Tra magia e realtà, le opere di Casorati, Carrà, De Chirico, Sironi in mostra a Palazzo Reale fino a febbraio

Una silente immobilità. Che permea ogni cosa, ogni volto, ogni sguardo. Il silenzio delle parole mute, dei luoghi senza tempo, di vite congelate e sospese. In un fermo immagine misterioso che blocca l’avanzare del tempo.

Una silente immobilità. Che permea ogni cosa, ogni volto, ogni sguardo. Il silenzio delle parole mute, dei luoghi senza tempo, di vite congelate e sospese. In un fermo immagine misterioso che blocca l’avanzare del tempo. Eppure tutto molto aderente al vero, la realtà è indagata nei più minuti dettagli, “talmente realistica da rivelarsi inquietante e straniante”, come scrivono i curatori della mostra Gabriella Belli e Valerio Terraroli.

Si è colti davvero da autentico incantamento e da una sottile inquietudine, davanti agli oltre 80 capolavori esposti a Palazzo Reale nella mostra più grande e completa dedicata al Realismo magico, promossa e prodotta dal Comune di Milano in collaborazione con 24 Ore Cultura (visitabile fino al 27 febbraio 2022). Occasione imperdibile per vedere riuntiti artisti come Felice Casorati (nell’immagine in alto Ritratto di Silvana Cenni, particolare 1922), Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Mario Sironi, Ubaldo Oppi, Achille Funi, Cagnaccio di San Pietro, Mario e Edita Broglio, Antonio Donghi (solo per citarne alcuni).

Recuperando la definizione di Realismo Magico (Magischer Realismus), data nel 1925 dal celebre critico d’arte tedesco Franz Roh a un movimento di portata transnazionale, il percorso espositivo ripercorre l’avventura di un’affascinante stagione artistica italiana tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, forse meno nota, perché schiacciata tra Futurismo, Metafisica e Novecento italiano. “Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata sul suolo; e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la vita nostra si proietta…”. Lo scrittore, giornalista e drammaturgo Massimo Bontempelli nel 1928 sintetizza così, in poche righe, questo modo straniante e allusivo di rappresentare la quotidianità, lontanissima dal dinamismo euforico della trascorsa stagione futurista, e che si muove intorno al convincimento che il mondo reale nasconda un mistero irresolubile.

Carlo Carrà, Le Figlie di Loth, 1919.

Sembra un paradosso parlare di magia e di realtà insieme, ma proprio su questi due termini si gioca questo momento straordinario dell’arte italiana del ‘900, dove la realtà è punto di partenza di un processo di “smaterializzazione”. Dopo l’esuberanza sfrenata, prepotentemente eversiva delle avanguardie artistiche maturate nell’ante-guerra (Espressionismo, Cubismo, Futurismo, Dadaismo…), dopo la tragica esperienza della Grande Guerra, si apre per gli artisti un periodo di riflessione, si cerca un ritorno all’ordine e all’equilibrio, e ai valori plastici individuati come possibile risposta al caos culturale e all’inquietudine di quegli anni.

Punto di riferimento un certo tipo di pittura del passato, quella serenità geometrica del Quattrocento, in particolare le geometrie purissime di Masaccio, Giotto, Piero della Francesca. Su queste basi innestarono poi il gusto Déco tipico dell’epoca e il seme perturbante della Metafisica. Una quieta narrazione, dove non c’è dramma, non c’è azione, caratterizza a prima vista i dipinti. Non vi è mai nulla che contraddica palesemente la verosimiglianza del reale.

Ma se guardiamo più attentamente, il senso di quiete che si percepisce a una prima occhiata è infatti solo apparente. Grazie a minimi accorgimenti, le atmosfere enigmatiche e il senso di sospensione rompono la verosimiglianza e generano una percezione paradossalmente straniante e irreale. Lo sguardo dei personaggi è spesso orientato verso un punto lontano, non visibile, esterno allo spazio pittorico. In attesa non si sa di chi o cosa. Le tele sono come Annunciazioni di un mistero che sembra sul punto di compiersi, anche nei momenti di più banale quotidianità. Non avviene mai, quello che dovrebbe avvenire. Uno sguardo, quello del Realismo magico, che arriva intatto fino a noi che ancora oggi ne riusciamo a sentire in maniera quasi inconscia la forza evocativa. E la sconcertante attualità, che rievoca paradossalmente la stessa coltre di surrealtà, posata sul quotidiano di ognuno di noi.

Mario Sironi, L’architetto, 1922-23.

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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