Verde, “circle line” e alloggi sociali per gli Scali ferroviari: il Consiglio approva la delibera di indirizzo

Con 38 voti a favore, 4 astenuti (i tre esponenti di M5S  e Basilio Rizzo) e nessun contrario il Consiglio comunale ha approvato il 14 novembre scorso la delibere che traccia le “Linee di indirizzo” per

Con 38 voti a favore, 4 astenuti (i tre esponenti di M5S  e Basilio Rizzo) e nessun contrario il Consiglio comunale ha approvato il 14 novembre scorso la delibere che traccia le “Linee di indirizzo” per la riqualificazione degli Scali ferroviari (per saperne di più appuntamento pubblico il 23/11 – vedi alla fine dell’articolo).

L’oggetto della delibera sono i circa 1.250.000 mq dei sette scali cittadini – Farini, Breda-Greco, Lambrate, Romana, Rogoredo, Genova, S. Cristoforo – ora in grandissima parte in disuso e in preda del degrado. Un’area molta vasta, infrastrutturata e distribuita su praticamente tutto il territorio comunale. Attualmente vissuta come estranea, nascosta da muri e invalicabile, ma considerata da tutti, se reinserita nel giusto modo nel tessuto cittadino, un’enorme opportunità di sviluppo e di miglioramento della qualità urbana dell’intera area metropolitana e in particolare dei quartieri limitrofi agli scali e al tracciato ferroviario. Un’opportunità che però non è così facile da cogliere. La complessità e la vastità delle aree, le risorse necessarie e la capacità di visione necessaria per un progetto del genere, metteranno a dura prova la classe politica cittadina. Così come il mondo delle professioni, dell’imprenditoria, delle università e la società civile, che dovranno esprimere il meglio, lasciando da parte personalismi, interessi particolari, posizione ideologiche. Secondo quanto ci ha raccontato Natascia Tosoni, vicepresidente della Commissione Urbanistica, Edilizia privata e Sistema agricolo milanese di Palazzo Marino, nonché ex consigliere di Zona 5, la strada intrapresa in questi mesi è quella giusta: «C’è stato un importante coinvolgimento del Consiglio nella definizione dei contenuti di questa grande opportunità di trasformazione per la città e una disponibilità dell’opposizione a discutere quasi sempre nel merito». Riguardo i contenuti delle Linee di indirizzo, la delibera consiliare traccia il perimetro all’interno del quale la Giunta dovrà muoversi nei prossimi mesi per definire una nuova intesa con Ferrovie dello Stato e Regione Lombardia.

«Non si parte da zero, l’accordo del 2015 viene in gran parte ripreso dalla delibera, con importanti novità – spiega la vicepresidente Tosoni –. Il metodo seguito sarà all’insegna della più ampia partecipazione. Abbiamo infatti inserito in delibera che la Giunta si confronti periodicamente con il Consiglio e i municipi, per rendere noto lo stato di avanzamento dei progetti e delle trattative. Abbiamo inoltre chiesto che le funzioni pubbliche da inserire negli scali siano discusse in Consiglio; che la progettazione generale degli scali Farini e Romana, i più grandi, sia oggetto di un concorso pubblico; e che sia avviato un dibattito pubblico sugli scali, caratterizzato da processi e tempi certi, con risorse economiche adeguate».

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Aumentano le aree verdi

Nel merito delle indicazioni su come dovranno essere gli scali, anche qui ci sono importanti novità. La percentuale di verde delle aree dovrà essere superiore a quanto previsto nel precedente accordo, che ammontava al 53% degli spazi disponibili. «Riprendendo alcuni concetti proposti in questi mesi da Stefano Boeri, – continua Tosoni -. chiediamo alla Giunta di chiudere un accordo in cui le aree verdi dei nuovi scali siano compatte e interamente fruibili. In una parola, che il verde non risulti disposto a frammenti tra gli edifici o nei parcheggi, non sia indifferenziato, ma che colga il più possibile le diverse anime degli scali, sviluppando vocazioni particolari, per esempio di carattere naturalistico, sportivo e a parco, in tutte le loro possibili declinazioni. Venga poi realizzato mettendolo a sistema con le aree verdi già esistenti in città e con gli altri scali, attraverso l’uso del sedime della linea ferroviaria». In questo la delibera contiene anche delle indicazioni più precise, frutto del dibattito consiliare, in cui si chiede espressamente la realizzazione di un grande parco allo scalo Farini, la creazione di un sistema naturalistico ambientale sull’area dello scalo di S. Cristoforo e la realizzazione di una pista ciclabile lungo la vecchia linea ferroviaria ora in disuso, che andava dalla stazione di Chiaravalle allo scalo di Rogoredo.

