Un asse ciclabile lungo 2 km da Bande Nere a Bisceglie: così le piste si allungano verso la periferia Ovest

Le piste ciclabili si allungano verso la periferia Ovest. Sulle vie Legioni Romane, Berna e Zurigo: tre strade che formano un unico raggio tra il capolinea M1 Bisceglie e piazzale Bande Nere. Tra il centro

Le piste ciclabili si allungano verso la periferia Ovest. Sulle vie Legioni Romane, Berna e Zurigo: tre strade che formano un unico raggio tra il capolinea M1 Bisceglie e piazzale Bande Nere. Tra il centro città e le zone esterne, la tangenziale Ovest, la provincia.

Un asse lungo circa due chilometri e largo da attraversare ad occhi spalancati, anche ai semafori. Con il sole negli occhi per chi arriva in città la mattina presto. E tramonti caraibici che accolgono chi scappa dal centro a pomeriggio inoltrato. Pendolarità motorizzata con incolonnamento e nervosismo: Milano da guidare. Tanti dei numeri civici di queste vie hanno un barra 2, barra 4, anche barra 6. Al 28 di via Zurigo c’è scala 10/S. Intorno, una fioritura di vie e viuzze: a senso unico, a doppio senso, a sorpresa.

Ne consegue che le macchine sono tantissime: corrono e frenano. Svoltano e parcheggiano. Ci ripensano o improvvisano. Comunque comandano. Due le linee di autobus. La 58 è una presenza frequente, la 63 già meno. Comunque sia, volumetrie importanti che avanzano. Si spostano. Si fermano. Si fermano? Da Capire. Si capisce sempre dopo. Una quotidianità a suo modo romantica come Sunset Boulevard, pericolosa tipo “Un giorno di ordinaria follia”, monotona come in “Ricomincio da capo”.

In questa realtà cinematografica chi pedala recita il ruolo del gatto in autostrada e del maleducato da marciapiede. Eppure la mobilità di mezzo, tra il camminare e il pilotare, esiste. Anche di sera. Pure d’inverno. E cresce. Con l’agilità di bici e monopattini elettrici. Con la novità della consegna di libri e cd con bici cargo. E la conferma dell’utilità dei rider, che rispondono alla pigrizia della borghesia del 2000 portando loro la cena a casa. Oppure ai svariati bisogni di chi da casa non può uscire. E se la mobilità leggera esiste, e cresce, allora richiede spazio.

Sull’asse Legioni Romane Berna-Zurigo, le ciclabili risultano un progetto da 570 mila euro, parte del piano Strade Aperte realizzato per fronteggiare l’emergenza Covid, in fase di realizzazione in queste settimane (qui il progetto del Comune). Sono lunghe 1.8 chilometri per ognuno dei due lati. Realizzate in segnaletica e struttura. Tra il marciapiede e le macchine parcheggiate a lisca di pesce.

La disponibilità di sosta, tra le vie citate e quelle limitrofe, è di oltre 1.200 stalli, gratuita per i residenti, compatibili con una domanda notturna-residenziale di meno di 1.000 posti. Le macchine, che prima viaggiavano a due corsie e parcheggiavano a pettine, potranno utilizzare una sola corsia per senso di marcia e sosteranno a lisca di pesce. Ma per chi pedala non finisce qui.

Da Bande Nere si potrà arrivare a Cairoli solo a pedali e a polpacci, come in gita o in vacanza. La ciclabile prosegue lungo via Caterina da Forlì e la circonvallazione esterna. Avanza sotto gli alberi di via Sardegna. Scavalla le nevrosi viabilistiche di piazza Piemonte e Wagner. Incontra la già esistente pista che passa da via Buonarroti e conduce appunto in centro oppure, in senso inverso, fino a via Novara e Settimo Milanese.

In parallelo sta per essere ultimato il progetto della ciclabile piazza Napoli-Giambellino. Tramite la riqualificazione dell’area di Lorenteggio e i lavori connessi a M4, questa pista bacerà quella che arrivando da Buccinasco passa da Ronchetto sul Naviglio e piazza Tirana. Da piazza Napoli ma in senso contrario si seguirà il collegamento con la rete ciclabile di via Cola di Rienzo – Val Paraiso, che sfocia al parco Don Giussani (il parco Solari) fino alla ciclabile di via Foppa.

C’è chi parla delle piste ciclabili sventolando la bandiera del proprio colore politico o della propria associazione. E c’è il ciclista, contento di “non essere più l’ultima ruota della strada”. Il pedone, felice “perché hanno liberato il marciapiede dagli invasori”. L’automobilista, che si domanda “se era il caso di tirare su un casino così”, dandosi già la risposta. L’autista Atm, “che se l’hanno fatta un motivo ci deve essere”. Di fatto la rivoluzione ciclabile è una necessità. Come è rivoluzionario e necessario riqualificare le aree verdi, piantare alberi e creare zone pedonali. Anche in periferia.

 

 

Milanese, giornalista e TV producer. Per lavoro vive a Los Angeles, tocca Cape Town e Tokyo, scopre angoli nascosti d’Italia e d’Europa. Per curiosità si perde nelle strade e tra le storie della sua amata città.

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