Tra eccellenze e abbandono. Rifiuti al Parco delle Risaie.

Capannoni con macchinari da lavoro stipati all’interno. Aree recintate con mucchi di rifiuti edili. Società di auto-demolizioni apparentemente abbandonate. Spazi adibiti ad orti arrangiati alla meno peggio. È un paesaggio strano e a tratti tragicomico

parco_risaie_rifiutiCapannoni con macchinari da lavoro stipati all’interno. Aree recintate con mucchi di rifiuti edili. Società di auto-demolizioni apparentemente abbandonate. Spazi adibiti ad orti arrangiati alla meno peggio. È un paesaggio strano e a tratti tragicomico quello che si vede passeggiando per il Parco delle Risaie.

In quest’area di 20 ettari tra Gratosoglio e la Barona, che ospita una delle eccellenze italiane in campo agricolo, si coltivano alcune delle tipologie di riso della migliore qualità, con tecniche altamente innovative. Inoltre il valore storico dell’area è di tutto rispetto, poiché le tre cascine principali (San Marco, San Marchetto e San Marcaccio) risalgono addirittura al XV secolo. Ma nonostante tutto questo, come per il Parco Sud che lo contiene, anche per il Parco delle Risaie i problemi dell’inquinamento ambientale e del degrado sono le vere piaghe che ne impediscono lo sviluppo e la fruizione da parte dei cittadini.

Non sembrano sufficienti gli sforzi di agricoltori e di appassionati, che tra attività culturali e manifestazioni gastronomiche stanno aprendo il parco ai cittadini. Con l’Esposizione Universale, inoltre le risaie sono diventate uno dei fulcri del “made in Italy” da presentare al resto del mondo. Di certo è un bel volto, almeno quella dei campi coltivati e del consumo a “chilometro zero”. Sicuramente meno quella delle discariche abusive e dei tetti in eternit. Il percorso all’interno del parco comincia in via Tre castelli, nel quartiere Barona. La prima cosa che si nota sono aree di grandi dimensioni recintate, il che sta a significare che si tratta di proprietà privata. All’interno, per lo meno dentro a quelli in cui si riesce a vedere, ci sono cu- muli di rifiuti (soprattutto edili). I capannoni sono spesso di eternit e al- cuni versano in uno stato di quasi totale abbandono. Gli spiazzi lungo la strada sono diventati delle piccole di- scariche abusive, in cui viene scaricato di tutto: spazzatura, materiali di scarto dell’edilizia e mobilio di vario genere. Si scarica ovunque, lungo la strada ma anche sugli argini delle rogge, per cui molto spesso i rifiuti finiscono all’interno dei canali e sul fondo. Le acque tuttavia sembrano pulite e limpide, anche se si fanno più torbide verso la fine del percorso.

All’incrocio tra via Gattinara e via San Marchetto la superficie dell’acqua è coperta da una melma scura su cui galleggiano bottiglie di plastica. In alcuni punti si intuisce chiaramente che i rifiuti abbandonati sono stati bruciati, anche più di una volta. Periodicamente Amsa li raccoglie, ma è altrettanto chiaro che vengono presto rimpiazzati da altri. Sembra ormai essere diventato una brutta abitudine e sfortunatamente il luogo si adatta ad un simile scopo: è isolato e poco illuminato. Man mano che si prosegue, ci si imbatte in piccoli orti recintati con sistemi di fortuna. Molti si arrampicano sulle rogge e non sembrano rispettare tutte le regole di sicurezza: alcune passerelle usate per attraversare i canali di irrigazione, sono arrangiate con mezzi improbabili come racchette e sci. Entrando nel cuore vero e proprio del parco, si arriva alle cascine che animano il territorio con le coltivazioni di riso. Delle tre cascine storiche, San Marco e San Marchetto sono attualmente attive e in particolare la prima è adibita a centro socialmente utile, mentre i problemi riguardano specialmente la cascina di San Marcaccio, che è quasi totalmente crollata e quello che rimane ancora in piedi è peri- colante. Viene usata già da lungo tempo come discarica abusiva di materiali edili, sia all’interno che parzialmente anche all’esterno.

Questa situazione purtroppo non è nuova, soprattutto per il Parco Sud. Lo stesso discorso vale per via Selvanesco, che mostra gli stessi identici carat- teri del Parco delle Risaie, per via Campazzino e per la via per Rozzano, a Gratosoglio. Si potrebbe andare avanti ancora molto, la lista è lunga. Tuttavia si può dire che per il Parco delle Risaie ci sono stati dei passi avanti: per prima cosa, gli agricoltori della zona hanno contribuito a mantenere alto il valore dell’area e con l’avvento dell’Expo sono stati avviati ulteriori progetti di riqualificazione dell’area. Già il fatto che il parco sia riconosciuto come tale è un passo avanti: esiste anche un’associazione a suo nome (www.parcodellerisaie.it) che dal 2008 promuove iniziative culturali e sociali. Inoltre recentemente il Comune ha promosso un nuovo progetto per creare degli itinerari ciclopedonali tra Milano e Assago, che attraversano le vie d’acqua: i lavori sono cominciati a giugno e dovrebbero terminare per la metà di settembre. Rendere fruibile il territorio da parte dei cittadini è senza dubbio essenziale per la riqualificazione dell’area.

E ce n’è davvero un gran bisogno.

Alice Bertola

(luglio 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO