Un ex operaio con don Milani nel cuore: don Davide è il nuovo parroco della Samz

«Mi scuso, sarò un po’ lungo; devo disobbedire all’indicazione di papa Francesco che per la predica ha detto di stare sotto i dieci minuti». E poi, con lieve ironia: soprattutto disobbedirò a mio padre che,

don Davide Milanesi (sinistra) e don Davide Brambilla«Mi scuso, sarò un po’ lungo; devo disobbedire all’indicazione di papa Francesco che per la predica ha detto di stare sotto i dieci minuti». E poi, con lieve ironia: soprattutto disobbedirò a mio padre che, quando sono diventato diacono mi chiese che cosa potesse fare il diacono. E io gli ho detto «Papà, inizierò a predicare».
E lui: «Te racumandi, va no sü a stufì la gent…».
La prima omelia ufficiale pronunciata da don Davide Milanesi, nuovo parroco di Sant’Antonio Maria Zaccaria (Samz), domenica 11 febbraio durante la cerimonia del suo insediamento ha sforato il tempo suggerito da papa Francesco solo di 2’45” (nulla, date le circostanze) ma non si può dire che abbia annoiato i presenti. Del resto, già in qualche messa celebrata da lui negli ultimi due mesi per cominciare a farsi conoscere, i suoi nuovi parrocchiani hanno potuto apprezzarne le doti di oratore capace di trasmettere il messaggio del Vangelo in modo conciso, con parole semplici e chiare, dirette, talvolta servendosi di battute ed espressioni del dialetto milanese, primo rivelatore delle sue radici ambrosiane.

Festa per don Davide MilanesiAlla festa, oltre a tutte le associazioni parrocchiali, erano presenti un’ottantina di sacerdoti (tra cui l’abate della basilica di S. Ambrogio monsignor Carlo Faccendini), diaconi, seminaristi e molte persone arrivate da Pieve Emanuele (luogo d’origine della sua famiglia) e altre da Cinisello Balsamo (dove don Davide è stato coadiutore in oratorio). La chiesa era strapiena. Al termine del rito, cena per tutti, autoprodotta e offerta dai parrocchiani.

La chiesa dedicata a Sant’Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti, è la parrocchiale del quartiere Chiesa Rossa edificato negli anni ’60 non lontano dalla preesistente parrocchia di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa. Zona popolare abitata un tempo soprattutto da operai, impiegati, artigiani e commercianti, cui negli anni si sono aggiunte famiglie del ceto medio e altre provenienti dal nostro Sud e più recentemente comunità di immigrati (tra i bambini iscritti all’oratorio circa il 30 per cento viene da altri Paesi).

festaIl nuovo parroco, don Davide Milanesi, sostituisce don Gregorio Valerio, 77 anni, sacerdote di lungo corso, fondatore e primo direttore dell’emittente diocesana d’informazione, radio Marconi, studioso e profondo conoscitore della dottrina, che ha retto la parrocchia dal novembre 2002 dopo essere stato, tra l’altro, per sette anni l’ombra discreta e fedele del cardinale Carlo Maria Martini. Altro avvicendamento in Samz è stato quello tra don Martino Rebecchi, trasferito come vicario parrocchiale a Santa Maria del Rosario (38 anni, responsabile dell’oratorio, grande organizzatore di attività educative) e don Davide Brambilla (nuovo incaricato oratorio prestato, a mezzo servizio, dalla vicina parrocchia di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, grande esperto di cinema).

Don Davide Milanesi è nato nel 1968 a Milano, quarto di quattro fratelli ma la sua famiglia abitava a Pieve Emanuele, comune agricolo a Sud di Milano. I suoi nonni erano contadini e si erano stabiliti in una casa proprio sotto al campanile della vecchia Pieve. Tifoso dell’Inter, da ragazzo don Davide giocava a pallone nella squadra del paese, la Sant’Alessandro che, al suo esordio nel campionato tra oratori, arrivò ultima con un solo punto in classifica, guadagnato sul campo della Samz. Il Signore aveva deciso in quel momento che la Samz sarebbe entrata in punta di scarpini nel futuro di don Davide.

samzremoDopo il diploma in Chimica industriale, l’università: facoltà di Fisica. Ma la lascia dopo solo un anno per andare a lavorare come operaio in un’azienda di estintori a Fizzonasco, scelta difficile che rivela quel senso di inquietudine interiore che può generare una vocazione che sta per nascere. «L’esperienza da operaio mi ha aiutato a comprendere le difficoltà della vita, a essere più umile, più vicino alla gente», dice don Davide. Al momento del servizio militare sceglie invece quello civile presso una comunità per tossicodipendenti gestita dall’associazione “La strada”. Ancora un’esperienza lavorativa, perito chimico alla Tecnimont, e poi, a 24 anni, Davide capisce che vuole proprio diventare prete. «Una vocazione tardiva la mia – spiega – perché prima ho voluto testare bene me stesso, verificare quella chiamata che avevo cominciato a sentire verso i 18 anni».

Il 12 giugno 1999 don Davide diventa prete, destinato alla parrocchia di S. Ambrogio a Cinisello Balsamo. Dei 9 anni trascorsi a Cinisello come coadiutore in oratorio ricorda soprattutto il bel rapporto che ha avuto con i ragazzi e i giovani con cui ha condiviso tante esperienze di fede e di vita (in una missione in Brasile, in un campo lavoro in Romania, in un percorso per la legalità a Palermo dedicato a Falcone, Borsellino e a don Puglisi) e in giro per l’Europa in bici (nel 2005 fece una Cinisello-Colonia, circa 800 km, per accompagnare un gruppo di ragazzi alla Giornata mondiale della Gioventù). Nel 2008 il seminario lo richiama come vicerettore al Seminario Arcivescovile di Venegono Inferiore. Infine l’approdo in Samz.
Per il tempo libero le due ruote sono la grande passione di don Davide (ha una bella bici Colnago) insieme all’Inter e agli scacchi. Ma la passione più autentica e profonda, quella che viaggia parallelamente al suo magistero, l’ha riservata a don Lorenzo Milani, prete scomodo di cui ama citare “L’obbedienza non è più una virtù”, la lettera-risposta ad alcuni cappellani militari che avevano tacciato di viltà i primi obiettori di coscienza, sollevando il problema morale del cristiano davanti alla guerra e all’ordine di uccidere anche civili.

Valentina Strada
(Marzo 2018)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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