Ultimo giorno al Franco Parenti per Resurrexit Cassandra con Sonia Bergamasco

"Sono stata sepolta a Micene, la sua terra è ancora nella mia gola". Lei è già lì. Immobile e solenne, al centro della scena, su un palco coperto di scura terra sabbiosa. E la sua voce di

Sono stata sepolta a Micene, la sua terra è ancora nella mia gola“. Lei è già lì. Immobile e solenne, al centro della scena, su un palco coperto di scura terra sabbiosa. E la sua voce di sventura riempie subito la sala. Una figura in nero, nella rigidità dell’ampia gonna, nel lungo velo che le copre il volto. Il corpo si muove come un tronco di un albero smosso dal vento e i suoi capelli, dopo tanti secoli, tornano a gonfiarsi di vento “come frange di una bandiera”. Lei vede, lei sa. Da martedì 30 novembre a giovedì 2 dicembre al Teatro Franco Parenti di Milano va in scena lo spettacolo Resurrexit Cassandra (che ha già toccato Torino, Teatro Astra, il Teatro San Ferdinando di Napoli, il Teatro Grande di Pompei, il Teatro Romano di Verona). Ispirato a una delle figure più tragiche della mitologia greca, la sacerdotessa di Apollo, figlia di Ecuba e Priamo, re di Troia con il dono della preveggenza e la maledizione di non essere creduta. Dicendo implacabilmente la verità. Eroina incompresa, dalla quale, forse, abbiamo ancora qualcosa da imparare. E da ascoltare. 

Testo poetico, cupo e apocalittico di Ruggero Cappuccio, traduzione scenica del belga Jan Fabre, artista visionario e provocatorio, che ne firma ideazione, regia, scenografia. Protagonista assoluta una straordinaria, potente Sonia Bergamasco che giganteggia in scena (attrice versatile che alterna cinema e teatro e  ha conquistato anche la platea televisiva; classe 1966,  nata a Milano, al  quartiere Q8 , si è  diplomata in pianoforte presso il Conservatorio G. Verdi e in recitazione presso la Scuola del Piccolo Teatro, si è trasferita da tempo a Roma dove vive con il marito l’attore  Fabrizio Gifuni e le figlie Valeria di 17 e Maria di 15).  

La veggente – che da millenni sconta la terribile vendetta di Apollo (il dio respinto la condannò a restare sempre inascoltata) e un destino sventurato (bottino di guerra di Agamennone, dopo la disfatta di Troia, va a morire per mano di Clitemnestra) risorge dalla terra ormai  contaminata e violata dall’azione dell’uomo, e con la gola ancora strozzata dal fango, chiede di essere ascoltata. Come ai Troiani, Cassandra urla ancora una volta agli uomini di oggi di prendere coscienza della loro cecità di fronte alla devastazione del pianeta. “Quello di Cassandra è un mito antichissimo, capace di parlarci da profondità remote. Il suo monito è chiaro: se non ci prendiamo cura del pianeta, il pianeta ci punirà“, ha dichiarato Jan Fabre in una recente intervista. Disastro ambientale del quale noi stessi siamo responsabili. “E dobbiamo aver il coraggio di ammetterlo, per quanto ci sconvolga. Tutto questo ci riguarda”. 

Cassandra-Bergamasco urla disperata la sua ultima terribile profezia. Prima rigida e immobile, poi con una gestualità sempre più sinuosa e una risata irridente. Costringendo il pubblico in sala a chinare il capo come sotto una raffica di vento impetuoso. Circondata da sedici serpenti lignei (lo dice il mito: lei va al tempio ed è pieno di serpenti che le sussurrano le visioni). Riflessa e moltiplicata nella rifrazione di sé da cinque maxi schermi ad alta definizione che fanno da fondale, mentre s’innalza il fumo nero dei gas inquinanti, il rumore assordante dei motori, massi che rotolano dai pendii.   

Urgenze da raccontare anche sul palcoscenico 

Uno spettacolo visionario, perturbante, di intensa suggestione, un “concerto” di immagini, come lo definisce Jan Fabre, a cui non ci si può sottrarre. In cui si impigliano voci antiche e nuove, le simbologie di un mito senza tempo si fondono con la modernità tecnologica. La parabola della tragedia è intatta. Ecco cosa vediamo dentro la cupa vertigine del mito: l’urgenza della storia. L’immagine del mondo sull’orlo dell’abisso nella nuova era dell’Antropocene. La catastrofe ecologia imminente diventa visibile attraverso la fusione di immagini, suoni, giochi di luci. Diventa partitura sonora anche la voce di Sonia Bergamasco, quel darsi trasfigurandosi attraverso pause, picchi di accelerazione, scalate tonali, sinuosi ritorni. Un articolato reticolo di variazioni timbriche e di intensità, dal dire isterico alla dizione rapidissima e concitata, dal grido al sibilo. Accompagnata dalla musica intensa di Stef Kamil Carlens, la voce cangiante dell’attrice è canto e invettiva, preghiera, invocazione. Speranza. La voce esalta la pagina scritta, e la pagina scritta a sua volta sembra prendere vita grazie alla interpretazione dell’artista e alla magica alchimia della suggestiva messa in scena. «Una parola attualissima, urgente, con un sentimento forte di necessità ma anche di rabbia e di impotenza», come ha dichiarato Sonia Bergamasco.   

Lo spettacolo è diviso in cinque tableaux vivants, uno per ogni elemento della natura, intorno a cui si snoda il discorso che Cassandra rivolge all’Umanità: Nebbia, Vento, Fuoco e Fumo, Vapore, Pioggia. A cui corrispondono cinque cambi di abiti (i costumi sono della brava Nika Campisi) che la Bergamasco tiene uno sotto l’altro indossati: dal funereo nero che annuncia catastrofi e sventure per passare al rosso paillettato, il colore del sangue e della guerra, al blu, al verde per planare, ultima metamorfosi, al bianco, colore della purezza originale. E all’ultima supplica di Cassandra:  “Ascoltami uomo, ascoltami donna, non avrai altra terra all’ infuori di me. Non rubare i miei tesori”.   

Info: teatrofrancoparenti.it

La foto in alto è di Marco Ghidelli.

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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