, Un San Valentino coi botti

Un San Valentino coi botti

“Mia cara, quest’anno al Regio ci saranno i fuochi d’artificio! Non possiamo di certo mancare!”

, Un San Valentino coi botti

“Mia cara, quest’anno al Regio ci saranno i fuochi d’artificio! Non possiamo di certo mancare!”…

Egisto Paroliere, uomo pacifico e impeccabile padre di famiglia, lavorava da oltre 20 anni alla “Gianduiotta”, rinomata e storica casa dolciaria che aveva preso l’invitante nome dalla piccola e tranquilla cittadina di provincia, Villa Gianduia, in cui avevano sede i laboratori di pasticceria. Prodotto di punta dell’azienda erano gli amatissimi “Smack!”, squisiti cioccolatini avvolti in eleganti cartigli che riportavano brevi citazioni e massime sull’’amore. Compito di Egisto era proprio quello di trovare, e talvolta comporre, brevi aforismi, versi di poesie, calembour che valorizzassero al meglio l’unione cioccolato – amore.
Fin da piccolo Egisto aveva mostrato una precoce fascinazione per la forza seduttiva della parola scritta: i primi tentativi letterari, ad onore del vero ancora piuttosto acerbi e goffi, risalivano già al periodo delle elementari quando, imbattutosi in una raccolta di poesie in Dolce Stilnovo che “troneggiava” sulla libreria di casa, ne era rimasto talmente rapito, da spingerlo a donarla alla sua musa ispiratrice, Michelina, compagna di banco con l’apparecchietto per i denti, accompagnandola con i seguenti struggenti versi: ”Un bacio è un apostrofo metallico tra le parole t’amo”.
Michelina, che possedeva molte doti ma non quella della sottile ironia, non la prese benissimo e rispedì al mittente, o per meglio dire, scagliò con una certa foga il voluminoso tomo letterario, ferendo il povero Egisto (non solo metaforicamente) nel profondo.
L’avventura professionale di Egisto alla Gianduiotta era cominciata grazie al concorso “Uno slogan per il tuo Smack!” indetto dalla ditta per reclutare giovani promettenti. Il giovane Egisto si era aggiudicato il posto di lavoro grazie al sarcastico motto: “Uno Smack! al giorno toglie il Prozac di torno”; messaggio giudicato dall’ altolocata e competente giuria, un graffiante, sottile, educativo monito a prediligere la serotonina naturale a quella chimica, ma che in realtà “raccontava” molto di più: il superamento del travaglio interiore cui era andato incontro Egisto dopo la delusione sentimentale con Michelina. Dal giorno in cui aveva messo piede in azienda (ufficio Cartigli) Egisto era stato una fucina di creazioni ed idee che avevano contribuito non poco al successo commerciale della Gianduiotta.
Nonostante la spiccata sensibilità e l’empatia verso gli altri che caratterizzavano il suo carattere, o forse a causa proprio di queste, Egisto negli ultimi anni, all’avvicinarsi della festa degli innamorati (periodo durante il quale gli Smack! andavano letteralmente a ruba) aveva cominciato a rabbuiarsi; sentimento che si era progressivamente tramutato in astio, ed infine in una vera e propria repulsione per quella ricorrenza che gli appariva sempre più un’intollerabile trovata consumistica e senza anima, e che per giunta, spesso e volentieri, non rispecchiava affatto lo stato di salute delle coppie.
Eh sì, perche Egisto, grazie all’animo comprensivo, la capacità di ascolto, la pacatezza di giudizio e la totale riservatezza che lo caratterizzavano, era negli anni diventato una sorta di confessore cittadino che dispensava più assoluzioni del parroco e più consigli dello psicologo. Mogli, mariti, amanti si rivolgevano a lui per sfogare i propri tormenti sentimentali, liberarsi dei sensi di colpa, o semplicemente per farsi recitare un aforisma acuto o una citazione poetica consolatoria, lui che ne conosceva una per ogni occasione o stato d’animo.
Anno dopo anno Egisto era così venuto a conoscenza dei tradimenti, delle bugie, delle frustrazioni di mezza Villa Gianduia. Proprio per questo quel fregio letterario dispensatore di sentimenti a buon mercato che avvolgeva il cioccolatino gli pareva ormai nient’altro che una velina di conformismo che nascondeva scomode verità: le scappatelle sentimentali del Sindaco fedifrago, le debolezze del parroco, le litigate furibonde tra mogli e mariti che tuttavia in pubblico si mostravano sempre coppie affiatate e impeccabili.
Fu così che quell’anno il “Mr Hyde” che abitava qualche remoto anfratto dell‘animo di Egisto ebbe il sopravvento, spingendolo a mettere in atto un piano diabolico: avrebbe sostituito le melense, anonime citazioni d’amore contenute negli Smack! con dediche personalizzate (e firmate!) di implacabile sincerità. Con la scusa di dover smaltire del lavoro arretrato si fermò in ufficio oltre l’orario canonico per diverse sere durante le quali, un po’ alla volta, “confezionò” per ciascuno dei suoi confidenti, praticamente mezza città, un cartiglio su misura. L’automazione della produzione, fiore all’occhiello della Gianduiotta, gli venne in aiuto nel celare l’oscuro disegno: i cioccolatini venivano infatti confezionati, cartiglio incluso, in modo sostanzialmente meccanizzato, senza che alcun operaio, tecnico, o supervisore avesse la possibilità di verificarne il contenuto.
