Ex deposito Autolinee Sila di via De Sanctis 10, c’è il progetto di farne uno studentato

Intervista a Giovanni Martino, che ha acquistato dal tribunale l’area 2 anni fa e che da allora sta cercando di far passare il progetto di un campus da 450 posti letto, con servizi aperti al

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Ex Molini Certosa, ex deposito Autolinea Sila, ex Pasfin. Sono i nomi più recenti dell’isolato che si trova tra via De Sanctis, via Chiesa Rossa e via Palmieri, che gli abitanti dello Stadera vivono come una grande buco nero nel quartiere, per anni rifugio di disperati in cerca di un tetto o ricettacolo di discariche abusive. Un quadrilatero che fino al giugno 2017 era nelle mani della sezione fallimentare del Tribunale di Milano, quando, a seguito di un’asta, è stato acquistato dalla Martino Sas, la stessa azienda che ha una dura vertenza giudiziaria in corso con il Comune e il condominio limitrofo, per i contestati abusi su un edificio di sua proprietà in via Isimbardi 31 (per conoscere gli ultimi sviluppi di questa vicenda, clicca qui).

Dopo alcuni post del presidente del Municipio 5 Alessandro Bramati, che prima e dopo l’asta giudiziaria auspicava una soluzione per l’area, e una raccolta firme dei residenti per porre fine al degrado, tutto si è apparentemente fermato. A nessuno sembra più interessare quale sarà il destino di questo pezzo di quartiere, escluso i cittadini e la proprietà, che da quasi due anni cerca di realizzare il suo sogno.

Architetto Martino, come pensa di utilizzare l’immobile che ha acquistato?
«Voglio trasformare quest’area in un campus universitario. Uno studentato da affittare a prezzi convenzionati, completo di servizi aperti al quartiere, come una biblioteca, un auditorium, uno spazio ristoro e coworking e spazi per lo sport. Tutto questo recuperando le strutture che risalgono al 1910, esempi di alta ingegneria: uno dei primi casi di uso di cemento armato in Italia, che voglio far tornare a vivere, anche recuperando la facciata liberty che dà su via Chiesa Rossa, che ora è una discarica abusiva abbandonata a se stessa».

Come le è venuta l’idea?
«Acquisita l’area ho iniziato a informarmi sulle possibilità di utilizzo. Fu lo stesso direttore del settore Urbanista del Comune Franco Zinna ha darmi l’idea di fare un campus, anche in ragione del fatto che la convenzione per realizzare case, la Precu7 (Piano recupero urbano), era scaduta. Ho contattato Naba, la Nuova Accademia Belle Arti, che chiedevano 250 posti e 2.000 mq di laboratorio e presentato il progetto anche all’assessore Gabriele Rabaiotti che si era dimostrato entusiasta. Così a novembre del 2017 ho presentato in Comune la proposta di realizzare il campus.

E cosa le hanno risposto?
«Il progetto è rimasto per molto tempo in stand By: al Comune non mi davano risposte, se non interlocutorie. Mi chiedevano documenti o me li contestavano. Poi, mi hanno detto di ritirare il progetto, a causa della validità del Precu7. L’architetto del Comune Andrea Viaroli, mi ha suggerito di ripresentare il progetto dopo l’approvazione del Pgt, dicendomi che l’area a questo punto sarebbe divenuta definitivamente libera. Ed è quello che ho fatto la primavera dell’anno scorso, quando doveva essere approvato il Pgt, che invece è andato in Consiglio comunale il mese scorso. Così la mia richiesta, la seconda, è stata di nuovo respinta».

Ora che il Pgt è stato approvato, riproporrà il progetto del Campus?
«Certo, mi appresto a farlo di nuovo. Sono già intervenuto sull’edificio per sostenerlo con una gabbiatura l’acciaio all’interno, coerentemente con le norme per l’adeguamento sismico, in vigore anche a Milano. Ho ripulito l’area all’interno e la sto presidiando. Ho un progetto preliminare da 450 posti letto, che oltre al recupero dell’edifici esistenti, il grande deposito e la palazzina della direzione, prevede la costruzione di tre edifici, delle dimensioni di quelli circostanti. Naturalmente sono disposto a rivedere numeri e volumi con il Comune, ma non l’idea del campus, che sono convinto sarebbe una grande opportunità anche per il quartiere».

Un’ultima domanda: pensa che la difficoltà a far approvare il progetto del campus sia anche dovuta alla vertenza in corso su via Isimbardi?
«Certamente non ha giovato, in particolare per come sono stato dipinto dai media. Ma voglio continuare a credere che quello che conta, alla fine, siano il progetto, i diritti e il bene per il quartiere. E sono convinto che il progetto del campus risponda e tutti i tre i requisiti».

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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