Tre donne e una orsa

Quattro femmine agli onori della cronaca e delle riflessioni di metà estate. Mara. La serietà. Delitto e castigo «Onorevole Sgarbi, indossi la mascherina, non è che qui ci sono 629 imbecilli e uno intelligente». Questa frase, pronunciata l’11 giugno

Quattro femmine agli onori della cronaca e delle riflessioni di metà estate.

Mara.
La serietà.
Delitto e castigo

«Onorevole Sgarbi, indossi la mascherina, non è che qui ci sono 629 imbecilli e uno intelligente». Questa frase, pronunciata l’11 giugno a Montecitorio da Mara Carfagna, che presiedeva l’assemblea dei deputati, è già iscritta nel libro dei “memorabilia” parlamentari.

Sgarbi, che imperversa da anni nelle cronache di (mal)costume con l’aspirazione di approdare nei libri di storia, ha dovuto abbassare il capo di fronte alla severità di una presidenza di assemblea per una volta nient’affatto corriva e indulgente nei confronti delle plateali e provocatorie manifestazioni di trasgressività (non del solo Sgarbi, sia chiaro).

Molti giudicano inefficace o inutile l’uso della mascherina (ne riparleremo fra qualche mese, amici cari…), ma ciò non toglie che: a) nelle aule parlamentari è d’obbligo, per regolamento, l’uso della mascherina; b) i parlamentari, per il loro grado di esposizione pubblica, sono tenuti più di ogni altro ad attenersi al rispetto e all’osservanza delle regole. Ma Sgarbi è insofferente all’uniformità dei comportamenti e al conformismo delle regole.

Sta in parlamento per protagonismo ludico, affascina le platee dei semplici con oratoria talvolta erudita, distribuisce impunemente insulti scurrili e si compiace dell’assolutorio “ma sì, lasciamolo fare, in fondo è un grande critico d’arte” (e chi se ne frega!).

Con Mara Carfagna, esponente di Forza Italia, Sgarbi stavolta è andato a sbattere il muso. Due volte. La prima l’11 giugno con l’incidente della mascherina; la seconda – più grave – quando il 25 giugno è stato espulso dall’aula, sempre da Mara Carfagna, con la quale, evidentemente, il conto è aperto e ne vedremo presto il sequel. Il 25 giugno Sgarbi ha grevemente offeso una giovane parlamentare di Forza Italia, Giusi Bartolozzi, e ha rincarato la dose rivolgendosi irriguardosamente anche alla Carfagna. Espulso dall’aula, Sgarbi, recalcitrante, è stato trascinato fuori di peso dai commessi. Spettacolo indecoroso. «L’onorevole Sgarbi – ha spiegato Mara Carfagna – ha pronunciato parole irripetibili nei confronti dell’onorevole Bartolozzi e anche della presidenza».

Ci voleva una donna di carattere per spennacchiare il borioso Sgarbi. L’onorevole Carfagna ha avuto la disgrazia di essere entrata in politica nella stagione in cui Berlusconi promuoveva con facilità il rinnovamento parlamentare ricorrendo a stereotipi di femminilità giovane e piacente. Da quella compagine di beneficate la quarantacinquenne deputata salernitana ha saputo affrancarsi, manifestando impegno e soprattutto serietà.

La serietà, forse il primo dei requisiti che dovremmo pretendere dai nostri rappresentanti politici.

Michela.
La dignità.
Orgoglio e pregiudizio

È vero che «Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso deve preoccuparsi»? A Michela Murgia, quarantottenne scrittrice sarda dalla penna eclettica e pungente, è toccato un poco amabile confronto con un sessista autentico, pur se controllato nelle forme e culturalmente nient’affatto sprovveduto: Raffaele Morelli, psicoterapeuta e direttore del mensile “Riza psicosomatica”.

Quando il sessismo assume forme pecorecce (come quelle del celodurismo, per capirci), la polemica è facile e diretta. E sappiamo che quel genere di sessismo (o maschilismo) è ancora largamente presente nella nostra società, anche se molti faticano a riconoscerlo.

