Una giornata di studio: passato e futuro dell’Abbazia di Chiaravalle

Il 30 gennaio scorso l’Abbazia di Chiaravalle, con il convegno “Il Sud Milano e l’Abbazia di Chiaravalle. Una grande risorsa di storia. Di agricoltura e di fede” è stata al centro di una giornata di

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Il 30 gennaio scorso l’Abbazia di Chiaravalle, con il convegno “Il Sud Milano e l’Abbazia di Chiaravalle. Una grande risorsa di storia. Di agricoltura e di fede” è stata al centro di una giornata di confronto ricchissima di spunti di discussione, su un bene che, oltre che luogo di meditazione e preghiera, è una testimonianza di un importante passato agricolo, tutt’ora utile, per ripetere esperienze di agricoltura peri-urbana.

Le tracce del passato

Impossibile riassumere qui tutti gli interventi del convegno, svoltisi in un clima produttivo di grande partecipazione. Dopo il saluto di padre Stefano Zanolini, priore dall’Abbazia di Chiaravalle, è intervenuta la professoressa Luisa Chiappa Mauri, già docente dell’Università degli Studi di Milano e autrice, tra gli altri, del “Libro de li prati del Monasterio di Chiaravalle” che ha ripercorso tutta la storia del territorio dall’arrivo di Bernardo di Clairvaux, la scelta del luogo, la bonifica fatta dai monaci che qui si sono fermati. Bella la sua lettura del paesaggio agrario come un palinsesto dove difficilmente le tracce del passato si cancellano del tutto. I segni restano nelle strade, nell’intrico dei fossati, nei confini dei campi, e, se si possiede una documentazione adeguata, è possibile datarli riportando alla luce la fisionomia delle campagne nei secoli passati, seguendole nelle loro continue, incessanti trasformazioni. È proprio questo il caso delle campagne attorno a Chiaravalle, dove i monaci Cistercensi hanno saputo conservare il loro archivio quasi intatto, tramandando fino a noi una documentazione ricchissima, un caso decisamente eccezionale, tanto più che tali documenti appaiono privi di gravi lacune, almeno per il periodo del pieno Medioevo.

Un intervento del Parco Sud Milano e il racconto dei restauri del Vecchio Mulino da parte dell’architetto Silvio Fiorillo, che negli anni ne ha seguito i lavori di restauro e ricostruzione, con grande attenzione, hanno concluso la mattinata.

Dopo il pranzo si sono susseguite visite guidate al Mulino, dove è stato possibile comprendere, nella pratica, sempre sotto la guida dell’Architetto Fiorillo, le sequenze del restauro.

La conservazione della Ciribicciacola

Il professor Lorenzo Jurina del Politecnico di Milano ha avuto il difficile compito di introdurre il tema degli attuali bisogni, urgenti, di consolidamento strutturale della “Torre Nolare” e della chiesa abbaziale. La si vede svettare già da lontano, la cosiddetta “Ciribiciaccola” sul verde del Parco Agricolo Sud Milano, avvicinandosi al borgo di Chiaravalle, costruita attorno al 1329, attribuita a Francesco Pecorari da Cremona (architetto che ha realizzato anche il campanile della chiesa di S. Gottardo, a Milano) è stata edificata due secoli dopo la costruzione del monastero, uscendo dai canoni dell’austera architettura voluta da S. Bernardo. Le numerose bifore, trifore e quadrifore sono formate da marmo di Candoglia (quello del Duomo di Milano) le monofore sono in cotto. Importanti interventi sono già stati effettuati nel corso dei secoli sulla Torre Nolare, che ora si richiede un intervento di consolidamento, non invasivo, per poter affrontare i secoli a venire. Anche la chiesa abbaziale richiede interventi a partire dal Transetto Nord (Antico Cimitero), anche le volte e le pareti devono essere restaurate.

La falda che si alza

L’innalzamento della falda, le demolizioni, il passaggio della ferrovia fino al dicembre del 2008, l’inquinamento, hanno messo a dura prova le complicate e antiche strutture del complesso abbaziale.

Il tema della falda acquifera e delle acque di superficie della zona Sud di Milano, è stato affrontato dalla professoressa Laura Scesi del Politecnico di Milano. Milano, si sa, è una “città d’acqua” e soprattutto nella fascia meridionale, la falda acquifera è a pochi metri dal piano campagna e la rete irrigua è particolarmente fitta.

Allora perché questa abbondanza d’acque è diventata un problema?

campanile_chiaravalleL’estensione del tessuto urbano, l’abbandono e la dismissione di rogge e fontanili che creavano drenaggio della falda, la chiusura della cerchia dei Navigli, che servivano a mantenere in equilibrio il complesso sistema della acque di superficie e sotterranee, la mancata manutenzione dei numerosi canali che intersecano Milano, riempiti di rifiuti di ogni genere, vedono ridursi sempre più la sezione di flusso, ci devono portare a ripensare ad una gestione più corretta delle risorse idriche sia sotterranee che superficiali. Le grandi fabbriche ubicate soprattutto nella fascia Nord, non ci sono più, la falda si è nuovamente innalzata portandosi ai livelli pre-industriali degli anni 50 del secolo scorso, provocando ingenti danni nelle strutture sotterranee come box, linee metropolitane, scantinati ecc. costringendo all’utilizzo di impianti di pompaggio. Naturalmente i danni maggiori interessano le strutture più antiche della città, che sono numerose e di grande valore, come l’Abbazia di Chiaravalle.

Nuove tecniche di restauro

Molto atteso l’intervento dell’architetto Cristina Chiavarino, di Fondazione Cariplo, che ha sottolineato come il settore arte e cultura e in particolare la conservazione del patrimonio culturale, rappresenti per Fondazione Cariplo, uno dei settori tradizionali d’intervento cui vengono dedicate oltre il 30% delle risorse complessive (45milioni di euro circa nel 2014). La linea strategica d’intervento è incentrata su «un progressivo abbandono degli interventi di esclusivo restauro, per avviare iniziative pilota nel campo della valorizzazione, anche economica dei beni, adeguatamente integrati con le attività del territorio». La cura strategica dedicata alla conservazione programmata adottata dalla fondazione bancaria, intende favorire «la diffusione di metodi d’intervento basati su piani di manutenzione e di prevenzione del degrado come strumento di gestione dei beni, anche attraverso l’applicazione di tecnologie innovative» ha spiegato l’architetto Chiavarino. Questo tipo di approccio coordinato e programmato apre uno scenario in cui l’innovazione tecnologica e di processo possono giocare un ruolo particolarmente significativo per favorire la gestione sostenibile del patrimonio culturale ed una valorizzazione delle risorse culturali locali anche in chiave sociale ed economica.

L’approccio basato su prevenzione e il monitoraggio periodico dei beni può infatti contribuire ad ottimizzare gli interventi di carattere straordinario, sui beni, evitando un impatto traumatico sugli stessi e riducendo i costi complessivi nel lungo periodo. Favorire buone pratiche nella conservazione, valorizzazione e gestione del patrimonio cultuale ai fini dello sviluppo sociale, culturale ed economico territoriale rimane per la Fondazione un obiettivo irrinunciabile e raggiungibile, se opportunamente nutrito di innovazione.

Quindi possiamo dire che in questa importante giornata sono state tracciate le linee da seguire nei restauri e negli interventi che interesseranno l’Abbazia di Chiaravalle, speriamo nei tempi brevi.

Tiziana Galvanini

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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