Un piano per i giovani che non studiano e non lavorano

È divenuto insopportabile sentire che troppi giovani sono senza lavoro; che non abbiano la possibilità di essere valorizzati e che, passando spesso da uno stage a un altro, non abbiano la possibilità di formarsi come

È divenuto insopportabile sentire che troppi giovani sono senza lavoro; che non abbiano la possibilità di essere valorizzati e che, passando spesso da uno stage a un altro, non abbiano la possibilità di formarsi come vorrebbero; che vengano sfruttati; che non riescano a individuare prospettive su cui costruire un progetto di vita.

È giunto il momento di arrestare con decisione questa deriva, partendo da una delle emergenze più drammatiche: quella costituita dai cosiddetti “Neet” (“Not in Education, Employment or Trading), giovani tra i 15 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi, sono sostanzialmente esclusi dal mercato del lavoro e stanno perdendo progressivamente fiducia nel proprio futuro.

In Italia si stima siano oltre 2,4 milioni le persone in questa situazione drammatica. Nella sola Lombardia circa 260mila giovani si trovano in un contesto di inoccupazione e, tra questi, circa 140mila risultano “attivi” (ovvero in cerca di un’occupazione) mentre circa 120mila sono qualificati come “inattivi” (ovvero non risultano impegnati nella ricerca di un’occupazione). Nella sola città di Milano si parla di oltre 78mila giovani “sfiduciati” (dati della Camera di Commercio).

Tale quadro ci restituisce l’immagine di una generazione sempre più fragile. Sarebbero tanti gli interventi da mettere in campo e la scarsità di risorse sicuramente non contribuisce ad affrontare in maniera incisiva il problema. Molto si è però discusso sull’argomento e, tra i vari interventi, si è parlato del potenziamento e del miglioramento dei servizi di informazione, di intermediazione, di accompagnamento e formazione mirata. Tali interventi sono sicuramente un buon veicolo per supportare azioni che vadano nella direzione dell’inserimento nel mondo del lavoro, ma debbono poi tradursi in azioni concrete.

A tale proposito, occorre quindi segnalare “MI-Generation Lab”, co-finanziato dal Comune di Milano, da Regione Lombardia, dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre che da numerosi investitori privati. Il progetto rivolto a giovani inoccupati, disoccupati o lavoratori precari di età compresa tra i 18 e i 35 anni e agli stessi Neet, si propone di accompagnare e formare i giovani, cercando di coinvolgerli e riattivarli per la riconquista del proprio futuro.

Si tratta di un segnale concreto di come si possa e si debba prestare attenzione, sia alle problematiche contingenti volte al reperimento di un’occupazione, sia alle problematiche di natura personale che rischiano di paralizzare le iniziative individuali. La sfiducia e la condizione di isolamento rischiano infatti di peggiorare situazioni individuali di esclusione o di precarietà. Riguadagnare invece uno spirito attivo e dotarsi di nuove conoscenze e prospettive, può considerarsi come un primo decisivo passo per l’ingresso o, talvolta, per il rientro nel mondo del lavoro.

Il progetto “MI-Generation Lab” punta molto sull’innovazione e sull’acquisizione di nuove competenze in particolare “nell’ambito dell’autoproduzione per mezzo di tecnologie e strumenti innovativi, della comunicazione multimediale, e dello sviluppo di idee di impresa” (Bando di avviso, pubblicato sul sito del Comune il 4 dicembre 2015). Le proposte sono particolarmente variegate e spaziano dall’avvio di iniziative imprenditoriali, mirate alle nuove tecnologie ovvero all’avvio di imprese sociali, all’apprendimento di conoscenze e abilità tecniche spendibili nei settori in cui è più probabile trovare opportunità di lavoro.

Per qualsiasi informazione è possibile consultare i seguenti link: www.migeneration.it o il sito del Comune https://goo.gl/16LRxn.

Ricordiamo che è sempre possibile farci pervenire segnalazioni e proposte per i prossimi numeri della Rubrica a: redazione@milanosud.it.

Laura Specchio
Consulente aziendale e del lavoro

(gennaio 2016)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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