Alla Murgia, femminista orgogliosa, è riuscito di far perdere le staffe a Morelli, irridendo il suo collaudatissimo pregiudizio sugli «antichissimi e primordiali codici del femminile», che sarebbero «la base della crescita e dello sviluppo in ogni donna». Si può legittimamente consentire o dissentire, ma non si può negare che questa concezione è quella che codifica la subalternità della donna rispetto all’uomo, al giudizio dell’uomo, che, se “non le mette gli occhi addosso” la rende un’infelice. La donna, una volta di più rappresentata come “oggetto del desiderio”.

Replicando con ironia a Morelli, la Murgia si è beccata dell’ignorante e di autrice di “domande cretine”, prima che Morelli troncasse bruscamente la telefonata. Caduta di stile imperdonabile.

Susanna.
Il ruolo.
Umiliati e offesi

Non c’entra niente invece il sessismo nel caso di Susanna Ceccardi.
 La trentatreenne europarlamentare leghista (che fu per qualche anno anche sindaca di Cascina, grazie al voto decisivo dei grillini) sarà la candidata della destra alle prossime elezioni regionali in Toscana.

Il suo maggior competitore, Eugenio Giani (centrosinistra), ha ironizzato sulla sua scarsa autonomia politica, affermando che la Ceccardi «Va al guinzaglio di Salvini».
 Metafora offensiva, ma per nient’affatto sessista, in quanto l’andare al guinzaglio di qualcuno è caratteristica perfettamente bisex. Sgarbi, maschilista di antico corso, non è sessista quando dà della capra a una donna, perché questo epiteto l’illustre critico lo affibbia indifferentemente a maschi e femmine; è sessista quando esaurisce, come spesso gli accade, la funzione della donna nell’esercizio del meretricio.

È sessismo accusare una donna di far carriera passando di letto in letto o imbambolando anziani arrapati; o esibire in pubblico bambole gonfiabili definendole sosia della Boldrini (copyright by Salvini) o simulare con inequivocabile mimica facciale forme di sesso orale (è accaduto anche questo alla Camera): insomma, utilizzando forme ed espressioni convenzionalmente e tradizionalmente riferite al genere femminile.

Che la Ceccardi sia autonoma rispetto a Salvini, sinceramente non lo sappiamo: certo non è persona di raffinato pensare, se è vero che ha definito “Imagine” di John Lennon una “canzone marxista”. Ma sulla sua personalità politica, si vedrà. Per ora si può dire che ci sono dirigenti politici maschi che vanno al guinzaglio di Salvini ed altri che non ci vanno: Maurizio Fugatti, presidente della provincia di Trento, nell’un caso; Luca Zaia, presidente del Veneto, nell’altro. Entrambi leghisti ed entrambi riconoscibilmente maschietti: il sessismo con il guinzaglio c’entra meno di niente.

JJ4.
Il rispetto.
Guerra e pace

La quarta donna di questa breve rassegna è un animale, un’orsa, nota all’anagrafe come JJ4, che ha aggredito il 27 giugno scorso, due uomini, padre e figlio, nei boschi del gruppo del Brenta, in Trentino. Ma quello che ha colpito è l’atteggiamento lucido e responsabile degli aggrediti.

Il problema dell’accresciuta presenza dei plantigradi sulle montagne trentine è serio e sicuramente è finora stata inadeguata la funzione di controllo effettuata dal corpo forestale. Ma che il problema si risolva con la fucilazione degli animali è perlomeno discutibile.

Fugatti, presidente trentino, ha ordinato l’esecuzione dell’orsa; ad opporsi a questa decisione sono proprio gli aggrediti.
 Mamma orsa ha agito con ogni probabilità per difendere una porzione di territorio in cui si trovava la sua prole. E che avesse prevalentemente intenti di presidio territoriale lo prova il fatto che, dopo aver ferito i due escursionisti, si è ritirata consentendo agli uomini di fuggire, mentre quando ha intenzioni aggressive difficilmente l’orso molla la preda.

Christian Massironi, il figlio, intervistato ha detto che «prima o poi, se non si fa qualcosa, ci scappa il morto, perché gli orsi sono anche loro stressati dalla presenza sempre maggiore dell’uomo sulle montagne». Ma ha aggiunto: «Non voglio assolutamente abbatterli gli orsi: vanno gestiti, rispettando le loro vite».

Il rispetto della vita: dell’uomo ma anche dell’orso. E rispetto della natura, delle sue leggi, delle sue necessità. Davvero esemplari le parole di una “vittima”, che non predica vendette e sa riconoscere anche gli altrui diritti.

 

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