Truffatori informatici inviano messaggi fraudolenti. Ad A. C. prelevati 10mila euro dal conto. In dubbio il risarcimento

Non solo rapine per svuotare i bancomat delle filiali di grandi banche (l’ennesima, nella notte tra il 27 e il 28 novembre, si è consumata in zona al Banco Bpm di via Nicola Romeo). Per

Non solo rapine per svuotare i bancomat delle filiali di grandi banche (l’ennesima, nella notte tra il 27 e il 28 novembre, si è consumata in zona al Banco Bpm di via Nicola Romeo). Per prelevare somme in modo fraudolento c’è infatti un’altra tecnica, assai più sofisticata, rivolta direttamente ai clienti di conti correnti in home banking, che si è via via sempre più affinata: dalle vecchie mail con la richiesta di fornire dati sensibili, ma scritte in un italiano improbabile – e che perciò rivelavano subito il tentativo di estorsione – ai contatti tramite messaggi su smartphone da mittenti noti degli ultimi tempi.

Come è capitato pochi giorni fa ad A. C. di Rozzano, che racconta di essere stata contattata dal numero verde della sua banca, in cui la informavano di alcuni flussi di bonifici in partenza dal suo conto… Come comportarsi di fronte al timore di essere derubati e, nel contempo, come dubitare della sicurezza della chiamata?
Continua A. C.: «Successivamente venivo di nuovo contattata, sia telefonicamente sia tramite sms: mi avvertivano che erano stati predisposti dei bonifici, indirizzati a due nominativi a me ignoti, e che per disconoscere tali operazioni avrei dovuto subito accedere all’app home banking del mio istituto bancario». Il seguito lo si può purtroppo immaginare…
Prontamente accedendo all’app e tramite l’applicativo “parla con noi”, la cliente indicava che era in corso una frode, ma il servizio non era attivo. Dopo svariati tentativi andati a vuoto di parlare con il proprio istituto bancario, A. C. si accorgeva delle avvenute operazioni da lei non autorizzate per la somma di ben 10mila euro!

Che fare allora? «Recandomi personalmente in banca ho subito stilato il documento per il disconoscimento delle operazioni di pagamento non autorizzate – spiega A. C. –. Poi ho chiesto il rimborso e lo storno di tali operazioni, perché avvenute in seguito a: clonazione di una linea telefonica ufficiale bancaria, scarsa sicurezza dell’applicazione della banca. E, inoltre, ho dichiarato di non aver fornito dati sensibili né codice di accesso».

Negli stessi giorni, episodio simile anche per G. F., che racconta: «Ho ricevuto un sms dal mittente di Banca Intesa, Gruppo Isp, che normalmente mi invia i codici per l’accesso all’home banking. Il messaggio diceva di un accesso anomalo al mio conto e di confermare i miei dati, cliccando su un link. L’ho fatto e ho inserito i dati, ma subito, su consiglio di mia moglie bancaria, fortemente insospettita, ho spostato tutti i soldi che avevo su un altro conto e poi ho chiamato il numero verde, che mi ha confermato il tentativo di frode. Bloccatomi il conto, un paio di giorni dopo sono dovuto andare in agenzia per riattivarlo. A conferma dell’abilità informatica dei truffatori – conclude G. F. – è che il messaggio con il nuovo codice, per il primo accesso dopo il reset, mi è arrivato ancora da Gruppo Isp: lo stesso del messaggio fraudolento!» (Ndr – nell’immagine sotto il penultimo messaggio contiene il tentativo di frode, mentre l’ultimo e i precedenti sono i messaggi abituali).

Dai racconti di A. C. e G. F. (che naturalmente hanno subito denunciato entrambi il fatto ai Carabinieri) si capisce bene il grande salto di qualità fatto dai truffatori nell’approccio al cliente per derubarlo. E dunque la spunterà A. C. con la propria banca per l’eventuale risarcimento? Glielo auguriamo, ma è presto per dirlo. Intanto, quello che la vittima del furto desidera è diffondere il più possibile la notizia, affinché altri non caschino nello stesso, odioso tranello.

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