Quell’anno, il Sindaco di Villa Gianduia, Attilio Gran Pavone, viste le imminenti elezioni grazie alle quali sperava di essere rieletto, non aveva lesinato sui fondi da dedicare ai festeggiamenti di San Valentino. Il primo cittadino si era inventato una serata davvero speciale: il Gran Galà della canzone romantica di Villa Gianduia, un grande evento musicale da realizzarsi al Teatro Regio, orgoglio e vanto cittadino, con la Gianduiotta a fare da sponsor principale. L’asso di briscola sarebbe stato calato, non solo metaforicamente, allo scoccare della mezzanotte, al termine dell’esibizione dei cantanti, quando una grande cesta ricolma di cioccolatini sarebbe discesa dal meraviglioso soffitto a cassettoni del “Regio”; da lì, dalla grande cesta, ogni invitato avrebbe pescato e scartato uno Smack! dedicando al proprio innamorato la stringa romantica ricevuta in sorte.
Egisto, in genere molto parsimonioso e allergico agli eventi mondani, una sera, rientrando dall’ufficio, si era presentato al cospetto di Elvira, moglie premurosa e madre adorabile di una ragazzina di nome Michelina (inutile chiedersi chi tra i coniugi avesse scelto il nome), con in mano due biglietti per il Gran Galà. Il fatto è che non si trattava di due anonimi biglietti di platea ma bensì per un intero palchetto del prestigioso teatro; un insolito colpo di testa che gli era costato l’intera gratifica natalizia. Di fronte allo sguardo smarrito di Elvira, che a stento ricordava l’ultima volta in cui erano usciti a cena per una pizza, se ne era uscito con un enigmatico:
“Mia cara, quest’anno al Regio ci saranno i fuochi d’artificio! Non possiamo di certo mancare!”.
La sera del 14 Febbraio Il teatro Regio era letteralmente gremito, grazie anche ad un colpaccio di Gran Pavone che era riuscito ad assicurarsi la presenza di un paio di pezzi da novanta della musica leggera nazionale come il sempreverde Sbadiglioni e la straordinaria interprete Fiorella Chenoia. Uno dopo l’altro gli artisti, accompagnati da una grande orchestra composta da 50 elementi e superbamente diretti dal maestro Risucchio, si erano alternati sul palco portando il proprio repertorio di canzonette romantiche e strappalacrime: la rima cuore – amore era risuonata ben 84 volte, costringendo un paio di diabetici a ricorrere ad un’iniezione di insulina per riequilibrare il valore degli zuccheri nel sangue. Poco prima della mezzanotte, aveva fatto la sua comparsa sul palco, l’affascinante Biagio Stonacci, cantante amatissimo dalle donne per i bicipiti scolpiti ma anche e soprattutto per i testi profondi che sapevano interpretare al meglio la sensibilità femminile; un po’ meno per l’estensione vocale che l’artista era convinto di possedere. Grazie al cielo quella sera il grande lampadario in cristalli di Boemia del teatro Regio, seppur messo a dura prova dagli striduli acutissimi dello Stonacci, non solo ne era uscito integro, ma addirittura, sull’ultima finale nota, si era acceso come una supernova chiudendo di fatto la kermesse musicale e dando il via ai festeggiamenti della grande notte di San Valentino.
Da protocollo gli onori di casa spettavano al sindaco Gran Pavone e alla consorte Teresa Dal Broncio, il primo in un discreto frac giallo zafferano, la seconda in un castigato tailleur nero pece, colore che prediligeva da quando era mancato il suo amatissimo Adolf, “docilissimo” dobermann alsaziano imparentato alla lontana con il ramo dei Von Metternich. Terminati i saluti istituzionali Gran Pavone aveva quindi chiesto alla marchesa Marina Vien col Silicone, madrina della serata e moglie del Presidente onorario della Gianduiotta, commendator Arraffoni, l’onore di pescare il primo cioccolatino.
La marchesa, nonostante avesse ormai superato l’ottantina, mostrava il fisico di una ventenne e un contenuto corporeo di silicone sufficiente a sigillare le tubature di tutta Villa Gianduia; particolare che ne rendeva i movimenti piuttosto goffi e artificiali. Raggiunta con fatica la cesta ripiena di cioccolatini, che nel frattempo era stata calata al centro della platea, l’ottuagenaria nobildonna scartò e lesse con emozione e trasporto lo smack! pescato:
”Mia dolce Teresa sei diventata più scontata di un solitario con le carte truccate e noiosa quanto le prediche di Don Mario la domenica di Pentecoste. Tuo Attilio Gran Pavone”.
In platea si levarono risatine sommesse, mentre la Dal Broncio lanciava un’occhiata di fuoco al marito Gran Pavone che, nel frattempo aveva strappato il cartiglio dalle mani della Marchesa per sincerarsi personalmente del contenuto inopportuno.
