutui sono stati sospesi all’indomani del disastro: «Solo dopo nove mesi tutte le banche li hanno sospesi, grazie all’intervento del prefetto», spiega il portavoce del comitato inquilini, Mirko Berti. In compenso, l’ondata di solidarietà ricevuta ha fatto sì che al 31 ottobre 2021 fossero stati distribuiti 187.572 euro: circa 2.400 euro a famiglia”.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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