Un collegamento su rotaie tra tutti gli scali

Novità anche per quanto riguarda Circle line. La realizzazione di questa importante infrastruttura viene inserita espressamente in delibera, con la richiesta di prevedere un collegamento “con frequenze urbane” tra tutti gli scali e con le funzioni strategiche della città, come le università, che si intersechi con le linee MM e con il passante ferroviario, e prevedendo anche nuove fermate, per esempio in viale Toscana, di fronte alla Bocconi. Infine la questione delle tipologie di alloggi da realizzare sulle aree. Un tema tra i più delicati, che fu il pretesto che fece saltare lo scorso Accordo di programma, allo stesso tempo un nodo fondamentale, perché è sostanzialmente su di esso che gli imprenditori interessati all’area costruiscono la possibilità di profitto e quindi la disponibilità a intervenire sulle aree. Qui le Linee di indirizzo prevedono un potenziamento della quota di alloggi in affitto, a canone sociale e convenzionato, rispetto al precedente accordo, che ne stimava la realizzazione di circa 2.600. «Abbiamo iniziato un percorso che sarà lungo e complesso – continua la vicepresidente Tosoni –. Prima di dieci anni difficilmente vedremo le prime realizzazioni. Anche per questo abbiamo inserito in delibera che Ferrovie dello Stato consenta un uso anche temporaneo degli spazi, in modo da strapparli al degrado e iniziare a viverli – conclude Tosoni – coinvolgendo in prima istanza i cittadini e i soggetti che risiedono nelle aree limitrofe agli scali, su progetti specifici come parchi culturali o mercati agricoli, per iniziare a definire naturalmente le vocazioni future che queste aree potranno assumere».

Alla Giunta il compito di redigere l’Accordo di programma

Approvata la delibera con i suoi impegnativi contenuti, la parola ora passa alla Giunta, che entro l’estate del 2017 dovrà stendere un documento coerente con le Linee di indirizzo del Consiglio e con le aspettative di Ferrovie dello Stato, proprietaria delle aree. Se Palazzo Marino, Ferrovie e Regione Lombardia sottoscriveranno il nuovo Accordo di programma, questo tornerà in Consiglio comunale, per l’approvazione definitiva. Se non ci saranno intoppi, la palla poi passerà a Ferrovie dello Stato, che dovrà trovare soggetti pubblici e privati interessati a mettere risorse, idee e competenze in questo grande progetto di trasformazione cittadina.

Numeri importanti

La grande opportunità per Milano rappresentata dagli scali ferroviari la si capisce anche solo osservando i numeri. Le aree dei sette scali si estendono per circa 1.250.000 mq,  di cui solo  193.000 mq ancora in uso, interessando i territori di sette municipi su nove. Nell’area sud della città si trovano gli scali Romana (216mila mq), Rogoredo (21mila mq), Porta Genova (89mila mq) e  S. Cristoforo (158mila mq): insieme ricoprono un’area di 484mila mq. Per farsi un’idea il Parco Sempione ha un’area di 386mila mq. Gli altri scali sono Farini (618mila mq), che da solo occupa più di metà di tutte le aree,  Breda – Greco (73mila mq) e (Lambrate,70mila mq). Grandi numeri anche per il tracciato ferroviario che collega i sette scali, lungo circa 20 km, e che se fosse esteso all’area Expo e quindi di nuovo a Farini, raggiungerebbe i 35 km.