Nella speranza di sviare l’attenzione e superare l’imbarazzo che nel frattempo era calato in platea, Il commendator Arraffoni, pensò bene di scartare e leggere di filata il proprio cartiglio:
”Mio caro Attilio fai tanto il Tombeur de femmes con le tue segretarie ma se solo ti vedessero appena sveglio portare in giro il tuo sedere vecchio, flaccido e brontolone (il sindaco era affetto da un certo meteorismo) scapperebbero a gambe levate! Tua Teresa Del Broncio”.
Pensando ad una congiura ordita alle sue spalle dall’opposizione politica il Sindaco, paonazzo dalla rabbia, si rivolse con vemenza al capo del Partito avverso seduto con la propria consorte un paio di file più in là:
“Consigliere Savonarola se tutto ciò è opera sua, sappia che è uno scherzo di cattivo gusto. Scommetterei l’osso del collo che il suo Smack!, al contrario degli altri, contiene un normalissimo e romantico fraseggio d’amore. Se ha fegato lo legga ad alta voce!”.
All’attacco personale e politico, Emilio Savonarola, di orientamento neo-conservatore, paladino della famiglia, e difensore dei valori tradizionali rispose a tono:
“Gran Pavone non accetto lezioni di moralità da un perdigiorno come te (nella concitazione era passato al tu) e per di più vestito come il canarino Titti. Professo la mia totale estraneità ai fatti e non ho di certo timore a leggere il mio cartiglio”.
E cosi fece:
“Carissima Geltrude confesso che sono bigamo, ed evado le tasse da 25 anni. Notaio Amilcare De Bollis”.
Mentre il De Bollis, amico personale e finanziatore del partito del Savonarola sbiancava e a stento non perdeva i sensi al cospetto della moglie, la platea fu in un battibaleno sommersa dal fruscio degli Smack! che venivano scartati senza sosta dagli spettatori presenti; i quali, sebbene non riuscissero a comprendere se quanto stesse accadendo fosse una versione rimodernata del gioco della verità, o l’avvento del Giudizio universale, erano ormai preda di un “prurito” irrefrenabile. Sotto un fuoco incrociato che non risparmiava nessuno, dai cartigli uscivano “a raffica” scomode verità, mal sopiti rancori, piccole – grandi rivendicazioni troppo a lungo celate o soffocate:
“Don Mario smettila di intingere le ostie nella grappa che poi fai delle prediche noiosissime!”;
“Mogliettina mia sei dimagrita che sembri un’acciuga, ma ricordati del detto popolare: una donna senza culo è come un alpino senza mulo!”;
“Ti sei fatta il naso alla francese, ma ti preferivo quando l’avevi adunco come un’aquila reale!”.
Una bagarre indescrivibile aveva ormai avvolto il teatro: bigliettini strappati, scarpe tacco 12 scagliate con veemenza, fedi e anelli di fidanzamento restituiti, risate isteriche e pianti a dirotto: la bolla di finzione e conformismo che aveva regnato fino a quel momento era stata spazzata via da quegli inaspettati fuochi d’artificio.
Dal loggione Elvira, un po’ spaventata, osservava il consorte Egisto che, come un medico che somministra una medicina cattiva, con sguardo a metà tra il satanico e lo sciamanico, studiando le reazioni dei pazienti, rimane in attesa di vedere sortirne gli effetti.
In pochissimo tempo la voce di quanto stava accadendo si sparse anche fuori dal teatro raggiungendo ogni abitazione cittadina. Tutti, ma proprio tutti, colpiti da una curiosità morbosa e fuori controllo, corsero da subito, e poi nei giorni seguenti, a fare incetta di Smack! nelle pasticcerie, nei bar, nei supermercati, ovunque ve ne fossero rimasti; certamente per il gusto di mettere il naso nei fattacci degli altri ma forse, soprattutto, per sperare finalmente di trovare, come una sorpresa nell’uovo di Pasqua, quello scampolo di verità sulla propria relazione che era mancata troppo a lungo.
In un crescendo bulimico in ogni casa, panchina, camera d’albergo, ovunque gli innamorati fossero soliti incontrarsi, si scartarono avidamente decine e decine di Smack! Sarà stata la tensione dell’aspettativa o semplicemente la bontà irresistibile dei cioccolatini, ma nessun di essi venne sprecato, finendo dritto negli stomaci dei loro acquirenti. Fu così che in poco tempo, a Villa Gianduia, i mal di pancia e le indigestioni iniziarono a non contarsi più. Le ambulanze facevano la spola tra le abitazioni e il pronto soccorso dove decine e decine di coppie, innamorate o presunte tali, giacevano con le loro pance gonfie e dolenti sui lettini d’emergenza una di fianco all’altro, mano nella mano.

Reporting specialist di una multinazionale di giorno, al calar delle prime ombre della sera si dedica alla sua vera passione ed indossati i panni di aspirante giornalista e scrittore si aggira per gli anfratti della Milano Sud in cerca di notizie e spunti per un nuovo racconto…..

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO