Tra il Parco Cassinis e la stazione di Rogoredo, il bazar della droga che produce morte e degrado

Una ragazza si guarda attorno, sembrerebbe un’anziana se non fosse per quella lisa maglietta che indossa. È magra, paurosamente magra. Profonde occhiaie le segnano il volto, quasi un teschio coperto da un sottile strato di cera. La

, Tra il Parco Cassinis e la stazione di Rogoredo, il bazar della droga che produce morte e degrado

spaccio_cassinisUna ragazza si guarda attorno, sembrerebbe un’anziana se non fosse per quella lisa maglietta che indossa.

È magra, paurosamente magra.

Profonde occhiaie le segnano il volto, quasi un teschio coperto da un sottile strato di cera. La pelle scarna fa risaltare gli zigomi in maniera innaturale.

Si incammina trascinando i piedi, le mani infilate sotto le ascelle per cercare di resistere al freddo, mentre percorre i pochi metri di via Sant’Arialdo che separano la stazione di Rogoredo dal boschetto di Parco Cassinis. Poi, strisciando sotto la recinzione sfondata, si immerge nell’oscurità degli alberi.

Stazione di Rogoredo, periferia sud-est di Milano.

La porta di un altro mondo. Parallelo, degradato, nascosto ma allo stesso tempo in piena vista. Si tratta del mondo dello spaccio, che ha un suo spazio ben delimitato e universalmente riconosciuto come tale: prendendo l’uscita di via Cassinis e incamminandosi verso il sottopassaggio della stazione si raggiunge uno stretto sentiero punteggiato di siringhe usate che, attraversando una recinzione sfondata porta all’interno della zona boschiva di Parco Cassinis: la piazza di spaccio dell’eroina più grande della Lombardia.

Questo parco si estende tra le fermate della linea gialla della metropolitana di Porto di Mare e di Rogoredo, dalle quali può essere facilmente raggiunto. Si tratta di un “supermercato della droga”, perché permette al consumatore di non tenere contatti personali con lo spacciatore, ma di recarsi in un luogo sempre fornito di ciò che cerca e sufficientemente nascosto da permettergli di “farsi” immediatamente e con tranquillità, senza dover aspettare il rientro a casa.

Questo parco fa il paio con la zona boschiva alla fine di via Orwell (quartiere Rogoredo), tra le due la piazza di spaccio principale, raggiungibile con relativa facilità anche dalla stazione di San Donato.

La sua posizione, al di là dei binari rispetto al parco, è stata la causa di alcune morti, verificatisi per incidente ferroviario, alle quali però vanno aggiunte quelle per overdose, portando così la stima complessiva a circa una ventina ogni anno. Lo spaccio è gestito da alcune famiglie storiche, residenti nel quartiere Corvetto, che hanno fatto della vendita di droga una fonte di reddito sicura. I membri di queste famiglie entrano in Italia provenienti dal Marocco, spesso con visto spagnolo, con l’idea di occuparsi dello spaccio per quattro o cinque anni, in modo da potersi permettere una vita agiata una volta ritornati in patria, mettendo tranquillamente in conto l’eventuale soggiorno nelle nostre galere. Una tale mole di affari è frequentemente oggetto di liti e lotte per il controllo che, tuttavia, non si estendono al luogo dello spaccio, ma generalmente, restano confinate all’interno del quartiere Corvetto, sfociando talvolta in tragedia: come nel caso dell’omicidio avvenuto in piazzale Ferrara circa tre mesi fa.

Mappa_spaccio_cassinisLa droga venduta è eroina, una droga che da “la botta”. Nell’era della cocaina, delle droghe da festa e da prestazione torna di moda (da tre anni a questa parte) una sostanza che sembrava aver perso terreno dai tempi in cui al Parco Sempione o in via Odazio, al Giambellino, passava il prete la mattina a dare l’estrema unzione ai morti di overdose della notte. Una droga che viene assunta anche dai più giovani, ragazzi del ’96 che iniziano fumandola per poi finire a spararsela in vena. Una droga che crea una fortissima dipendenza, anche psicologica, sapientemente sfruttata dagli spacciatori: sono molti i giovani tossici che vengono usati come cavallini (spacciatori al dettaglio, usa e getta, che lo fanno per procurarsi una dose) o sentinelle.

