Una giornata a Marzabotto, per non dimenticare

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto

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“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra Costituzione”.
(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano 26 gennaio 1955).

Ricorre quest’anno il 70esimo anniversario della Liberazione e della fine della II guerra mondiale. E, per tenere sempre viva l’attenzione su un tragico periodo della nostra storia, il circolo del Partito Democratico di Gratosoglio ha organizzato una giornata a Marzabotto, luogo simbolo delle stragi di civili perpetrate dai nazifascisti. Ecco che domenica 17 maggio, una cinquantina di persone del Gratosoglio (nella foto sotto) arrivano a Marzabotto, tanti in visita per la prima volta, per altri è un ritorno, ma tutti accomunati dalla volontà di non dimenticare. Come già Calamandrei suggeriva.

A Marzabotto accoglie la comitiva Umberto Conti, il responsabile della locale sezione ANPI, persona squisita, che ci farà da guida, raccontando in modo emotivamente coinvolgente i luoghi della tragedia. Prima tappa alla Casa del Popolo, per un saluto ai vecchi partigiani ancora in vita. Poi l’incontro, all’ingresso del Municipio, con una delegazione della sezione ANPI di Marzabotto. Ma il momento si fa solenne quando entriamo nel Sacrario. Le voci tacciono, scorriamo i tanti nomi dei caduti trucidati: nomi maschili, femminili, nomi di bambini, soprattutto bambine, colpisce l’età, due, tre, cinque anni, quindici, ventitrè, quaranta, trentacinque… popolazione giovane e soprattutto donne e bambine trucidate con particolare ferocia in quanto “generatrici di nuove vite” . Una strage compiuta dal 29 settembre al 2 ottobre 1944 dalle SS. di Walter Reder: un crimine che supera per dimensioni e ferocia i tanti altri compiuti dai nazisti nell’Europa occidentale durante la II guerra mondiale. L’intero paese distrutto e i suoi abitanti torturati e annientati. Restiamo sgomenti, l’emozione mette il groppo in gola.

Usciamo dal Sacrario con tutti quei nomi e i volti stampati negli occhi, e nel cuore. Lasciamo Marzabotto alla volta del parco di Monte Sole, altro luogo disseminato di lapidi e ruderi che ricordano altre stragi e distruzioni. Qui, prima di proseguire ci concediamo una pausa, seduti a tavola, un pasto con specialità culinarie della zona.

Poi, giusto il tempo per calmare l’emozione del mattino, la nostra eccezionale guida Umberto ci sollecita a riprendere il cammino verso i luoghi all’interno del parco ove vennero consumati altri eccidi. Umberto ci rammenta i fatti che portarono a quelle tragiche giornate, sostiamo nei vari punti, dove lapidi e ruderi ricordano la storia. La nostra Storia. Qui morirono innocenti e persone che avevano l’unica colpa di combattere per la libertà del proprio paese. Qui si è spezzata la volontà di persone che dopo lo sfacelo dello Stato, volevano crearne uno nuovo e diverso, e che per questo scopo non hanno esitato a perdere la vita pur di raggiungerlo. Qui la bellezza del parco con la sua natura al risveglio stempera l’emozione e, perdonate la leggerezza, quasi consola pensare che tante vite spezzate riposino in un luogo di pace. La visita sta per concludersi, ringraziamo Umberto per la sua disponibilità. Ci piacerebbe invitarlo da noi, magari in qualche scuola, per raccontare ai nostri ragazzi la nostra storia. E’ stata una giornata emotivamente intensa. Ci si è ricordati da dove veniamo e perché viviamo in uno Stato democratico, una condizione che non ci è stata regalata, ma che è costata la vita di migliaia di persone, cadute perché potessimo vivere in una democrazia.

Non dobbiamo dimenticarlo, non dobbiamo stancarci mai di trasmettere alle nuove generazioni che democrazia e libertà è costata molte vite umane, valori da difendere e conservare. Sempre.

Chiudiamo coi versi di Bertolt Brecht (1898-1956), anche alla luce delle nuove guerre in corso oggi nel mondo:

La guerra che verrà
Non è la prima
Prima ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente faceva la fame.
Fra i vincitori faceva la fame la povera gente.

Lea Miniutti 
del Circolo Pd Gratosoglio

(giugno 2015)

Elisa Paci, 24 anni, laureata in Comunicazione e Società (Scienze Politiche), blogger e fotografa, ha uno spirito internazionalista, che la porta a viaggare a Milano e nel mondo, in aiuto di chi non ce la fa, siano persone, interi popoli o piccole redazioni digitali. Per lei il reaggae è il massimo.

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