Tre articoli per i 700 anni dalla morte di Dante:: 1°. Struttura poetica e riferimenti filosofico-letterari della Divina Commedia

Dante Alighieri (1265-1321), considerato il più rilevante poeta della letteratura italiana e tra i più grandi in assoluto, è passato alla storia con la Divina Commedia.Tre “Cantiche” (Inferno, Purgatorio e Paradiso), rappresentazioni dei regni oltremondani.

Dante Alighieri (1265-1321), considerato il più rilevante poeta della letteratura italiana e tra i più grandi in assoluto, è passato alla storia con la Divina Commedia.

Tre “Cantiche” (Inferno, Purgatorio e Paradiso), rappresentazioni dei regni oltremondani. Si configura come “summa”, “sintesi” del Medioevo, nella quale confluiscono problematiche a carattere filosofico (metafisica, teologia, morale) e letterario (possibili nessi tra autori). La lingua impiegata da Dante è il “volgare”, ossia l’idioma che appartiene al “popolo”. Tematica già presente nel De vulgari eloquentia, in merito alla lingua universalmente riconosciuta, dal popolo italiano.

All’interno dell’opera, nota come “sacrato poema”, confluisce una molteplicità di personaggi appartenenti alle tradizioni passate (oltre a quella coeva), che Dante colloca in uno dei 3 “regni”, sulla base delle sue riflessioni e giudizi, in àmbito morale e metafisico.

L’Inferno consta di 34 Canti, mentre le altre due Cantiche sono costituite (in entrambi i casi) da 33 Canti. La somma che ne deriva (34+33+33) dà 100, come risultato. Ne scaturisce una numerologia dalle più svariate interpretazioni. Tra queste: 100, inteso come multiplo di 10, simbolo della totalità; “34 canti” dell’Inferno, come numero composto dalla cifra “3” (le discipline medievali del “trivio”: grammatica, retorica e dialettica) e “4” (“quadrivio”: aritmetica, geometria, astronomia e musica). In seguito, 33 multiplo di 3, numero della trinità e della perfezione. 3 sono – come già visto – le stesse Cantiche.

Particolare è anche lo schema metrico-ritmico: ogni verso si compone di endecasillabi e terzine (ricorre, ancora, il 3), secondo rime “incatenate”: “ABABCBCDC”…

Inoltre, 1300 è la data del primo Giubileo della storia, in concomitanza del quale, Dante inizia il suo percorso salvifico; ossia, orientato verso la salvezza del genere umano.

Non a caso, l’itinerario attraversato fisicamente da Dante inizia con una “catabasi” (discesa agli Inferi), cui seguirà l’“anabasi” (salita verso il Paradiso); entrambe, mutuate dalla tradizione epica greca (Omero) e latina (Virgilio).

Il personaggio di Virgilio assurge a guida, “vate”, che Dante considera il più rappresentativo della latinità. Dante stesso si annovererà tra i più importanti poeti quando, nel IV Canto dell’Inferno, dietro al gruppo dei grandi 5 (Omero, Orazio, Ovidio, Lucano e Virgilio), dirà: “Io fui sesto tra cotanto senno”. Le altre guide di Dante sono Stazio (7ma cornice del Purgatorio) e, infine, Beatrice (Empireo).

Sul personaggio femminile di Beatrice occorre precisare che Dante aveva già riflettuto in vari momenti della sua produzione poetica: dai Sonetti al Convivio; fino alla Vita Nova. Nel sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”, egli mette in risalto il tema dell’“incedere”: la donna che, introducendo se stessa alla vista del poeta, si distingue per le sue virtù morali (umiltà, nobiltà d’animo e “gentilezza”); a tal punto, da suscitare un effetto di ineffabilità e mutismo. Dal titolo del sonetto “Donne, ch’avete intelletto d’amore” echeggia la contraddizione apparente tra “amore” ed “intelletto”, che coesistono, nella figura femminile. Questa è la celebre figura della “donna-angelo” che, attraverso i suoi occhi, permette al poeta di accedere alla verità assoluta: la contemplazione divina. In termini filosofici: vi è una compenetrazione tra gnoseologia (conoscenza umana), amore, metafisica (“innalzamento” dello spirito) e teologia (si parla di Dio). Tutte queste tematiche erano già state accennate nel Convivio e nella Vita Nova, opere dalle quali scaturiscono riflessioni che ineriscono alla filosofia e all’amore che il poeta prova, per Beatrice.

“Dante and Beatrice”, quadro di Henry Holiday (1883). Sopra, all’inizio dell’articolo, “La Divina Commedia illumina Firenze” di Domenico di Michelino (1465).

Bisogna anche rilevare l’atteggiamento preponderante di Dante, nei confronti del suo percorso.

Da una parte, una tensione dell’animo tormentata, che riprende l’approccio del filosofo Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274), nonché Sant’Agostino (354-430). La verità può essere raggiunta soltanto distaccandosi dalla “concupiscenza” (desideri carnali e terreni), per orientarsi verso la conoscenza divina. D’altra parte, l’approccio di San Tommaso D’Aquino (1225-1274) e della branca filosofica denominata “Scolastica” (anch’essa, di matrice medievale) “insiste” sulla componente razionale legata alla conoscenza di Dio.

In conclusione, la Divina Commedia sarebbe (anche) suscettibile di una collocazione che vada oltre lo stesso Medioevo, nella misura in cui la vocazione dell’opera presenta un carattere – come già detto, in sede preliminare – universale. Ciò accade, ad esempio, per i personaggi di Francesca da Rimini (cui sono stati conferiti attributi “romantici”) ed Ulisse (nella letteratura del Novecento).

È purtuttavia necessario osservare come la coerenza e l’unità compositiva del sacrato poema siano in perfetta armonia e consonanza con la tradizione coeva. Non a caso, i poeti della “lirica cortese” francese e del “Dolce Stil Novo” italiano avevano gettato le basi per la concezione dantesca in merito alla figura di Beatrice.

Parimenti, la filosofia di San Tommaso d’Aquino aveva delineato con estrema chiarezza i tratti di una cosmologia, alla quale Dante si è poi ispirato, fino a contestualizzare in modo letteralmente etereo il suo tanto bramato approdo al Paradiso (ed alla “geografia” che ne consegue)…

Catabasi e anabasi, estrema punizione e beatitudine, passione spasmodica e rigorosa razionalità, assenza di luce e divinità… In tal senso, l’opera si apre e si chiude, “circolarmente”; là dove il cerchio è l’ennesimo elemento che simboleggia la perfezione.

 

I prossimi due articoli tratterranno di due dei personaggi più emblematici della Divina Commedia: Paolo e Francesca (il 6/02) e Ulisse (13/2)

Sono un giovane scrittore, filosofo e critico musicale. Ho pubblicato una silloge poetica (2020) e tre saggi (2017-2019). Nel 2020, ha ottenuto 10 riconoscimenti internazionali, in 6 premi letterari.

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