Stefano Ferri

Per saperne di più

Mercoledì 23 novembre, dalle ore 18 alle 20, presso l’ex Fornace, in Alzaia Naviglio 16, i consiglieri comunali Natascia Tosoni (vice presidente Commissione Urbanistica), Alessandro Monguzzi (presidente Commissione Ambiente e Trasporti) e Mirko Mazzali (delegato del sindaco alle Periferie) illustreranno i contenuti della delibera sugli scali ferroviari approvata dal Consiglio comunale.

Un Fiume verde che unisce tutta la città

fiume-verdeIl gruppo di studio, politico e di opinione che fa capo a Stefano Boeri ha già iniziato a lavorare alla progettazione partecipata degli scali ferroviari. Il 17 ottobre al circolo Bellezza e il 27 al Base di via Bergognone, si sono tenuti i primi due incontri di presentazione del progetto del Fiume verde, alla presenza di almeno un centinaio di cittadini. I prossimi incontri saranno suddivisi in tre fasi. Una prima di studio, per illustrare l’accordo di programma e il Pgt, con esempi di progettazioni partecipate vincenti nel mondo. Tra i temi di questa fase anche la questione dell’uso temporaneo degli scali. Poi una seconda fase di ascolto: scalo per scalo saranno organizzati incontri con associazioni, stake holder e soggetti del territorio per conoscere le esigenze e accogliere le idee. Infine una fase di progettazione, che avverrà attraverso incontri strutturati e si avvarrà anche dell’ausilio di piattaforme digitali. Pochi, ma di grande importanza, i presupposti da cui partire: il verde deve coprire l’80-90% delle aree, spostando i volumi edificati sui bordi degli scali e sviluppandoli in altezza; gli edifici così costruiti devono essere permeabili, ovvero consentire il passaggio e la visibilità, in particolare ai piani terra; gli scali devono essere collegati da corridoi ecologici; deve essere realizzata una circle line ferroviaria intorno alla città, che colleghi tutti gli scali. «Con il progetto del Fiume vogliamo contribuire a sviluppare un senso di appartenenza dei cittadini alla propria città, che è il valore più importante non solo in urbanistica. Tutto questo – spiega Mirko Mejetta, uno degli organizzatori degli incontri – all’interno dell’approccio e del metodo indicato dal Comune, con un sano pragmatismo e con la volontà di dare un contributo fattivo di idee e pratiche».

S. F.

Ugliano: «Trasformiamo in alloggi a basso costo gli edifici abbandonati»

Edifici vuoti e aree dismesse: trasformiamoli in case in affitto a canone calmierato. È questa la sintesi della proposta che i consiglieri comunali Aldo Ugliano e Rosario Pantaleo si apprestano a presentare in Consiglio comunale. «Sono 280 le unità immobiliari abbandonate in città – spiega il consigliere Aldo Ugliano, in prima linea su questo tema da anni – se solo una parte potesse essere trasformato in alloggi a canone calmierato avremmo tre grandi vantaggi: dare un alloggio alle migliaia di famiglie in lista di attesa; rilanciare il lavoro attraverso una spinta all’edilizia, evitare il degrado e le occupazioni abusive». L’idea è semplice quanto rivoluzionaria. Considerato che buona parte di questo patrimonio è immobilizzato perché non ha più mercato con la vecchia destinazione d’uso, la mozione Ugliano- Pantaleo propone che il Comune consenta alla proprietà di trasformarli in immobili residenziali, senza pagare oneri di urbanizzazione, peraltro già pagati con la originaria destinazione d’uso, e la tassa di occupazione del suolo pubblico per il cantiere. La proprietà, dal canto suo, si impegnerebbe a dare gli alloggi a canone calmierato per un certo numero di anni. «L’accordo potrebbe anche prevedere altre forme di agevolazione per gli imprenditori, per esempio coinvolgendo, sotto la regia pubblica, le associazioni di categoria e gli istituti bancari – continua Ugliano -. è una strada da percorrere con convinzione, considerato che tra palazzi, capannoni ed edifici destinati a uffici ma mai utilizzati, solo nella parte Sud di Milano ci sono circa 90 immobili abbandonati, che se fossero tutti rimessi a posto – conclude Ugliano – darebbero un contributo significativo alla risoluzione del problema della casa e a quello del lavoro, oltre che migliorare i nostri quartieri».

S. F.

(Novembre 2016)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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