Chi percorre le strade sterrate nella boscaglia, battute dai piedi di migliaia di clienti, notte dopo notte, può essere preannunciato da due segnali: un fischio per il cliente bisognoso, lo squillo sul cellulare per avvertire dell’arrivo delle forze dell’ordine e allora comincia il fuggi fuggi. La zona in fondo a Parco Cassinis è composta da un fitto sottobosco, è stata scelta apposta per casi come questo: abbastanza distante dal parco vero e proprio, da essere meta solo per chi ha intenzione di andarci, ma abbastanza vicina al bordo ovest da permettere una rapida fuga, grazie anche al terreno cosparso da rifiuti e siringhe, cosa che rende ulteriormente difficoltoso l’intervento delle forze dell’ordine.

Nonostante i numerosi arresti e le varie retate, l’area è estremamente favorevole allo spaccio per la vicinanza alla stazione e alla tangenziale. Inoltre, trattandosi del Parco Agricolo Sud Milano, interventi sul territorio, come i disboscamenti, sono vietati dalla legge. I metodi utilizzati finora dalla forze dell’ordine appaiono insufficienti e solo un cambiamento radicale delle strategie di contrasto – per esempio interventi sul parco, bonifiche e presidi permanenti – potranno fare di questa area verde un luogo in cui poter trascorrere il tempo libero.

Alice Bertola e Filippo Franceschi

(Ottobre 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

Recensioni
4 COMMENTI
  • Avatar
    Giuseppe M 27 Ottobre 2015

    Ottimo articolo… complimenti ad entrambi gli autori…

  • Avatar
    marta villani 28 Ottobre 2015

    Ci passo spesso da rogoredo e mi sento sempre male a vedere il disfacimento di centinaia di persone, di ogni età, sesso e provenienza che si affrettano curvi e spaventati per andare a rovinarsi la vita. Oltre al recupero del luogo è urgente anche stroncare lo spaccio partendo dall’alto, da chi manovra tutto e soprattutto provando a dissuadere queste persone, indicargli delle alternative di vita, sostegno, aiuto culturale e umano. E’ davvero terribile

  • Avatar
    Gabriele Boschi 4 Novembre 2015

    Rimango sempre sconcertato quando leggo come definizione dell’area in oggetto descritta come “Parco”.
    Da sbarbato andavo a girare in moto in quel di “porto di mare”, che sarebbe dovuto diventare l’esatta definizione del nome. Peccato che sotto 30 cm di terra vi sia solo pattumiera. Già perché tutta l’area a suo tempo (anni 80) è diventata una enorme discarica ricoperta poi di terra e piante. All’epoca si poteva ancora vedere gli sfiati che bruciavano i gas d’emissione della suddetta discarica.
    Forse sarebbe più giusto che la gente sappia che il “Parco” è un altra schifezza mascherata di ufficialità.
    G. Boschi

  • Avatar
    Gabriele Metsi 5 Novembre 2015

    Rimango sempre sconcertato quando leggo come definizione dell’area in oggetto descritta come “Parco”.
    Da sbarbato andavo a girare in moto in quel di “porto di mare”, che sarebbe dovuto diventare l’esatta definizione del nome. Peccato che sotto 30 cm di terra vi sia solo pattumiera. Già perché tutta l’area a suo tempo (anni 80) è diventata una enorme discarica ricoperta poi di terra e piante. All’epoca si poteva ancora vedere gli sfiati che bruciavano i gas d’emissione della suddetta discarica.
    Forse sarebbe più giusto che la gente sappia che il “Parco” è un altra schifezza mascherata di ufficialità.
    G. Metsi

SCRIVI UN COMMENTO