Un writer, dal quartiere Barona alla Camera dei Deputati

La Barona è uno dei quartieri della periferia sud di Milano, dove sono cresciuti negli anni diversi writers, alcuni sono diventati importanti artisti della comunità milanese e nazionale. Perché proprio la Barona? Lo abbiamo chiesto

barona, Un writer, dal quartiere Barona alla Camera dei Deputati

Copia di Luci ed ombre nel creato, Frode davanti muralesLa Barona è uno dei quartieri della periferia sud di Milano, dove sono cresciuti negli anni diversi writers, alcuni sono diventati importanti artisti della comunità milanese e nazionale. Perché proprio la Barona? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Domenico Melillo (in arte Frode) «Prima di tutto era un quartiere con tanti muri abbandonati, quindi c’era la possibilità di dipingere e appropriarsi anche di spazi spesso liberi. Inoltre è un posto dove i luoghi di socialità sono spesso a connotazione creativa, dal campetto da basket fino alla parrocchia un tempo, oggi il concetto è esteso anche a studi professionali, università, showroom e associazioni dedicate. Anche la presenza di tanto associazionismo in un tessuto prevalentemente popolare, ha favorito lo sviluppo del mio percorso proprio qui piuttosto che altrove. Personalmente ho avuto un allontanamento dal quartiere durante gli studi. Ma negli anni dell’università sono ritornato. Venivo coinvolto in corsi di graffiti per i ragazzi, nel doposcuola alle scuole medie e nei licei, oltre agli spazi dell’oratorio estivo, dove insegnavo a tanti ragazzini. Tutto ciò mi ha introdotto in una dimensione umana sociale e progettuale legata a frontiere di disagio. Dalla zona poi ho cominciato a spostarmi in tanti altri luoghi, ad esempio col progetto Sarajevo, nella ex Jugoslavia. Non avendo bombolette, con i bimbi orfani di guerra, unimmo pezzi di carta attaccandoli su un muro e con pennarelli e gessetti realizzammo la parola “pace” con un arco- baleno».

FrodeDove hai realizzato murales in zona?
«Dipinsi la mia prima hall of fame in via Tosi, poi un’altra in via Venosta. Ma negli anni ‘90 ricevevamo insulti e minacce dagli abitanti e chiamavano la polizia. Insomma, anni luce rispetto ad oggi. In zona nel 2013 realizzai il muro con la Partigiana al Barrio’s in Piazzale Donne Partigiane (foto in basso a destra). Mio anche il San Cristoforo con Gesù che costeggia il Na- viglio Grande a fianco dell’omonima chiesa. Altri miei interventi piuttosto significativi si trovano in Viale Famagosta 61 o in Via Bordighera 35. Se siete nei paraggi, vi invito ad andarli a vedere dal vivo, molto meglio!»

Però in città continuano a comparire “imbrattamenti” sui muri delle case: che fare?
«Diciamo che il writing nasce illegale e non è possibile disconoscerne la natura più autentica. Il concetto di “tag” attrae i giovani sia per l’adrenalina sia per la voglia di evolvere uno stile personale e autentico, ma generalmente inserendolo in un percorso sovversivo. Il writing non è una “banale forma d’imbrattamento”, bensì una cultura e un concetto proprio, legato all’evoluzione della lettera. Detto ciò, sono convinto che innescare il circolo “virtuoso” della competizione per migliorare le nostre città, vorrebbe dire anche invogliare molti writers a contribuire in maniere prolifica».

donne partigianeSei andato a Montecitorio con il deputato Erasmo Palazzotto (Leu) per proporre la modifica dell’attuale norma “anti-writers”: ci spieghi com’è andata?
«Da tempo volevo agire su questo fronte. Il momento è arrivato in concomitanza della conferma in Cassazione della pena detentiva applicata con condanna a un mio assistito writer. Insieme col “Collettivo Wiola”, abbiamo promosso un “manifesto” che denunciasse questa deriva autoritaria. Contattammo il parlamentare Erasmo Palazzotto di Leu, che si dimostrò interessato ad appoggiare la proposta di modifica del reato da me nel frattempo predisposta. Abbiamo presentato il disegno in sala stampa della Camera dei Deputati il 12 febbraio scorso, insieme con il giornalista Andrea Cegna e accompagnati da Ivan il poeta, entrambi di Wiola. La proposta mira a derubricare il reato d’imbrattamento da delitto in contravvenzione, la competenza passerebbe per effetto dal Tribunale al Giudice di Pace; eliminando inoltre l’attuale forma di procedibilità d’ufficio, salvo che per beni d’interesse culturale e artistico, si avrebbe un sostanziale cambiamento dell’attuale impronta inquisitoria».

Claudio Calerio
(Marzo 2019)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di dargli un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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